Centro Internazionale Radio Medico (C.I.R.M.) - comunicato stampa
Luglio 16, 2008
Il Centro Internazionale Radio Medico (C.I.R.M.) O.N.L.U.S., con un proprio comunicato stampa diffuso il 29 maggio u.s., ha annunciato la sospensione del Servizio Regolare dal 1 luglio 2008. Da tale data si continuava ad assicurare assistenza solo per le richieste urgenti . Tale decisione era motivata dalle difficoltà finanziarie dovute alla decurtazione del contributo statale per il 2008, indispensabile per lo svolgimento delle attività del Centro.
La notizia ha provocato l’attesa reazione del Cluster Marittimo Italiano, degli Organi Governativi competenti e dei Sindacati dei Marittimi.
In particolare l’On. Altero Matteoli, Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha assicurato una urgente misura finanziaria a favore del C.I.R.M., la Segreteria dell’On. Gianni Letta, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha comunicato l’interessamento del Governo ai problemi del Centro e l’Armatore Michele D’Amato, Presidente della D’Amato Navigazione, ha fatto pervenire un significativo contributo liberale.
Il Consiglio di Amministrazione del C.I.R.M. RINGRAZIA il Ministro Matteoli, l’On. Gianni Letta, Confitarma per l’Armamento Italiano, in particolare l’Armatore Michele D’Amato, i Marittimi Italiani ed i loro Sindacati, in particolare
il Comandante Marino, Presidente del Sindacato dei Marittimi di recente costituzione, le Società di Navigazione italiane ed estere, gli Organi di Stampa medica e del Settore Marittimo per le manifestazioni di apprezzamento dell’opera sociale del C.I.R.M. e per la loro efficace azione in favore della Nostra Nobile Fondazione.
Il Consiglio RINGRAZIA anche il Comandante Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto-Guardia Costiera, Ammiraglio Raimondo Pollastrini, per il suo efficace e costante sostegno.
Tali tempestivi interventi perché occasionali e non strutturali non risolvono, tuttavia, la questione ancora aperta della sostenibilità dell’attività del C.I.R.M. per il futuro.
La dimostrazione di stima e di solidarietà ricevuta è per il C.I.R.M. un nuovo e più forte stimolo per migliorare la propria attività in favore di tutti i marittimi che navigano su navi senza medico a bordo in tutti i mari del mondo ed in particolare per attuare, nel modo più completo, le potenzialità della Telemedicina marittima.
Per quanto sopra il C.I.R.M. riprenderà il suo Servizio Regolare dal 21 luglio p.v. con la certezza di avere sempre vicina la Gente di Mare, di poter contare sulla loro solidarietà e di vedere assicurato il proprio futuro nella preziosa e pluriennale attività dedicata alla salvaguardia della salute e della vita umana in mare.
Psicoanalisi e illusioni
Luglio 9, 2008
di Giorgio Penco
Immaginate per un attimo di essere malati. Soffrite di cirrosi epatica. Decidete di recarvi da uno specialista. Siete fiduciosi nella vita e nella scienza e quindi, mentre entrate dal medico, vi sentite abbastanza sereni …
SVOLGIMENTO n. 1
Il medico vi accoglie con affabilità. Voi gli raccontate dei vostri problemi e lui sorride. Siete fiduciosi. Tutto va per il meglio. Il medico non pare preoccupato, vi ascolta tranquillamente, annuisce ogni tanto e continua a sorridere.
Alla fine vi dice che non c’è problema. Si tratta di un caso che si può risolvere anche se non è in grado di dire in quanto tempo.
Iniziate la terapia che prevede visite di controllo periodiche settimanali.
Dopo cinque anni il vostro problema non è ancora risolto.
Il medico continua a sorridere.
SVOLGIMENTO n. 2
Il medico vi accoglie con affabilità. Voi gli raccontate dei vostri problemi e lui sorride. Siete fiduciosi. Tutto va per il meglio. Il medico non pare preoccupato, vi ascolta tranquillamente, annuisce ogni tanto e continua a sorridere.
Alla fine vi dice che si tratta di un caso che si può risolvere benissimo: esistono infatti oltre 500 diversi approcci terapeutici applicabili …
Voi siete un po’ sconcertati. Azz! … 500 approcci terapeutici? E che senso ha? Allora provate timidamente a chiedere:
- Beh, mi pare interessante. Di 500 possibilità di cura ce ne sarà senz’altro una che va bene per me … immagino ce ne saranno di migliori e di peggiori …-
- No, guardi - Vi risponde lui sempre sorridendo - Non è questione di andar bene o meno. Vanno bene tutti o quasi tutti. -
- Ah! Beh, allora scegliamo il più efficace … - Provate a suggerire voi.
