Roald Dahl: l’uomo che rideva per non piangere
giugno 18, 2009
I suoi libri sono popolati da personaggi incredibili che hanno affascinato intere generazioni di piccoli lettori. Le sue armi vincenti sono il paradosso e l’incontenibile ironia che tutto pervade e tutto spinge ad accettare.
Stiamo parlando del grandissimo, immortale Roald Dahl, uno scrittore per ragazzi davvero molto originale. Nei suoi libri non ci si annoia mai e spesso si deve fare un grande sforzo per riuscire a sospendere la lettura.
Ne parlavo tempo fa con una maestra che insegna in una scuola primaria di Roma.
- Certo che questo Roald Dahl doveva essere veramente un uomo molto allegro, un gran simpaticone- mi ha detto con l’espressione di chi pensava di aver capito tutto…E invece non aveva capito niente, perché Roald Dahl era l’uomo che rideva per non piangere.
La sua vita è stata costellata da una serie infinita di disgrazie, lutti e malattie che hanno colpito lui e un po’ tutti i suoi cari. Qualcun altro forse sarebbe caduto in depressione, arrivando magari al suicidio ma il grande Roald no: riuscì a trovare un rifugio sicuro nella sua grande ironia.
Con le sue streghe, i suoi mostri, i suoi giganti ha esorcizzato i demoni che attanagliavano il suo animo e lo costringevano a vegliare per interminabili ore notturne, raggomitolato, lui che era alto quasi due metri, nella sgangherata poltrona del suo disordinatissimo studio. Così è riuscito a sopravvivere e ci ha regalato delle pagine davvero indimenticabili.
E’ morto ancor giovane agli inizi degli anni ’90, ma le sue storie gli sono sopravvissute e continuano ad affascinare ragazzi di tutte le età ed adulti che sanno ancora sognare…un grazie di cuore Roald, da parte di tutti noi!!!
Dario Amadei
Bibliografia
1943, I Gremlins, (The Gremlins) 1961, James e la pesca gigante, (James and the Giant Peach) 1964, La fabbrica di cioccolato, (Charlie and the Chocolate Factory) 1966, Il dito magico, (The Magic Finger) 1970, Furbo, il signor Volpe, (Fantastic Mr Fox) 1973, Il grande ascensore di cristallo, (Charlie and the great glass elevator) 1975, Danny il campione del mondo’, (Danny, The Champion Of The World) 1977, Un gioco da ragazzi e altre storie, (The Wonderful Story of Henry Sugar) 1978, Il coccodrillo enorme, (The Enormous Crocodile) 1980, Gli Sporcelli, (The Twits) 1981, La magica medicina, (George’s Marvellous Medicine) 1982, Il GGG, (The BFG) 1982, Versi perversi, (Revolting rhymes) 1983, Sporche bestie, (Dirty beasts) 1983, Le streghe, (The Witches) 1984, Boy, (Boy. Tales of Childhood) 1985, Io, la giraffa e il pellicano, (The Giraffe and the Pelly and Me) 1986, In solitario, diario di volo, (Going Solo) 1988, Matilde, (Matilda) 1989, Agura trat, (Esio trot) 1991, I Minipin, (The Minipins) 1993, Storie impreviste, (Tales of the Unexpected) 1993, Storie ancora più impreviste, (More Tales of the Unexpected)
I delfini nuotano nel mare di Corviale
giugno 10, 2009
Uomo libero, sempre tu amerai il mare!
Il mare è il tuo specchio; tu miri,
nello svolgersi infinito delle sue onde, la tua anima.
Il tuo spirito non è abisso meno amaro.
Ti compiaci a tuffarti entro la tua propria immagine;
tu l’abbracci con gli occhi e con le braccia,
e il tuo cuore si distrae alle volte dal suo battito
al rumore di questo lamento indomabile e selvaggio.
Siete entrambi a un tempo tenebrosi e discreti:
uomo, nessuno ha mai misurato la profondità dei tuoi abissi;
mare, nessuno conosce le tue ricchezze segrete,
tanto siete gelosi di conservare il vostro mistero.
E tuttavia sono innumerevoli secoli
che vi combattete senza pietà né rimorsi,
talmente amate la carneficina
e la morte, eterni lottatori, fratelli.
