Siddharta, Gesù e le religioni che li hanno dimenticati (prima parte)

marzo 19, 2009

gesu buddha Siddharta, Gesù e le religioni che li hanno dimenticati (prima parte)Siddhartha e Gesù sono i fondatori di due grandi e antiche religioni. Le loro vicende hanno molto in comune a cominciare dal triste destino di essere stati in qualche modo traditi dai loro seguaci sia materialmente, sia per il fatto che i loro insegnamenti sono stati rapidamente alterati fino a dimenticarne i contenuti originari. Le dottrine dei due hanno subìto, quasi si trattasse di creature viventi, un’infinita serie di mutazioni così grandi e profonde che non ha oramai più senso, se non dal punto di vista storico, il richiamo ai due Maestri fondatori.

Viene da chiedersi perché mai, nonostante i palesi mutamenti, ci si continui a richiamare a Buddha e a Gesù; perché mai i buddhisti continuano a definirsi buddhisti? E perché tante persone, le cui vite e i cui ideali non hanno oramai nulla a che vedere con la dottrina di Gesù, continuano a definirsi cristiane? La risposta a tale domanda, per quanto mi riguarda, è una sola: per un insieme complesso di motivi tra i quali hanno parte preponderante l’abitudine e l’ignoranza riguardo al modificarsi progressivo della dottrina. L’attenzione per gli insegnamenti originari, purtroppo, si è persa nel tempo assieme alla loro conoscenza.

In questo lungo post (a puntate)  traccerò un succinto parallelismo fra le vicende che hanno visto come protagonisti Gesù, Siddhartha e le religioni da essi fondate. Nonostante il tono che sarà spesso leggero o ironico, i contenuti sono storicamente fondati e corrispondono all’attuale visione prevalente presso gli studiosi laici, ossia quelli non schierati da un punto di vista dottrinale.

Mi scuso sin d’ora per l’inevitabile sommarietà della trattazione e per certe affermazioni che, in alcuni casi, non saranno pienamente discusse e documentate. Ove possibile, pur cercando di non appesantire in modo esagerato la trattazione, ho cercato di inserire dei rimandi a testi più impegnativi e completi. Rimango comunque a disposizione di chiunque volesse mai contattarmi per avere ulteriori informazioni o per discutere quanto da me scritto.

Nota 1I nomi Siddhartha e Gautama nonché gli attributi Sakyamuni, Tathagata, Buddha, Risvegliato e Illuminato, salvo eventuali eccezioni che saranno esplicitamente indicate, si riferiscono tutti alla persona del Buddha.

Nota 2Non ho adottato la grafia più corretta in uso per i termini in pali e in sanscrito. Essendo questo un testo indirizzato a un pubblico che in linea di massima non conosce tali lingue mi è parso preferibile evitare l’uso di segni che sarebbero risultati inutili nella maggioranza dei casi.

Nota 3Il termine “sangha”, scritto con la “s” minuscola, indica una comunità locale di monaci e monache buddhisti; “Sangha”, con la “S” maiuscola designa l’intera comunità buddhista.

GLI INIZI

La vita del Buddha è coperta dal velo della leggenda e ben poco di ragionevolmente credibile ci è dato sapere su di essa. La stessa esistenza fisica di Siddhartha è stata messa in dubbio non senza qualche motivo. Esattamente come è anche avvenuto per Gesù. Oggi, sebbene nessuna certezza possa essere raggiunta al riguardo, in genere gli studiosi tendono ad accettare che sia realmente esistita una persona fisica corrispondente al Buddha(1). La data di nascita è piuttosto dubbia e viene in genere situata attorno alla prima metà del VI sec. a.C. (secondo Gnoli 566 a.C., secondo Eliade 558 a.C., ecc.). Incerta è anche la data di morte.

Poco verosimili sono le informazioni che abbiamo sulla famiglia del Risvegliato e persino sul suo nome. Secondo la leggenda, il padre di Siddhartha, Suddhodana, era investito della carica di re. Tuttavia ci è noto che il clan degli Sakya (cui Siddhartha apparteneva) non poteva avere alcun re, essendo retto da un governo che aveva forma di repubblica oligarchica. Dunque la famiglia del futuro Buddha in realtà non era regale, ma presumibilmente era solo una delle tante famiglie piuttosto benestanti del clan degli Sakya. Il nome stesso che ci è giunto, Siddhartha, è da considerare probabilmente falso. Così come pure è piuttosto difficile credere che egli appartenesse alla casta dei guerrieri. Più probabilmente era invece un brahmano(2). La piccola repubblica in cui viveva la famiglia del futuro Buddha era quella di Kapilavastu, nella regione himalayana attualmente compresa fra l’estremo nord dell’India e il Nepal meridionale.

Si narra che la madre di Siddhartha, Maya (anche questo un nome simbolico), la quale desiderava un figlio, avesse sognato un elefante bianco che le entrava nel fianco. Consultando un veggente venne a sapere che non si era trattato di un sogno normale: grazie a quell’elefante bianco era rimasta incinta e suo figlio sarebbe stato un dominatore del mondo oppure uno che al mondo avrebbe rinunciato. Successivamente, durante un viaggio verso la casa paterna, Maya mise al mondo Siddhartha partorendolo dal fianco destro (lo stesso in cui era entrato l’elefante) e il piccolo, appena partorito, percorse subito sette passi e poi si fermò, emise il ruggito del leone e annunciò al mondo il suo status di futuro Risvegliato.

Va da sé che si tratta di pure leggende come le mille e mille analoghe relative alle nascite eccezionali di altri personaggi famosi, a cominciare da Gesù. Comunque volendo trovare l’occasione di un sorriso, potremmo notare che, coerentemente con le anomale modalità della fecondazione e della nascita, Maya sopravvisse solo una settimana. Sorprende anzi che sia riuscita anche semplicemente a campare persino un solo giorno dopo l’ingresso di un elefante bianco nel suo fianco destro!

