“Bang Bang!!” di Edoardo Sylos Labini

luglio 6, 2009

BANGBANG locandinaJPG opt 191x300 “Bang Bang!!” di Edoardo Sylos LabiniDa un testo “profetico” di Bogosian del 1992 alle problematiche della nostra società

Martedì 7 luglio 2009, alle ore 21 30 presso Macro Future Testaccio, in anteprima nazionale ZTL Associazione Culturale presenta “Bang Bang !!”. Una famosa band musicale ed il suo leader presentano al pubblico il loro nuovo album “Bang Bang!!”, composto da sette pezzi più il singolo che da il nome alla rappresentazione. La prima  si svolgerà quindi nell’ambito di “Roma in Scena (Estate romana)” evento organizzato dall’Ass. alle Politiche Culturali del Comune di Roma ed in seguito la compagnia sarà in tour, tornando a Roma presso il Teatro Cassia dal 14 al 20 Ottobre 2009.

Lo spettacolo, che vede Edoardo Sylos Labini all’opera per la terza volta in questa stagione teatrale, ancora con un lavoro ed un’idea completamente nuovi, si presenta come un’occasione per ridere delle nostre nevrosi di massa: ma ridere non è necessariamente un sintomo di divertimento.

Protagonisti della scena, sono infatti otto caratteri che affrontano quello che stiamo vivendo politicamente, socialmente ed affettivamente ai giorni nostri, in una irrefrenabile ed ironica compilation di personaggi in deflagrazione. Si passa dall’artista disilluso alla trans neomelodica, dal manager iperteso al cane dell’italiano medio, dal boss camorrista anti–Saviano fino al fragile disadattato metropolitano.

“Bang Bang !!”, omaggio al profetico “Sesso Droga E Rock ‘N Roll” (1992), è un ironico canto disperato di chi sa che ormai non è più lecito nemmeno il desiderio di poter esser ciò che si vorrebbe essere… forse di ciò che si dovrebbe essere.

Sylos Labini presenta la sua nuova “stand up commedy”, coaduivato da un juke box vivente, Ottavia Fusco e dalla sua “strampalata” e straordinaria band, il dj Antonello Aprea (Coccia), il bassista Mario Rivera (Ciccio), le tastiere di Gianfranco Mauto (Gionfri).

Novanta minuti esilaranti che fanno da specchio distorto dei nostri giorni.

Ce ne parla l’ideatore ed interprete, Edoardo Sylos Labini.

- Come ti è venuta l’idea di questo soggetto, quanto hai tratto ispirazione dalla realtà quotidiana e quanto da Sesso Droga E Rock ‘N Roll?

“Sesso Droga” è stato il punto di partenza. Il profetico testo di Bogosian ci ha raccontato nel 92 quello che sarebbe successo nella nostra società occidentale. Bogosian parla però dell’era Reaganiana e di fatti avvenuti in quegli anni negli Stati Uniti; venti anni dopo situazioni simili sono si sono verificate qui da noi. Io ho preso spunto da quel climax, per dipingere otto

personaggi della nostra società italiana in deflagrazione. Non si tratta di un adattamento ma di una riscrittura, un omaggio ad una drammaturgia ancora tagliente e dissacrante.

Mi interessava parlare della nostra vita quotidiana, dei nostri fantasmi, di ciò che viviamo freneticamente e famelicamente ogni giorno. Dopo il positivismo del Futurismo la sua speranza verso il futuro ed il progresso, mi sembrava giusto raccontare il nichilismo che 100 anni dopo ha attanagliato la società occidentale.

- Come ti sei preparato per interpretare il tuo personaggio, chi ti ha aiutato?

Il lavoro che faccio da anni con il mio staff e più in particolare con il dj Antonello Aprea è un percorso di costruzione di spettacolo ormai collaudato: arrivo all’interpretazione di un personaggio

appoggiandomi alle musiche, alle sonorità che provengono dalla consolle dj. La drammaturgia diventa come una partitura ed il personaggio esce, si materializza quasi da solo. Non c’è psicologia del personaggio per arrivare all’interpretazione, c’è suggestione, “pancia” applicata ai suoni di un

vinile ai rumori musicati. Ormai è una mia cifra  è un linguaggio che un critico anni fa ha ribattezzato discoteatro. In questa nuova avventura oltre ad Aprea poi sono accompagnato da due straordinari musicisti Mario Rivera al basso e Gianfranco Mauto alle tastiere e dalla bravissima interprete Ottavia Fusco, presenza dark di “Bang Bang!!”.

- Che reazioni speri di ottenere dal pubblico?

