Bang Bang

ottobre 29, 2009

Il Teatro Cassia di Roma, completamente rinnovato, apre i battenti al pubblico inaugurando la stagione 2009/2010 con lo spettacolo “Bang Bang!” già presentato in anteprima estiva da Edoardo Sylos Labini che concesse con l’occasione un’intervista ad Artoong.

Un po’ emozionato, ancora visibilmente sopraffatto dall’inaspettato ritorno al successo dovuto al singolo “Bang Bang!” tratto dal suo ultimo album, dopo averci presentato tutti i componenti della sua band – la cantante Ottavia Fusco, il dj Coccia (Antonello Aprea), il bassista Ciccio (Mario Rivera) e alle tastiere Gionfri (Gianfranco Mauto) – il leader protagonista di questo spettacolo racconta ad un immaginario intervistatore di nome Red (evidente il riferimento a Red Ronnie e al Roxy Bar) il suo passato di star travolta dal mondo del rock, fatto di mondanità, frenesia, donne e soprattutto droghe di ogni genere. Ma ne parla in maniera quasi innocente come giustificandosi ed ispira simpatia mentre beve tranquillo il suo the caldo, cercando di convincerci che ormai ne è fuori.

Ricorda, così, la prima esperienza “mistica” o addirittura – come dice, esaltato, lui – “esoterica” in cui, sotto effetto delle droghe, riuscì a produrre musica di alto livello con i suoi amici musicisti. Rivederlo e ascoltarlo mentre interpreta di nuovo quei brani, a distanza ormai di 10 anni dalla loro nascita, ispira a tratti persino un po’ di compassione… e forse è per questa ragione che la Fusco lo interrompe con una risata quasi disperata.

Questo breve excursus introduttivo che ci narra il passato della band arriva al culmine quando un giorno il leader rimane “fulminato” da una frase banale, piena di luoghi comuni, pronunciata dal presentatore di un talk show e ascoltata per caso alla tv, che lo porta a decidere di farla finita con le droghe.

Edoardo riesce a raccontare ogni aneddoto, più o meno significativo, con una leggerezza ed una spontaneità incredibili, si tratti di descrivere momenti all’apparenza drammatici o semplici bravate: il nostro leader se la cava sempre con un sorriso, facendo apparire tutto come la conseguenza naturale ed ovvia delle circostanze.

Il primo brano tratto dall’album presentato si intitola “Noi siamo il mondo”, versione italiana chiaramente parodistica di “We are the world”. Il testo dice tutto: “Viviamo in una fogna immensa in un mondo di merdaaaa!” canta la band con passione ed enfasi e parte del pubblico si piega dalle risate, ma forse dentro ciascuno di noi nasce una riflessione su quanto sia verosimile la situazione descritta in quel brano, facendo un raffronto con la condizione che viviamo oggi…

Si passa poi al secondo brano dal titolo “Essere cane” e con esso si delinea pian piano la differenza sempre più marcata tra i personaggi presentati in ciascuna canzone (e nel nostro caso sul palco). Protagonista stavolta è un cane – e senza risparmiarsi Edoardo abbaia e scodinzola abilmente per calarsi nella parte – che ci presenta il suo punto di vista, il mondo umano, quello che definisce “normale”, visto dalla sua prospettiva di cane dell’italiano medio. Valuta l’ipotesi di ricercare anche lui una “vita normale” ma l’abbandona subito: il suo sogno è diventare ricco e famoso per azzittire tutti quelli che lo hanno umiliato in passato, augurandosi così di ottenere una parvenza di rispetto… ma non appena il discorso si fa troppo serio, ecco che per sdrammatizzare e giustificare tutto, Edoardo riprende ad abbaiare e scodinzolare, per non rendere i toni mai eccessivamente pesanti e fingere che si tratti sempre solo di uno scherzo, anche se in conclusione -  ci dice – lui è l’unico che sa di essere un animale mentre tutti noi “normali” siamo ciechi a non accorgerci di appartenere alla sua stessa razza…