L’uomo e il mare, Charles Baudelaire
“Se tu hai una mela e io ho una mela e ce le scambiamo, allora tu e io abbiamo sempre una mela per uno. Ma se tu hai un’idea e io ho un’idea e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee.” Questo ci insegna George Bernard Shaw e il racconto scritto nel gruppo Quelli che nella prossima vita diventeranno delfini, su Facebook, è riuscito a interpretare proprio questo principio di condivisione, di reciprocità, di scambio.
Il social network, utilizzato da milioni di utenti, è una finestra aperta sul mondo, un’agorà dove ogni sfaccettatura umana trova la sua dimensione, il suo spazio per esprimersi. C’è chi lo usa per gioco, chi per promuovere le sue attività, o per divulgare eventi e informazioni, chi solo per curiosità e chi riesce con una sorprendente spontaneità a mettere insieme tante persone diverse coinvolte in un continuo e reciproco scambio di idee e emozioni.
È questo quello che è successo agli iscritti del gruppo, che si sono ritrovati a scrivere a più mani condividendo la creazione di questo racconto.
L’esperimento di scrittura collettiva ha riscontrato un grande successo forse inaspettato, ma sperato, il viaggio intrapreso dai delfini è metafora del viaggio interiore di ogni partecipante: ogni luogo visitato, ogni incontro fatto, ogni avventura intrapresa, ogni sensazione provata è stato il tramite per descrivere e fermare i ricordi, le emozioni, le paure, i sogni, la fantasia di ogni improvvisato scrittore che con grande passione e amore è riuscito in questa impresa letteraria.
Walter Elias Disney diceva “Andiamo sempre avanti, aprendo nuove porte e facendo cose nuove, perché siamo curiosi… E la curiosità ci porta verso nuovi orizzonti.”, i nostri amici delfini queste porte le hanno aperte e la curiosità non li ha abbandonati, anzi è il motore che li spinge ad andare alla scoperta di nuovi mondi e di nuove emozioni.
Ogni partecipante, culturalmente e geograficamente distante dall’altro, si è riconosciuto gruppo non solo perché iscritto, ma perché si è sentito parte della rete che si è andata sviluppando attraverso i vari legami emozionali che sono nati, perché ha sviluppato la propria identità nel gruppo seguendo una regola non scritta ma condivisa di interdipendenza e di co-creazione.
Ogni elemento inserito ha dato valore al racconto e come Walt Withman citava nei suoi versi, “che tu sei qui, che esiste la vita e l’individuo, che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuirvi con un tuo verso.”
Artoong vi aspetta Venerdi 12 Giugno alle ore 17.30 per la presentazione del racconto che si terrà nei locali della Biblioteca comunale Corviale, Via Mazzacurati 76 a Roma .
Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare
mi porto un po’ della tua ghiaia
un po’ del tuo sale azzurro
un po’ della tua infinità
e un pochino della tua luce
e della tua infelicità.
Ci hai saputo dir molte cose
sul tuo destino di mare
eccoci con un po’ più di speranza
eccoci con un po’ più di saggezza
e ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare
Arrivederci fratello mare, Nazim Hikmet
Dario Amadei
La storia dei delfini su Facebook
febbraio 23, 2009
Su Facebook, il social network che va per la maggiore, un branco di delfini sta nuotando, ormai da parecchie settimane, in un mare virtuale e non ha alcuna intenzione di fermarsi.
Tutto, come spesso succede è nato quasi per caso. Ho creato un gruppo e l’ho chiamato “Quelli che nella prossima vita diventeranno delfini“: dietro questa mia scelta c’è un motivo di carattere autobiografico che affonda le radici nel mio lontano passato. Infatti, quando avevo sedici anni, a piazza Navona una zingara mi ha letto la mano: ha predetto che sarei morto prima dei quarant’anni dopo aver avuto tre figli da tre donne diverse e che nella mia prossima vita sarei stato un delfino.
Ispirandomi dunque alla profezia della zingara ho lanciato l’idea su Facebook e debbo dire che le persone hanno risposto davvero alla grande: abbiamo infatti quasi raggiunto il numero di duecento iscritti!
Poi come sempre succede un’idea tira l’altra ed ho deciso di tentare nel gruppo un esperimento di scrittura collettiva: è nata cosi la “Storia dei delfini”, un racconto scritto a mille mani. Chi vuole può creare un delfino che è in realtà il suo alterego( io sono Iorad), e tuffarsi nel mare virtuale di Facebook contribuendo a portare avanti la storia. Siamo arrivati già ad oltre duecento post in un mese e sono state scritte delle cose davvero interessanti: in realtà spesso il racconto diventa un mezzo per esternare sentimenti, sfogare la rabbia od esorcizzare le proprie paure.