Dopo la morte della madre il piccolo Siddhartha fu allevato dalla nuova moglie del padre, Mahaprajapati (ancora una volta un nome presumibilmente simbolico che significa grande procreatrice), e crebbe bello, forte, intelligente, buono, generoso, saggio, agile, ricco, onesto, sincero, sensuale, veloce, alto, profumato di ciclamino, ottimo giocatore di briscola e di scopone … in altri termini strafichissimo: più bello di Kabir Bedi, più geniale di Einstein, più simpatico di Paperino.

A differenza del suo celebre collega, Gesù non ebbe una famiglia ricca e potente. Anzi, potremmo dire senza timore di smentita che si trattò di una famiglia piuttosto mal ridotta anche se, non si capisce come(3), pretendeva di discendere niente di meno che dall’antico re Davide! Superfluo, credo, sottolineare che la pretesa di indicare un’ascendenza regale per Gesù costituisce l’analogo del voler trasformare in regale la famiglia di Siddhartha.

Comunque stessero le cose, anche Gesù (come Siddhartha), secondo la leggenda, non nacque in casa sua, bensì durante un viaggio. Non risulta affatto che appena nato abbia saputo camminare, né tanto meno che sapesse ruggire. Tuttavia pure la sua nascita fu annunciata in modo spettacolare e piuttosto teatrale con grande dispiego di prodigi: dalle stelle comete apparse ad hoc all’arrivo dei magi che inspiegabilmente si presero la briga di affrontare un lungo viaggio (non c’erano gli aerei e nemmeno le automobili) per portare doni a un bambino sconosciuto. Vale forse la pena di far notare come il destino si fece beffe del divino desiderio di incarnarsi in un bambino povero: infatti non appena nato (miserabilmente) in una mangiatoia, il piccino si vide portare a domicilio dai magi oro, incenso e mirra: tutti materiali che a quell’epoca erano decisamente preziosi e dobbiamo presumere che si ritrovò dunque inaspettatamente a essere piuttosto benestante, anche se i vangeli glissano su questo dettaglio.

Maria, madre di Gesù, fu più fortunata di Maya e sopravvisse a lungo al parto. D’altra parte lei non aveva dovuto subire l’ingresso di un elefante bianco nel fianco (operazione piuttosto problematica). Gesù crebbe quindi senza problemi con sua madre e con i suoi fratelli e le sorelle. Le poche notizie che abbiamo, per altro non dirette e di non ovvia affidabilità, non lasciano esattamente pensare a un Gesù bellissimo. Anzi, pare probabile che egli fosse piuttosto bassino e bruttarello. Dovessimo poi credere a certi scritti apocrifi, risulterebbe che egli fosse anche piuttosto cattivello, capriccioso e vendicativo. Ma quegli scritti in realtà sono null’altro che favole, proprio come la gran parte di quelli che ci narrano la vita del Buddha.

Sebbene l’aspetto fisico non fosse granché, Gesù abbe qualche tratto in comune con il suo strafichissimo collega orientale: una notevole prontezza mentale, una parlantina piuttosto sciolta e … un’elevata opinione di sé. Tant’è che, ancora fanciullo, pare avesse pure la pretesa di mettersi a polemizzare con i sapienti del tempio mentre la madre, poverina, si dava un gran da fare per capire dove mai il sacro pargoletto si fosse cacciato.

Siddhartha passò una felice gioventù da rampollo di buona famiglia godendosi la vita e l’amore. Si sposò a sedici anni con la bella Yasodhara (di nuovo un nome probabilmente non rispondente al vero) e ne ebbe un figlio cui fu dato nome Rahula. Tutto pareva andare nel migliore dei modi quando, all’età di 29 anni gli presero i pruriti … o, per essere più eleganti, potremmo dire che egli fu colto da una sorta di inquietudine esistenziale.

Gesù trascorse invece una gioventù che non ci è nota, ma che troppo felice non dovette essere. Probabilmente i rapporti con i compaesani e con la famiglia non furono eccezionali. Non risulta si sia mai sposato (per quanto certe allusioni rintracciabili in scritti apocrifi possano forse lasciare intendere che apprezzasse la compagnia della Maddalena) e, circa alla stessa età del Buddha (ossia a trent’anni), cominciò pure lui a sentire qualche vago prurito.

Prudi oggi, prudi domani, ambedue i nostri eroi si risolsero un bel dì a lasciare la casa avita e gli affetti familiari; preso con sé solo il necessario (niente lettore di mp3, niente bibite e niente calzini di ricambio) se ne andarono per conto loro in giro per il mondo.

GIORGIO PENCO

(1) ELIADE M., Storia delle credenze e delle idee religiose, vol. II, 2002, p. 77

(2) FILORAMO G.(a cura di), Buddhismo, 2007, pp. 20-22

(3) La sequenza genealogica che fa risalire gli antenati di Gesù fino a Davide è presente nei vangeli di Matteo (Mt 1, 1-17) e di Luca (Lc 3, 23-38), ma le due sequenze sono radicalmente diverse per nomi e persino per numero di generazioni intercorse. Nel complesso i nomi coincidenti fra le due genealogie sono solo una sparuta minoranza e si limitano praticamente ai personaggi di straordinario rilievo come Abramo, Isacco o Davide. Persino sul nome di Salomone i due autori non sono in accordo. Occorre poi ricordare che ambedue fanno discendere Gesù da Davide per mezzo di Giuseppe il quale tuttavia, secondo le scritture, non è padre di Gesù (essendo Maria rimasta incinta per mezzo dello Spirito Santo).

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