- Oh, non c’è problema, sperimentalmente si è dimostrato che tutti hanno grossolanamente uguale efficacia. -
Rimanete esterrefatti e non sapete trattenere un moto di sorpresa.
- Porc! Ma … 500 terapie … equivalenti … E che senso ha? A che serve moltiplicare il numero di terapie se sono tutte sostanzialmente uguali? E … sono tutte “molto” efficaci oppure “poco” efficaci??? -
- Beh, certo non molto … sa, dipende anche dalla durata della cura … -
- E … non è possibile trovare nulla di meglio??? -
- Mmm … naturalmente ci sarebbero gli approcci farmacologici … ma … sa … gli effetti collaterali … tutte quelle odiose sostanze chimiche … la puzza di laboratorio … e poi le industrie farmaceutiche sono così antipatiche … -
Non siete del tutto convinti, avete come la sensazione epidermica che ci sia una sottile ambiguità nel modo in cui il vostro interlocutore vi scoraggia dal servirvi della chimica, chissà … ma poi vi rassegnate ad andare avanti. Dopo un attimo di esitazione chiedete:
- Ok, le terapie si equivalgono come efficacia. Allora immagino che sceglieremo la più rapida e meno costosa … -
- Beh, ecco, non esattamente … io sono uno specialista della teoria più costosa e lunga … però, guardi, rispetto alle altre non c’è paragone! -
- Ah, davvero? - Chiedete un po’ rincuorato.
- Certo! Questa è l’unica che cura veramente in quanto elimina alla radice quei fattori che sono la causa della patologia! Non agisce sui sintomi, ma rimuove le cause e la scomparsa dei sintomi è un di più. Una specie di bonus!-
- Caspita! Bene! Ma allora non è vero che le terapie sono proprio tutte uguali … questa si basa su un principio fondamentalmente diverso dalle altre! - Commentate voi, un poco più sollevati.
- Sì, certo, è proprio così. Beh, naturalmente poi c’è il piccolo dettaglio che quel principio non ha fondamenti teorici e neppure è confermato sperimentalmente … -
- E … allora … come fa lei a sapere che la sua tecnica è migliore delle altre???? -
- Che c’entra! Lo so! La pratica clinica e la mia esperienza me lo dicono! In questo campo l’esperienza fa teoria!!! -
- Ma si tratta di quella stessa esperienza che le dice che i risultati terapeutici di tutte le terapie sono equivalenti e “non molto” efficaci??? -
- Beh, sì! -
Lo guardate disgustati. Non ne potete proprio più. Senza neppure completare la visita chiedete quant’è l’onorario, lo pagate e andate via intenzionati a rivolgervi a qualcuno che vi proponga una bella cura farmacologica.
Il medico, questa volta, non sorride. Un paziente di meno!
Ho tratto questi due raccontini e l’ispirazione per il post che sto scrivendo da una lunga e accesa diatriba fra me e un gruppo di psicologi e psicoanalisti. Nei raccontini, per aumentare l’impatto emotivo della paradossale situazione descritta, ho ipotizzato che la malattia da curare fosse una cirrosi. In realtà quanto ho scritto si applica con assoluta precisione non alla cirrosi, ma alla cura delle patologie mentali mediante psicoanalisi.
Non ci credete? Ebbene continuate a leggere.
La psicoanalisi fu creata come pratica terapeutica da Sigmund Freud a cavallo fra la fine del XIX sec. e l’inizio del secolo successivo. Dopo alcuni tentativi non coronati da successo egli abbandonò i sistemi che aveva fino ad allora adoperato (per esempio l’ipnosi) e al tempo stesso sviluppò la convinzione che le malattie nervose avessero come causa comune fattori legati al sesso. Nel corso del tempo egli affinò la sua teoria e corresse alcuni aspetti che gli erano parsi meno convincenti.