Voglio far divertire il pubblico (abbiamo bisogno di ridere) ma farlo anche ragionare, far fare allo spettatore i conti con se stesso. Tutti i personaggi che affronto hanno qualcosa di ognuno di noi.

- Non hai paura di disorientarlo, presentandoti sempre in una veste ed in un genere totalmente nuovo?

Essere eclettici oggi è una risorsa basilare per un attore. Bisogna adeguarsi al mercato: saper recitare in una soap, in uno spot, in un film, in uno spettacolo classico in uno di sperimentazione. Esser pronti al cambiamento senza ridicole snobberie, in un momento come questo dove più che mai i cast si fanno tra ville e ristoranti ed è necessario farsi trovare sempre preparati per poi dimostrare sul campo quello che si sa fare. Al pubblico il giudizio.

- Nello staff di “Bang bang!!” tornano dei nomi a fianco dei quali ti sei già trovato a lavorare. Come è nata questa collaborazione e credi che proseguirà ancora con altri spettacoli?

Come ti dicevo prima, Antonello Aprea è un prolungamento delle mie ideazioni è il mio deus ex machina, senza la sua presenza dovrei sicuramente rivedere il mio lavoro…

- Questa è stata per te una stagione davvero intensa e di successo: “Rum & Vodka” portato in scena già per diversi anni consecutivi, “Donne Velocità Pericolo” che ci ha fatto scoprire un Edoardo “futurista” in occasione del Centenario del Movimento ed ora “Bang Bang!!”. E’ possibile per te dire quale di queste esperienze ti ha dato di più?

Questi spettacoli sono come dei figli per me, non posso dire che c’è n’è uno che preferisco. Li amo in modo alternato… ma l’ultimo innamoramento è per “Bang Bang!!”: è il più giovane e lo voglio viziare un po’!

- Non sei certo un interprete alle prime armi, ma in un anno teatralmente impegnativo come questo, ti sei sentito crescere in senso artistico? Cosa hai imparato, anche a livello umano?

Si cresce, per me soltanto lavorando ed in questo momento difficile per l’arte e la cultura nel nostro Paese, l’importante è creare comunque qualcosa anche sotto casa, non per forza in un teatro da mille

posti. Bisogna recuperare l’artigianato anche in campo teatrale, credere e combattere per un progetto è una grande risposta a chi vorrebbe fare della nostra Nazione un villaggio Valtur (con tutto il rispetto parlando..).

Quindi è inutile piangersi addosso ma bisogna rimboccarsi le maniche e combattere, se si ha la necessità di farlo. I soldi che ho guadagnato con la tv negli ultimi anni li ho tutti investiti nei miei progetti perché ci credo e non potrei fare altro, poi non esistono più produttori coraggiosi, il teatro

italiano si è incacrenito attorno ai soliti titoli e ai soliti nomi in via d’estinzione. Vuoi mettere la soddisfazione di fare tutto da solo… e non dover bussare la porta di nessuno? Si dorme meglio la notte!

Con: Edoardo Sylos Labini, Ottavia Fusco, Dj Antonello Aprea, Mario Rivera (basso), Gianfranco Mauto (tastiere) e con la partecipazione straordinaria di Maurizio Partino in arte Poldo. Coordinamento alla regia Stefano Reali, Disegno luci Angelo Ugazzi, Costumi Beatrice Gigli, Fonica Paolo Astolfi, Aiuto regia Giovanna Guida, Coordinamento artistico Pierpaolo De Mejo, Foto Pino Le Pera.

Laura Mancini

“Being Hamlet – La Genesi” al Teatro dell’Orologio

maggio 5, 2009

Debutta al Teatro dell’Orologio – Sala Orfeo di Roma, dal 5 al 17 Maggio 2009 uno dei più grandi successi del teatro elisabettiano di tutti i tempi, rivisitato in chiave moderna da Fabio Morgan e Leonardo Ferrari Carissimi e guarnito di sfumature che fanno riflettere su tematiche assolutamente attuali.

Video intervista

Dall’intervista ai creatori:

«Il nostro Amleto è svestito dei suoi panni, guarito dall’ “amletite”; il primo uomo che si sottrae come identità, per restituirsi come pura soggettività al teatro dell’affermazione vitale. Amleto come Adamo scopre, apre, fonda, la genesi teatrale; è il principio, quindi il “motore immobile” di una nuova cosmogonia.

Lo spettacolo stabilisce una relazione ardita tra Adamo padre dell’umanità  e Amleto, eroe del teatro elisabettiano: il primo come archetipo umano della civiltà del tramonto, il secondo, in quanto maschera-simbolo del teatro borghese, laddove l’aggettivo “borghese” attiene alle logiche ordinarie della realtà vissute come l’unico mondo esistente (stato civile – tradizione – storia).