Il terzo brano è “L’ultimo amico va via” ed il protagonista qui è il bassista Ciccio che si trova a un passo da un matrimonio non desiderato solo per via di una scommessa persa. Quello che viene descritto è il suo folle addio al celibato – con qualche accenno disilluso sull’amore e la vita matrimoniale ai nostri giorni – e se il contenuto del racconto è quasi inconsistente (non succede nulla di davvero interessante o significativo), la ricchezza della narrazione sta in una serie di piccole trovate a livello linguistico, che riescono a catturare l’attenzione dello spettatore, come quel tornare continuamente al momento in cui Ciccio “strizza il coso del ketchup in faccia al butta fuori”.

Si va ancora avanti con “Qui si sta bene” dove Sylos Labini si trasforma magnificamente in un fragile disadattato metropolitano che si accontenta di vivere ogni giorno con un tramezzino tonno e pomodoro, un caffè, una sigaretta, il giornale e un posto per dormire. È estremamente semplice ed efficace nei suoi ragionamenti, balbetta un po’, ha un sorriso aperto ed ingenuo, si accalora per l’aumento del prezzo del caffè e ci dice così che ha deciso di privarsi anche di quei due piccoli vizi, il caffé e le sigarette. Ci fa una tenerezza incredibile, quando da inguaribile ottimista conclude che “Un bicchiere mezzo pieno è… meglio di niente, ecco!”.

Il brano numero 5 è “Sono una trans, non sono una santa” ed è uno sketch breve e leggero, il sesto invece “Top manager”  Vede entrare il trasformista Edoardo alle spalle del pubblico nei panni di un uomo d’affari che parla al telefono arrabbiato col suo avvocato e passando tra le file delle poltrone ci trasmette tutta la sua agitazione. Tutto l’episodio consiste in un susseguirsi di telefonate di ogni genere in cui il protagonista si trasforma ogni volta indossando una maschera diversa per rispondere alle esigenze di ciascun interlocutore e dirgli sempre quello che vuole sentirsi dire. Intelligente l’idea di usare un apparecchio telefonico diverso per ogni chiamata, che ne rappresenti il più possibile il carattere (come quello fuxia a forma di labbra, per la telefonata clandestina all’amante).

Il settimo brano “Scarfeis” parla di un boss camorrista che proclama “C’è chi è nato per servire e chi per comandare” ed offre la sua prospettiva cinica della realtà, comandata da un Dio che segue i suoi umori ed esercita un potere senza giustizia né pietà.

Arriviamo alla conclusione: il brano numero 8, dal titolo “Bang Bang!”. L’uomo è ormai visto  come un topolino in gabbia che deve far girare la ruota sempre più veloce senza un senso né una direzione perché “Se non facciamo quello che ci dicono di fare… perdiamo tutto”. Si immagina un futuro non troppo lontano in cui il mondo sarà controllato da macchine e videofonini privi di emozioni. Secondo questa prospettiva, anche l’uso di droghe rischia di essere giustificato “Secondo voi perché la gente si fa le canne? Perché se fosse lucida mollerebbe tutto e smetterebbe di vivere”.

Il leader comincia così a spogliarsi – è, a questo punto, Edoardo che si spoglia del personaggio e dell’arte – fino a rimanere in mutande, mentre ci spiega che l’unico modo per sfuggire a questo sistema è non fare niente e non produrre più nemmeno l’arte, limitandosi a crearla nella propria testa, dove nessuno può entrare.

L’espressività di Edoardo Sylos Labini non conosce limiti ed è questo che ci conquista. Riesce a sostenere per un’ora e mezza il palco, quasi completamente da solo e ad esserne protagonista assoluto senza esitazioni, anche grazie a tante piccole trovate e dettagli importanti – quel berretto rosso calzato con la visiera di lato, i pantaloni che calano e scoprono la pancia esibita con tanta disinvoltura.