La pratica psicoanalitica si basava su alcuni princìpi fondamentali. Il primo di essi era quello delle cosiddette libere associazioni. L’idea è che nelle persone affette da nevrosi esistano desideri e ricordi rimossi di contenuto sessuale. Il paziente viene messo nelle condizioni di poter parlare liberamente correndo con la mente di pensiero in pensiero, fin quando finalmente riemerge, tornando alla coscienza, la memoria di quei ricordi e desideri. Una volta che il materiale rimosso sia tornato al livello cosciente, i conflitti interiori si risolvono automaticamente e i sintomi scompaiono. Il meccanismo attraverso il quale i pensieri del paziente si concatenano fra loro spontaneamente fino a portare al riemergere di quel materiale viene detto delle libere associazioni. “Libere” in quanto è fondamentale che esse non siano in alcun modo indirizzate, forzate o inibite dall’azione o anche dalla semplice presenza del terapeuta.
Secondo Freud, grazie alle libere associazioni si rileva che tutte le forme di nevrosi sono inevitabilmente(!) associate a rimozioni di esperienze o desideri di tipo sessuale. Il che si traduce nella conseguenza che, se siete stressati e depressi perchè il capo vi mobbizza e vi presentate da uno psicoanalista freudiano, egli ignorerà completamente il mobbing e asserirà che siete depressi perchè all’età di cinque anni avete avuto un travolgente desiderio erotico indirizzato verso la Barbie di vostra sorella e che poi lo avete rimosso … ehm … certo in effetti è pur vero che la Barbie non è male! La forma più nota di esperienza rimossa è quella che dà luogo al celeberrimo complesso di Edipo.
La fama di Freud crebbe rapidamente e, intanto, cresceva anche il numero di coloro che adottavano il suo metodo e che però, gradualmente, lo andavano reinterpretando e modificando in aspetti talvolta fondamentali. Negli Stati Uniti la psicoanalisi ebbe un successo travolgente e dominò per diversi decenni la scena delle discipline psicoterapeutiche.
Sigmund Freud divenne una sorta di mito, un simbolo della scienza del XX secolo, famoso e rispettato come Einstein e pochi altri. Ma poi qualcosa cominciò a incrinarsi.
Gradualmente iniziarono a venir pubblicati studi che, per un dettaglio o per l’altro, mettevano in dubbio il castello monolitico della disciplina psicoanalitica. Senza dubbio un ruolo non secondario nel preparare il terreno al progressivo distacco dall’ortodossia freudiana, l’ebbero anche le polemiche interne al mondo della psicoanalisi. Con il moltiplicarsi degli specialisti che adottavano quel metodo, infatti, cresceva anche il numero di coloro che ne proponevano riarrangiamenti e aggiornamenti. Molti di costoro finivano prima o poi per entrare in conflitto fra loro e con lo stesso Freud.
Per la verità quest’ultimo, pur con tutto il successo di pubblico di cui aveva goduto, non era mai riuscito a convincere del tutto gli altri specialisti della psiche e non erano mai mancati articoli e studi estremamente critici nei confronti della creatura freudiana. L’ostilità di coloro che non avevano aderito all’approccio psicoanalitico, le polemiche con Jung e con i fautori di altre scuole, le diatribe fra sua figlia (Anna Freud) e la collega Melanie Klein assieme a mille altre beghe, avevano impedito lo stabilizzarsi completo della disciplina freudiana, che qualche colpo lo ricevette pure per via di certe vicende eticamente assai dubbie di cui proprio Sigmund Freud si era reso protagonista. Per esempio la sgradevolissima storia del suo allievo americano Horace Frink.
Intanto il clima si era fatto sempre più caldo attorno alla ancor giovane dottrina dello psicologo austriaco. Qualcuno iniziava a dubitare della credibilità scientifica delle sue idee e persino un colosso intellettuale come Popper era sceso in campo per affermare che la psicoanalisi non aveva proprio nulla di scientifico. Mentre le prime crepe vistose iniziavano a minare la solidità dell’edificio freudiano altri duri colpi iniziavano a venire dagli studi di storici e filosofi della scienza che cominciavano a rendersi conto che non tutto era oro, nell’opera di Freud. In particolare venivano a galla comportamenti dello psicoterapeuta austriaco poco consoni alla più elementare etica scientifica: Freud pareva aver falsificato o per lo meno “adattato” le risultanze dei suoi studi e gli esiti delle terapie da lui stesso gestite.