Ma diamo ora voce ad alcuni dei componenti del branco.
Antonio Trimarco (Iramar nel racconto) “In mare una nuova vita. Chi non vorrebbe avere la sicurezza di un altra vita? E se fosse una vita in mare come delfino tra delfini? Ecco la fantasia che sta permettendo la riuscita di questa idea lanciata da Dario Amadei su Facebook. Così un racconto a più mani diventa per ognuno degli scrittori dei delfini una propria proiezione fantastica nell’azzurro dell’acqua. Ciao Dario ci vediamo in mare”.
Elena Sbaraglia( Sophie) “La mia esperienza con il gruppo fondato da Dario Amadei “Quelli che nella prossima vita diventeranno delfini” è nata per caso, incuriosita in primis dal titolo, molto attrattivo. Amo il mare, è vero come molti, ma profondamente sento di appartenergli e il delfino è la creatura marina che più mi rappresenta, che mi ricorda come la vita vada affrontata con lo spirito bambino che abbiamo dentro di noi, con lealtà e amore! È il primo gruppo al quale partecipo attivamente perché molto coinvolgente e questo è solo per la brillantezza del fondatore, nonché capobranco, che ha saputo mettere insieme tante “teste” e guidarle in questa esperienza di scrittura di gruppo, non so se unica nel suo genere, ma sicuramente avvincente”.
Lamberto Pellegrino (il giovane Gulbix) “Credo che sia un iniziativa molto interessante, formativa ed educativa, un modo di utilizzare internet intelligentemente. Mi è parsa divertente e allo stesso tempo coinvolgente: sono davvero curioso di sapere quello che gli altri scrittori pubblicano e credo che il racconto sarà decisamente un successo”.
Nicoletta Pavani (Aurora) “Generalmente si condividono emozioni e progetti con persone conosciute e vicine. Scrivendo questo racconto mi sono ritrovata a condividere emozioni con persone quasi del tutto sconosciute e la cosa più bella è stata, ed è ancora, la possibilità di conoscere queste meravigliose persone proprio attraverso la scrittura, scoprendo “work in progress” la loro e la mia interiorità”.
Sonia Pareschi (Ainos) “L’esperienza di scrivere a tante mani mi è nuova eppure è stata significativa e, se posso osare, terapeutica e di riflessione. Mi è servita a guardare “oltre” l’apparenza di chi condivideva con me le parole: di loro ho colto molte sfumature, ho scoperto segreti, ho capito sentimenti e dolori. Sono molto orgogliosa di partecipare a questa bella esperienza, dove colgo la sensibilità e il cuore delle persone. Io però non scherzo, voglio credere che nella mia prossima vita diventerò un delfino. Sto imparando a sentirlo quel mare, ad odorarlo, a lasciarmi travolgere dall’atmosfera infinita, ad amarlo”.
Elisabetta Segna (Bianca) ”Ho sempre amato il mare, è la vita. Ho sempre pensato che sarei voluta rinascere gabbiano, ma quando ho avuto l’invito ad entrare nel gruppo di quelli che nella prossima vita saranno delfini ho avuto un immediato richiamo; alle origini? Non lo so ma sicuramente condividere questa avventura mi piace molto e mi da la speranza che si possa ancora vivere emozioni e amicizia”.
Chiara Pasqualini ( Iora) “Il mare. Delfini. Tante persone. Tante parole.
Non si nasce sempre con la forma che si vorrebbe ma, in genere, si sa con quale si sarebbe voluti nascere.
C’è chi allora nasce gatto e corre.
C’è chi nasce scimmia, per arrampicarsi.
C’è chi nasce aquila, per volare alto.
C’è chi nasce delfino. Per nuotare in acque che si vorrebbero vedere. Tra le onde che si vorrebbero toccare.
E poi, tra un’onda, e un’altra, ci si ritrova a nuotare insieme ad un altro delfino. E un altro ancora dopo un altro ancora.
E si è tanti. Liberi. Per nuotare insieme tra le onde del mare. E della fantasia.