Come si può affrontare il tramonto? Come si può rispondere alla decadenza? Come si può sopravvivere all’ “essere Amleto”? Il sipario si apre… il velo di Maya occulta il paesaggio edenico dove pian piano si illuminano gli elementi naturali, i paesaggi, gli animali e infine Adamo, il “Nostradamus”, che cogliendo la mela dall’albero della conoscenza del bene e del male si consegna alla storia come tentazione, alla nascita della civiltà occidentale.

La mela tra le mani di Adamo con un ellissi meta-teatrale assume la figura di un teschio, si passa sul velo di Maya che diviene uno schermo cinematografico pronto ad accogliere la straziante vicenda di Amleto.

Il cinema assume il significato di luogo dove l’illusione e il bisogno di altrove viene realizzato, un altrove che mortifica il presente, che mortifica la vita. Useremo le immagini per farla finita con le immagini stesse e per restituire al teatro la preminenza di Arte del Presente, Arte della Vita.

L’intera vicenda di Amleto e della sua corte si svolgeranno sullo schermo, occultando di conseguenza l’Eden iniziale, per poi tornarvi senza veli come uomo nuovo, svestito dei suoi panni.»

Lo spettacolo si inserisce all’interno del progetto CK Teatro.

«Colossal kitsch teatro è la colossale epopea parodistica della storia del mondo, una nuova cosmogonia umana dove il teatro è la macchina pantomimica che svela come alla base di ogni società organizzata ci sia un artificio e dove l’uomo liberato dalla storia identitaria diviene creatore infinito di finzioni.

Il tentativo di parodiare la storia del mondo attraverso il teatro avviene per mezzo della formulazione di un’estetica colossale e paradossale dai confini ben definiti, di un mondo di identità fittizie autoreferenziali.

Prendere i diversi momenti della storia umana, i suoi protagonisti, i suoi libri, la sua cultura e farne dei feticci svuotati del loro senso contestuale, è il punto di partenza ed il punto d’arrivo del nostro cammino estetico.

Al centro della ricerca filosofico-teatrale del Colossal Kitsch c’è la questione fondamentale: la possibilità di affermare la vita.

L’attore, infatti, è colui che nega la propria identità storica per affermare l’esplosione della sua soggettività vitale, colui che espone la sua incessante trasformazione attraverso l’eroicomicità di una scena di fluttuazioni intense di queste due forze contrarie (identità – soggettività).

Il teatro, quindi, non sarà più spettacolo ma filosofia applicata nella quale l’unico momento spettacolare è lasciato al cedimento della soggettività alla tentazione della vanità identitaria, alla Storia.

Colossal Kitsch non è né teatro di recitazione né teatro di rappresentazione dell’uomo bensì teatro di ripetizione dell’esplosione del soggetto-attore che replica eternamente la sua pulsione di vita: l’affermazione dell’uomo come creatore.»

Scritto da: Andrea Carvelli

Con: Anna Favella, Fabio Morgan e L.Ferrari Carissimi

Scene: Alessandra Muschella

Sound design: Marco Scattolini

Soprano: Genny Bramato

Costumi: Mariangela Vannini

Trucco: Katia Caselli


Laura Mancini

Riprese video e montaggio di Patrizia Genovesi

Il teatro di Pirandello: “L’altro figlio”

aprile 6, 2009

fil 006 opt 201x300 Il teatro di Pirandello: Laltro figlioHa debuttato il 1° Aprile e resta in scena fino al 12 del mese, lo spettacolo tratto dalla novella di Luigi Pirandello “L’altro figlio”, per la regia di una giovanissima e preparata Giulia Franchi, che vede protagonisti quattro ottimi interpreti della compagnia della Sala Orfeo del Teatro dell’Orologio di Roma.

Bellissimi giochi di luce, complici di una scenografia suggestiva, lasciano intuire profondità di spazi infiniti, come infinito sembra essere anche il tempo, scandito da gesti lenti e protratti, in alcuni momenti, fino all’estremo delle loro possibilità espressive: la vecchia Maragrazia, una Caterina Merlino che con abilità trasforma il suo corpo in quello di un’anziana malandata e sofferente, si sofferma a lungo sotto un lampione, a girare e rigirare fra le mani quel pezzo di carta dove non ci sono altro che sgorbi, cercando di vedervi, ad ogni costo, le parole di una lettera da lei pensata e dettata più volte, negli anni. Ma non c’è modo di aggrapparsi a quell’illusione e la speranza svanisce. Il desiderio della protagonista di trattenere ciò che ormai è perduto, si intravede ancora nel tentativo di fermare un passante nell’ombra: personaggio simbolico che rappresenta la desolazione lasciata dall’emigrazione. E questi sono solo esempi dei tanti sentimenti resi con maestria.
Gioca con la voce e con il flebile suono emesso da un’armonica a bocca, l’interprete Gianni Dal Maso. Spicca, tra gli altri, una Laura Sinceri giovane e viva.