La psicoanalisi iniziò a perdere quota negli Stati Uniti e poi in gran parte dell’Europa. Nel 1979 veniva pubblicato un voluminoso studio a firma dello storico Frank Sulloway dal titolo Freud, a biologist of the mind: beyond the psychoanalytic legend (non disponibile in italiano, ma facilmente acquistabile in lingua inglese in Internet). Vi si raccontava la storia del padre della psicoanalisi mettendo in evidenza, con grande abbondanza di dati e documentazione a supporto, gli errori, le falsificazioni, i limiti del metodo, le incongruenze. Si trattò di un colpo micidiale. Fiorirono le polemiche, esplose la rabbia, fioccarono le proteste, grandinarono le confutazioni e le contestazioni, l’universo della psicoanalisi vibrò d’indignazione … ma tutto questo fuoco ardente di sdegno e malcontento, andando a scavare, sotto la copertura di moltissimo fumo non conteneva neppure un po’ d’arrosto.
Ancora oggi, andando a cercare in Internet i numerosi articoli che parlano dell’opera di Sulloway, si possono trovare facilmente valanghe di proteste; ma se quelle proteste vengono analizzate attentamente, si scopre che immancabilmente si riferiscono ad aspetti del tutto secondari, quando non costituiscono addirittura dei puri esercizi dialettici. I fatti veri e propri presentati da Sulloway, i dati concreti, il grosso di quanto egli ha scritto nel suo testo, non vengono mai messi in discussione. E devo dire che metterli in discussione sarebbe assai difficile, data la mole di documentazione storica su cui essi si fondano e l’accuratezza delle ricostruzioni.
E mentre le polemiche ancora infuriavano, si faceva invece più forte il cammino di un nuovo orientamento psicoterapico, quello che viene comunemente chiamato delle terapie cognitivo-comportamentali (TCC) e che eredita e cerca di integrare il patrimonio del neocomportamentismo con quello del cognitivismo.
Gli anni ’70 e i decenni sucessivi vedono il fiorire e il moltiplicarsi di un numero sempre maggiore di approcci terapeutici, mentre le TCC si affermano come uno dei filoni di maggior successo andando ad affiancare e in certi casi a spodestare dal loro ruolo dominante gli approcci psicodinamici (psicoanalisi). Lo scenario attuale vede l’importanza di questi ultimi sensibilmente ridotto, specialmente negli Stati Uniti. In Europa le ultime roccheforti della psicoanalisi rimangono in primo luogo la Francia e, in misura minore, l’Italia. Uno dei fattori che hanno contribuito non poco al declino statunitense delle idee freudiane (e dei suoi eredi) è stato un rapporto del 1999, commissionato dall’Associazione Psicoanalitica Internazionale il cui titolo è An Open Door Review of Outcome Studies in Psychoanalysis. Autore principale dello studio era Peter Fonagy, ben noto psicoanalista di rilievo internazionale. Lo studio, fra l’altro, affermava che:
“Non esistono studi che permettano di concludere senza equivoci che la psicoanalisi è efficace rispetto a un placebo attivo o a un’altra forma di trattamento. Non ci sono metodi disponibili che possano incontestabilmente indicare l’esistenza di un processo psicoanalitico. La maggior parte degli studi ha dei limiti maggiori che potrebbero indurre coloro che criticano la disciplina a non tenere conto dei risultati. Altri studi hanno dei limiti così gravi che persino un valutatore che abbia della simpatia per la psicoanalisi potrebbe essere incline a non tenere conto dei loro risultati.”
Credo risulterà immediatamente evidente per chiunque l’enormità di quanto affermato nel paragrafo citato. Dalla nascita della terapia psicoanalitica era passato circa un secolo; un secolo di pazienti sdraiati sui lettini, di diatribe fra psicoanalisti, di malati inutilmente fiduciosi, di nuove intepretazioni e nuovi paradigmi che spuntavano qua e là come le fragoline d’estate in un bosco … e tutto ciò … senza che esistessero studi atti a indicare l’efficacia del metodo! Senza che nessuno fosse riuscito a tirar fuori uno straccio di studio degno di essere preso in considerazione. E la faccenda era così evidente e incontestabile che il tutto veniva ammesso per iscritto in uno studio firmato da psicoanalisti e commissionato dall’Associazione Psicoanalitica Internazionale.
Ce n’era abbastanza da fare scalpore e, di fatto, quel rapporto ebbe ripercussioni pesantissime la prima delle quali fu l’aver indotto le potenti società assicuratrici statunitensi a rifiutare i rimborsi per le spese legate a terapie psicoanalitiche. Con il che ebbe inizio il declino delle terapie psicodinamiche in USA.