Per chi nasce delfino e per tutti quelli che sarebbero voluti nascere in un’altra forma ma che poi, scoprono di saper nuotare bene lo stesso”.
Iorad ( il delfino) “Quando mi sono tuffato nel mare di Facebook, ero stanco e sfiduciato. Spesso nel mondo degli uomini ti cercano solo perché hanno bisogno di te o se li fai divertire quando salti per colpire la palla. Poi nei momenti di difficoltà ti lasciano solo perché hanno sempre troppo da fare.
Così senza pensarci un attimo mi sono tuffato nel mare di Facebook e ho preso il largo, facendo perdere le mie tracce. Pensavo di rimanere solo e invece ho incontrato degli splendidi delfini che mi hanno regalato la forza di vivere.
Un grazie di cuore a tutto il branco”
Insomma nelle acque a volta turbolente di Facebook, un branco di delfini sta nuotando compatto verso un grande obiettivo…Ma che aspettate? Tuffatevi insieme a loro e liberate il delfino che è in voi!
L’appuntamento è per giugno alla Biblioteca Corviale di Roma: si terrà un meeting durante il quale verrà presentato il racconto dei delfini. Sicuramente sarà un evento che non passerà inosservato.
Dario Amadei
La montagna dei Bambini
dicembre 26, 2008
C’è una grande casa, nascosta dalle nuvole, sulla cima di un’altissima montagna, dove si rifugiano tutti i bambini che nel mondo scappano dalla guerra. Non vorrebbero lasciare le loro famiglie ma non hanno scelta, l’alternativa è la morte.
Provano una sensazione strana che non è paura e che non riescono ad esprimere a parole. Li aggredisce feroce e si impadronisce pian piano di loro. La sentono dapprima nel cuore, poi nel cervello e poi in un attimo è dappertutto e viene loro da piangere. Allora i più grandi abbracciano i piccoli e cantano dolcissime canzoni che fanno pensare ai bei tempi passati. Qualcuno di loro ricorda come tutto ha avuto inizio. C’erano due popoli che vivevano in pace, vicini, separati solo dal corso di un fiume. Erano quelli al di là e quelli al di qua del fiume: niente di più, ma erano felici.
Poi un brutto giorno al di là ci fu un uomo che stabilì delle regole e al di qua ci fu un altro uomo che stabilì delle regole diverse. Entrambi volevano che le proprie regole fossero rispettate sia al di là che al di qua e così ogni accordo divenne impossibile.
Si alzarono dei muri, sui due lati del fiume, dapprima bassi, quasi dei muretti da giardino, poi sempre più alti, ripidi, coperti da filo spinato. Le mamme non cucirono più grembiulini e vestiti da carnevale per i loro bambini, ma divise da soldati per i loro mariti e per i figli più grandi. Si fabbricarono delle armi sempre più sofisticate, sempre più distruttive. I soldati stavano appostati sui muri e si osservavano con lo sguardo feroce, pronti a sferrare il primo attacco. Poi un brutto giorno, una mattina di primavera senza sole, gli uccelli smisero di cantare. Fu il segnale e venne lanciata la prima bomba. Ne seguirono purtroppo molte altre e ben presto, al posto delle case, rimasero solo delle rovine fumanti. Ma la violenza non si arrestò e i soldati feriti e sanguinanti continuarono a spararsi. Volevano solo annientarsi, anche se a quel punto nessuno ricordava più perché.
Fu allora che i bambini scapparono sulla montagna, erano stanchi di morte e distruzione e volevano solo la pace.
La sera, nella casa tutti bisbigliano che Farfarello sta per arrivare. Farfarello è un demone molto cattivo, ma sulla montagna non spaventa nessuno e i bambini lo evocano per dimostrare a se stessi di essere ancora vivi. Vorrebbero avere paura come tutti i bambini della loro età, ma dopo quello che hanno vissuto niente li può più spaventare. Uno di loro una notte ha fatto un sogno. Il giorno dopo ne ha parlato con gli altri e tutti insieme hanno scritto questa canzone:
È inutile affannarsi,
a spiare il silenzio
che copre i morti e i pianti,
quando l’assurdo pasto
di un piccolo insensato
può porre fine a tutto
nel lasso di un sospiro.
Spesso la cantano, così per non sentirsi soli, anche se sanno benissimo che non c’è nessuno che li ascolta.
di Dario Amadei
le immagini sono di Paolo Piccolo