Tutto lo spettacolo è costruito con cura dei dettagli, il testo è riscritto in maniera coerente ed uniforme, cercando continuamente di affrontare tra le righe con apparente leggerezza ed evitando la seriosità, argomenti e situazioni terribilmente attuali e cocenti.

Non ne sbagliano una quelli della “band”, che sostengono e caricano la narrazione con una scelta perfetta di  suoni e musiche; da notare l’intervento discreto ma efficace alla fisarmonica di Gianfranco Mauto nel settimo episodio.

Laura Mancini

“Bang Bang!!” di Edoardo Sylos Labini

luglio 6, 2009

BANGBANG locandinaJPG opt 191x300 “Bang Bang!!” di Edoardo Sylos LabiniDa un testo “profetico” di Bogosian del 1992 alle problematiche della nostra società

Martedì 7 luglio 2009, alle ore 21 30 presso Macro Future Testaccio, in anteprima nazionale ZTL Associazione Culturale presenta “Bang Bang !!”. Una famosa band musicale ed il suo leader presentano al pubblico il loro nuovo album “Bang Bang!!”, composto da sette pezzi più il singolo che da il nome alla rappresentazione. La prima  si svolgerà quindi nell’ambito di “Roma in Scena (Estate romana)” evento organizzato dall’Ass. alle Politiche Culturali del Comune di Roma ed in seguito la compagnia sarà in tour, tornando a Roma presso il Teatro Cassia dal 14 al 20 Ottobre 2009.

Lo spettacolo, che vede Edoardo Sylos Labini all’opera per la terza volta in questa stagione teatrale, ancora con un lavoro ed un’idea completamente nuovi, si presenta come un’occasione per ridere delle nostre nevrosi di massa: ma ridere non è necessariamente un sintomo di divertimento.

Protagonisti della scena, sono infatti otto caratteri che affrontano quello che stiamo vivendo politicamente, socialmente ed affettivamente ai giorni nostri, in una irrefrenabile ed ironica compilation di personaggi in deflagrazione. Si passa dall’artista disilluso alla trans neomelodica, dal manager iperteso al cane dell’italiano medio, dal boss camorrista anti–Saviano fino al fragile disadattato metropolitano.

“Bang Bang !!”, omaggio al profetico “Sesso Droga E Rock ‘N Roll” (1992), è un ironico canto disperato di chi sa che ormai non è più lecito nemmeno il desiderio di poter esser ciò che si vorrebbe essere… forse di ciò che si dovrebbe essere.

Sylos Labini presenta la sua nuova “stand up commedy”, coaduivato da un juke box vivente, Ottavia Fusco e dalla sua “strampalata” e straordinaria band, il dj Antonello Aprea (Coccia), il bassista Mario Rivera (Ciccio), le tastiere di Gianfranco Mauto (Gionfri).

Novanta minuti esilaranti che fanno da specchio distorto dei nostri giorni.

Ce ne parla l’ideatore ed interprete, Edoardo Sylos Labini.

- Come ti è venuta l’idea di questo soggetto, quanto hai tratto ispirazione dalla realtà quotidiana e quanto da Sesso Droga E Rock ‘N Roll?

“Sesso Droga” è stato il punto di partenza. Il profetico testo di Bogosian ci ha raccontato nel 92 quello che sarebbe successo nella nostra società occidentale. Bogosian parla però dell’era Reaganiana e di fatti avvenuti in quegli anni negli Stati Uniti; venti anni dopo situazioni simili sono si sono verificate qui da noi. Io ho preso spunto da quel climax, per dipingere otto

personaggi della nostra società italiana in deflagrazione. Non si tratta di un adattamento ma di una riscrittura, un omaggio ad una drammaturgia ancora tagliente e dissacrante.

Mi interessava parlare della nostra vita quotidiana, dei nostri fantasmi, di ciò che viviamo freneticamente e famelicamente ogni giorno. Dopo il positivismo del Futurismo la sua speranza verso il futuro ed il progresso, mi sembrava giusto raccontare il nichilismo che 100 anni dopo ha attanagliato la società occidentale.