Quel documento clamoroso fu poi ripreso e nel 2001 ne uscì una nuova edizione, ulteriormente aggiornata nel 2002. Le affermazioni più pesanti furono diplomaticamente limate, qualche nuovo studio venne citato, ma fu comunque necessario ammettere apertamente che si trattava di poca roba e che l’efficacia delle TCC era attestata in modo ben più consistente.
Ma la querelle non era ancora finita e non è finita tutt’ora. Nei suoi feudi principali, fra cui l’Italia, la lobby degli psicoanalisti difende a spada tratta le sue posizioni e nelle università le teorie freudiane continuano a essere insegnate.
Un nuovo capitolo della saga è iniziato, non del tutto inaspettatamente, nel 2006 con la pubblicazione, per i tipi dell’editore Fazi, di un volume piuttosto ponderoso con un’inquietante copertina nera al centro della quale campeggia, unico elemento colorato, il volto arcigno di Freud. Il titolo del volume è “Il libro nero della psicoanalisi“. Esso contiene una radicale e schiacciante confutazione dell’opera di Freud e, più in generale della psicoanalisi. Una confutazione fondata per altro su ragionamenti semplici e solidi nonché su dati incontestabili.
Il Libro nero della psicoanalisi ha avuto un impatto notevole specialmente in Francia, tanto più che poco tempo prima era stato pubblicato anche un rapporto commissionato dal governo francese che a sua volta denunciava la futilità dell’approccio psicoanalitico. La reazione degli psicoanalisti, com’era accaduto dopo la pubblicazione del ponderoso studio di Sulloway, non si è fatta attendere e ha preso questa volta la forma di un altro libro, un po’ meno voluminoso, ma dal titolo significativo: L’anti-libro nero della psicoanalisi (editore Quodlibet, 2007).
Cosa vi aspettereste da un testo con un titolo così? Di cosa pensate che potrebbe parlare? La mia aspettativa, quando ho acquistato e letto quel libro era chiara: pensavo che vi avrei trovato una decisa confutazione delle idee esposte nel Libro nero e una difesa, basata su tutti gli argomenti scientifici disponibili, dell’efficacia delle terapie psicodinamiche. Debbo dire di essere rimasto enormemente sorpreso, dunque, nel constatare che non era affatto questa l’impostazione dell’Anti-libro. Esso non si preoccupava affatto di difendere la reputazione della psicoanalisi. Anzi, già nella prefazione all’edizione francese esplicitamente dichiarava:
“L’Anti-libro non difende, attacca. Non difende Freud e la psicoanalisi contro un’accozzaglia di rimostranze tanto rumorose quanto inoperanti. Attacca molto precisamente quello che l’operazione Libro nero, dopo l’operazione INSERM, raccomanda: le TCC”.
La lettura del testo confermava il contenuto della prefazione. Non vi era nessunissimo tentativo di contestare la veridicità sostanziale dei fatti e delle accuse contenute nel Libro nero della Psicoanalisi. Dichiaratamente e volutamente gli autori sfuggivano al confronto e impostavano la loro opera rinunciando ad affermare la validità delle loro convinzioni, ma tentando piuttosto di dimostrare che anche le TCC fanno schifo!
Cosa se ne deve dedurre? Se qualcuno leggerà queste mie righe e non sarà esperto di psicologia e di letteratura scientifica in generale, forse non sarà immediatamente in grado di valutare la portata di una simile scelta; o forse sì. Da parte mia, sono rimasto esterrefatto. Nel mondo scientifico l’usanza di difendere le proprie teorie da chi ne evidenzia le incongruenze con un controattacco normalmente non esiste. O almeno non esiste nei documenti ufficiali. Se qualcuno contesta la validità di una teoria, lo scienziato che subisce la contestazione valuta la validità degli argomenti dell’interlocutore e, magari a malincuore, ammette l’errore. Oppure ribatte argomentando la solidità delle sue idee. D’altronde nella maggior parte delle discipline scientifiche questa, a lungo termine, è l’unica strategia possibile: infatti la correttezza delle argomentazioni di entrambi gli interlocutori è comunque soggetta a essere giudicata dalla comunità scientifica e, se anche per qualche tempo una teoria errata può continuare a essere creduta valida, alla lunga le evidenze sperimentali condannano inevitabilmente colui che ha torto.