Questo “L’altro figlio” presentato dalla compagnia della Sala Orfeo, è un atto unico della durata di 50 minuti che tiene incollati sulla scena gli occhi degli spettatori e non permette distrazioni: i dialoghi sono brevi, le battute incisive, i silenzi lunghi e palpabili ma la tensione si percepisce incessantemente e la si porta per un po’, con sé, anche dopo essere usciti da teatro.

“L’altro figlio” tratto dalla novella di Luigi Pirandello
Drammaturgia: Caterina Merlino
Regia: Giulia Franchi
Con: Caterina Merlino, Gianni Dal Maso, Simone Perinelli e Laura Sinceri
Aiuto regia: Alessio Rizzitiello
Disegno luci: Leone Orfeo
Scenografia e costumi: Massimo Bellando Randone

Laura Mancini

Nella Capitale, Edoardo Sylos Labini porta in scena il suo futurismo

marzo 13, 2009

donne1 opt Nella Capitale, Edoardo Sylos Labini porta in scena il suo futurismo I FUTURISTI, CAFFEINA D’ITALIA - Donne Velocità Pericolo” è uno spettacolo ideato in occasione del centenario del Futurismo che ricorre quest’anno, da Edoardo Sylos Labini in collaborazione con Francesco Sala e Viola Pornaro e realizzato anche grazie anche al sostegno della Regione Molise, di Futuroma e dell’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma. L’intento del gruppo è quello di rilanciare con uno spettacolo moderno e accattivante, i concetti di attualità e modernità del Manifesto Futurista.

La rappresentazione, già portata in scena dal 20 Febbraio, sta proseguendo la sua tournée che si concluderà il 4 Aprile. Gli spazi scenici scelti sono spazi inconsueti: non solo veri e proprio palchi teatrali, ma foyer dei teatri, gallerie, come la Galleria Alberto Sordi che ha ospitato il debutto, spiagge, palazzi ed in generale luoghi simbolici come punti di ritrovo, proprio per riaffermare ed amplificare l’idea futuristica di “teatralità senza confini”.

Edoardo Sylos Labini entra in scena e si siede al suo posto, in un immaginario vagone di un treno che lui definisce come il suo vero domicilio: dovendo utilizzare questo mezzo frequentemente, sfrutta il tempo trascorso lì per pensare, socializzare, sedurre e vivere una vita che sembra non conoscere regole, all’insegna della velocità, senza fermarsi mai. Ed è proprio la velocità del treno che “scombussola i pudori delle donne” come dice il protagonista mentre ci narra episodi di amori consumati clandestinamente nei suoi viaggi e fornisce suggerimenti sulle tecniche di seduzione “in velocità”. “Correre significa disprezzare chi va lentamente” afferma Edoardo, descrivendoci la locomotiva come una bellissima donna e poi, ancora, il proprio Paese, l’Italia – con tutti suoi piatti tipici che simboleggiano ogni regione -, come una femmina rifiorita. Ad entrambe, quasi indistintamente, il protagonista dichiara il suo amore

Questi ed altri gli spunti che sono però solo la base per una narrazione teatrale che non è descrivibile a parole né riconducibile ad un genere già noto e che deve essere definita a dir poco d’avanguardia ma ancor meglio futurista.

Protagoniste femminili – e femminili e seducenti lo sono davvero – la cantante Raffaella Siniscalchi che rappresenta qui l’antiquata tradizione ottocentesca e l’attrice Federica Di Martino.

Durante la messa in scena, si realizza l’idea di interattività tra attori e spettatori, riducendo sempre più la linea di demarcazione tra il teatro e ciò che non è teatro. Edoardo si rivolge ad alcuni spettatori in prima fila, portandoli sul palco – sebbene restino muti – o dietro le quinte, facendo loro vivere in prima persona la tensione emotiva dello spettacolo.

Originale anche l’idea degli sponsor dello spettacolo declamati proprio alla maniera futurista, sul palco.

Laura Mancini

Fotografie di: Pino La Pera – Sacconier

Pagina successiva »

SEO Powered by Platinum SEO from Techblissonline