- Come ti sei preparato per interpretare il tuo personaggio, chi ti ha aiutato?

Il lavoro che faccio da anni con il mio staff e più in particolare con il dj Antonello Aprea è un percorso di costruzione di spettacolo ormai collaudato: arrivo all’interpretazione di un personaggio

appoggiandomi alle musiche, alle sonorità che provengono dalla consolle dj. La drammaturgia diventa come una partitura ed il personaggio esce, si materializza quasi da solo. Non c’è psicologia del personaggio per arrivare all’interpretazione, c’è suggestione, “pancia” applicata ai suoni di un

vinile ai rumori musicati. Ormai è una mia cifra  è un linguaggio che un critico anni fa ha ribattezzato discoteatro. In questa nuova avventura oltre ad Aprea poi sono accompagnato da due straordinari musicisti Mario Rivera al basso e Gianfranco Mauto alle tastiere e dalla bravissima interprete Ottavia Fusco, presenza dark di “Bang Bang!!”.

- Che reazioni speri di ottenere dal pubblico?

Voglio far divertire il pubblico (abbiamo bisogno di ridere) ma farlo anche ragionare, far fare allo spettatore i conti con se stesso. Tutti i personaggi che affronto hanno qualcosa di ognuno di noi.

- Non hai paura di disorientarlo, presentandoti sempre in una veste ed in un genere totalmente nuovo?

Essere eclettici oggi è una risorsa basilare per un attore. Bisogna adeguarsi al mercato: saper recitare in una soap, in uno spot, in un film, in uno spettacolo classico in uno di sperimentazione. Esser pronti al cambiamento senza ridicole snobberie, in un momento come questo dove più che mai i cast si fanno tra ville e ristoranti ed è necessario farsi trovare sempre preparati per poi dimostrare sul campo quello che si sa fare. Al pubblico il giudizio.

- Nello staff di “Bang bang!!” tornano dei nomi a fianco dei quali ti sei già trovato a lavorare. Come è nata questa collaborazione e credi che proseguirà ancora con altri spettacoli?

Come ti dicevo prima, Antonello Aprea è un prolungamento delle mie ideazioni è il mio deus ex machina, senza la sua presenza dovrei sicuramente rivedere il mio lavoro…

- Questa è stata per te una stagione davvero intensa e di successo: “Rum & Vodka” portato in scena già per diversi anni consecutivi, “Donne Velocità Pericolo” che ci ha fatto scoprire un Edoardo “futurista” in occasione del Centenario del Movimento ed ora “Bang Bang!!”. E’ possibile per te dire quale di queste esperienze ti ha dato di più?

Questi spettacoli sono come dei figli per me, non posso dire che c’è n’è uno che preferisco. Li amo in modo alternato… ma l’ultimo innamoramento è per “Bang Bang!!”: è il più giovane e lo voglio viziare un po’!

- Non sei certo un interprete alle prime armi, ma in un anno teatralmente impegnativo come questo, ti sei sentito crescere in senso artistico? Cosa hai imparato, anche a livello umano?

Si cresce, per me soltanto lavorando ed in questo momento difficile per l’arte e la cultura nel nostro Paese, l’importante è creare comunque qualcosa anche sotto casa, non per forza in un teatro da mille

posti. Bisogna recuperare l’artigianato anche in campo teatrale, credere e combattere per un progetto è una grande risposta a chi vorrebbe fare della nostra Nazione un villaggio Valtur (con tutto il rispetto parlando..).

Quindi è inutile piangersi addosso ma bisogna rimboccarsi le maniche e combattere, se si ha la necessità di farlo. I soldi che ho guadagnato con la tv negli ultimi anni li ho tutti investiti nei miei progetti perché ci credo e non potrei fare altro, poi non esistono più produttori coraggiosi, il teatro

italiano si è incacrenito attorno ai soliti titoli e ai soliti nomi in via d’estinzione. Vuoi mettere la soddisfazione di fare tutto da solo… e non dover bussare la porta di nessuno? Si dorme meglio la notte!