Il fatto che nel mondo della psicoanalisi (o, più in generale, delle psicoterapie non farmacologiche) sia concretamente possibile applicare la strategia del contrattacco (ossia buttarla in caciara) significa che il livello di scientificità del settore è così scarso da consentire ai protagonisti la speranza di sfuggire per molto tempo al confronto con le evidenze sperimentali e al giudizio della storia.
Il fatto poi che gli psicoanalisti francesi abbiano concretamente scelto proprio questa tattica per rintuzzare l’attacco subìto, può significare una sola cosa: essi non avevano argomenti validi per difendere la loro disciplina e così sono stati costretti a rinunciare ad affermare le proprie ragioni per concentrarsi sul mettere in evidenza gli errori altrui.
Questa deduzione è per altro fortemente confermata sia dal fatto che anche la reazione al libro di Sulloway fu basata sull’indignazione, anzichè sulle evidenze scientifiche, sia dalle affermazioni contenute nel rapporto An Open Door Review of Outcome Studies in Psychoanalysis.
Purtroppo la strategia scelta dagli psicoanalisti suggerisce poi anche un’ulteriore deduzione: che la lobby degli psicoanalisti sembra essere di gran lunga più interessata alla gestione della propria posizione dominante in Francia (e dei benefici che ne derivano), piuttosto che all’affermazione della verità scientifica.
Ma quali sono le accuse contenute nel Libro nero? Per la verità sono piuttosto numerose ed esporle tutte in questo contesto non è certamente possibile. Mi limiterò a presentare sommariamente le principali lasciando poi a coloro che fossero interessati di leggere personalmente il resto direttamente nel testo originale.
FREUD MENTÌ E ALTERÒ I DATI SCIENTIFICI
Non starò a dilungarmi su questo punto che comunque è necessario almeno citare per impostare nel modo corretto il discorso. Ovviamente individuare le prove delle menzogne del padre della psicoanalisi non è stato facile, anche perché i nomi da lui utilizzati per indicare i suoi pazienti, dovendo tutelarne la riservatezza, erano nomi fittizi. Tuttavia in alcuni casi gli storici sono riusciti a individuare le persone reali che furono curate da Freud e a confrontare gli esiti delle terapie da lui dichiarati con quelli reali. Inoltre l’esame incrociato della sua corrispondenza e degli appunti che egli usava prendere durante le sedute con i pazienti con quanto affermato nelle pubblicazioni ufficiali ha fornito ulteriore materiale di rilievo indiscutibile.
Dal complesso degli studi emerge un dato che appare forse clamoroso, ma altrettanto certo: lo psicoanalista viennese non si faceva scrupoli nel mentire alterando la verità in modo che essa confermasse le sue teorie. Taluni studiosi, con una sorta di pudore, esitano ad affermare che si trattasse di menzogne consapevoli e tendono a presentare i fatti sotto una luce più morbida. Affermano per esempio che egli si fosse “autoconvinto” delle sue idee e che quasi inconsapevolmente tendesse a “interpretare” la realtà trovando in essa i riscontri necessari per sostenerle. Come si capisce bene si tratta di giri di parole. E’ un fatto che la fama di disonesto falsificatore del barbuto psicoanalista viennese è tale che egli è citato persino in un libro di storia medioevale, in un capitolo sulle falsificazioni di documenti, come fulgido esempio di falsificatore moderno (Guida al Medioevo, Horst Fuhrmann, pag. 185 dell’edizione allegata al Giornale nella collana Biblioteca Storica). E occorre dire che la sua carriera di mentitore ebbe inizio molto presto, persino prima che le sue teorie fossero ben definite. Nel 1895 egli pubblicò, in collaborazione con il suo amico Joseph Breuer, il libro Studi sull’isteria. In quel libro venivano presentati i risultati di un approccio terapeutico adottato da Breuer che veniva definito talking cure e che costituisce il progenitore di tutti i metodi psicoanalitici successivi. Fra gli altri casi che vi erano discussi, vi era quello di tale Anna O. che era stata in cura presso Breuer e che veniva dichiarata guarita a testimonianza della bontà del metodo terapeutico adottato. Viceversa è oggi ben noto che la paziente, il cui vero nome era Berta Pappenheim, aveva dovuto interrompere la terapia presso Breuer nel 1882 per essere ricoverata nel sanatorio di Bellevue, affetta esattamente dalla stessa forma isterica per la quale Breuer aveva tentato di curarla e, in più, da morfinomania causata dalla somministrazione di elevate dosi di morfina, sempre da parte di Breuer.