Con: Edoardo Sylos Labini, Ottavia Fusco, Dj Antonello Aprea, Mario Rivera (basso), Gianfranco Mauto (tastiere) e con la partecipazione straordinaria di Maurizio Partino in arte Poldo. Coordinamento alla regia Stefano Reali, Disegno luci Angelo Ugazzi, Costumi Beatrice Gigli, Fonica Paolo Astolfi, Aiuto regia Giovanna Guida, Coordinamento artistico Pierpaolo De Mejo, Foto Pino Le Pera.

Laura Mancini

Nella Capitale, Edoardo Sylos Labini porta in scena il suo futurismo

marzo 13, 2009

donne1 opt Nella Capitale, Edoardo Sylos Labini porta in scena il suo futurismo I FUTURISTI, CAFFEINA D’ITALIA - Donne Velocità Pericolo” è uno spettacolo ideato in occasione del centenario del Futurismo che ricorre quest’anno, da Edoardo Sylos Labini in collaborazione con Francesco Sala e Viola Pornaro e realizzato anche grazie anche al sostegno della Regione Molise, di Futuroma e dell’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma. L’intento del gruppo è quello di rilanciare con uno spettacolo moderno e accattivante, i concetti di attualità e modernità del Manifesto Futurista.

La rappresentazione, già portata in scena dal 20 Febbraio, sta proseguendo la sua tournée che si concluderà il 4 Aprile. Gli spazi scenici scelti sono spazi inconsueti: non solo veri e proprio palchi teatrali, ma foyer dei teatri, gallerie, come la Galleria Alberto Sordi che ha ospitato il debutto, spiagge, palazzi ed in generale luoghi simbolici come punti di ritrovo, proprio per riaffermare ed amplificare l’idea futuristica di “teatralità senza confini”.

Edoardo Sylos Labini entra in scena e si siede al suo posto, in un immaginario vagone di un treno che lui definisce come il suo vero domicilio: dovendo utilizzare questo mezzo frequentemente, sfrutta il tempo trascorso lì per pensare, socializzare, sedurre e vivere una vita che sembra non conoscere regole, all’insegna della velocità, senza fermarsi mai. Ed è proprio la velocità del treno che “scombussola i pudori delle donne” come dice il protagonista mentre ci narra episodi di amori consumati clandestinamente nei suoi viaggi e fornisce suggerimenti sulle tecniche di seduzione “in velocità”. “Correre significa disprezzare chi va lentamente” afferma Edoardo, descrivendoci la locomotiva come una bellissima donna e poi, ancora, il proprio Paese, l’Italia – con tutti suoi piatti tipici che simboleggiano ogni regione -, come una femmina rifiorita. Ad entrambe, quasi indistintamente, il protagonista dichiara il suo amore

Questi ed altri gli spunti che sono però solo la base per una narrazione teatrale che non è descrivibile a parole né riconducibile ad un genere già noto e che deve essere definita a dir poco d’avanguardia ma ancor meglio futurista.

Protagoniste femminili – e femminili e seducenti lo sono davvero – la cantante Raffaella Siniscalchi che rappresenta qui l’antiquata tradizione ottocentesca e l’attrice Federica Di Martino.

Durante la messa in scena, si realizza l’idea di interattività tra attori e spettatori, riducendo sempre più la linea di demarcazione tra il teatro e ciò che non è teatro. Edoardo si rivolge ad alcuni spettatori in prima fila, portandoli sul palco – sebbene restino muti – o dietro le quinte, facendo loro vivere in prima persona la tensione emotiva dello spettacolo.

Originale anche l’idea degli sponsor dello spettacolo declamati proprio alla maniera futurista, sul palco.

Laura Mancini

Fotografie di: Pino La Pera – Sacconier

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