Successivamente la Pappenheim passò altri periodi di cura presso un altro sanatorio, sempre ricoverata per isteria, e solo alla fine degli anni Novanta del XIX secolo la sua salute iniziò a migliorare per ragioni che, ancora oggi, rimangono sconosciute. Era evidente che la talking cure era stata un fallimento e di ciò Freud era perfettamente al corrente come dimostra la corrispondenza fra lui e la sua fidanzata di allora. Nonostante ciò, ci dice il Libro nero, egli nel 1888 non si astenne dal pubblicizzare il metodo di Breuer in un articolo di una enciclopedia scrivendo che, pur trattandosi di un metodo ancora giovane (utilizzato su un solo paziente!), “con esso si ottengono guarigioni altrimenti impossibili”. Freud sapeva bene che la guarigione della Pappenheim non era dovuta alle cure di Breuer, ma ciò non gli impedì di affermare il contrario e di confermarlo poi negli Studi sull’isteria pur di avvalorare l’efficacia del metodo breueriano che fu la base dell’approccio psicoanalitico.
LA PSICOANALISI È PRIVA DI SPIEGAZIONI TEORICHE SODDISFACENTI
In quale modo Freud giunse a formulare i principi di base della psicoanalisi? Per quale via e con quali giustificazioni postulò l’esistenza dell’inconscio, dell’io, del super-io e del complesso di edipo? Come fece a convincersi dell’efficacia delle libere associazioni e ad affermare che tutte le nevrosi sono dovute a episodi a sfondo sessuale verificatisi nel corso dell’infanzia?
La risposta a queste domande, da un punto di vista storico, sarebbe lunga e complessa. Egli partì dal metodo dell’ipnosi, in voga a quell’epoca, per poi distaccarsene. Inizialmente ipotizzò che le nevrosi fossero il frutto di episodi traumatici infantili a sfondo sessuale, rimossi dalla coscienza (teoria della seduzione), per poi abbandonare in modo non esattamente trasparente l’idea degli episodi traumatici e teorizzare invece l’esistenza di desideri infantili repressi e rimossi, sempre a sfondo sessuale. A questo punto aveva già adottato il metodo delle libere associazioni.
Cosa convinse Freud che le libere associazioni costituiscano un metodo corretto e appropriato per indagare i recessi della mente umana? Sorprendentemente la risposta è: nulla. O almeno, nulla di significativo. All’epoca in cui le sue idee andavano formandosi nel mondo della psicologia andava di moda servirsi dell’ipnosi per trattare varie forme di nevrosi. Ma quel metodo iniziava a subire alcune critiche basate sul fatto che l’intervento del terapeuta rischiava di rivelarsi troppo ingombrante e di sovrapporsi alla personalità del paziente. Freud si distaccò dal metodo dell’ipnosi e, nello stesso periodo, venne in contatto con le idee di Breuer relative alla talking cure. Presumibilmente egli venne affascinato da quel metodo e decise di dedicarvisi cercando al tempo stesso di risolvere il problema dell’invadenza del terapeuta. Quella delle libere associazioni era un’ipotesi come un’altra. Non aveva nessuno specifico tipo di fondamento teorico noto che ne giustificasse lo studio o l’utilizzo. E, di fatto, ancora oggi quel metodo continua a non avere alcuna base teorica. Ovviamente è perfettamente lecito che uno scienziato sviluppi delle ipotesi teoriche e delle ipotesi operative. Ma usualmente è ragionevole pensare che queste ipotesi, persino se innovative, debbano essere coerenti con la realtà sperimentale, confermate da essa e compatibili con le teorie precedentemente riconosciute come vere. Insomma le ipotesi non nascono dal nulla come i funghi, bensì sono coerentemente inquadrate in un contesto teorico e pratico. Stranamente invece certe ipotesi freudiane come quella delle libere associazioni, persino a distanza di un secolo, ancora rimangono del tutto avulse dal loro contesto e prive sia di motivazioni che di conferme. Ancora oggi nulla ci induce a credere che le libere associazioni debbano necessariamente condurre a un qualsiasi risultato significativo e che, se pure lo fanno, ciò avvenga con regolarità e fornendo informazioni rilevanti per la patologia in essere.
Ma c’è di più: non esiste alcun motivo per ipotizzare che la causa delle nevrosi sia riconducibile a desideri di natura sessuale. Non è neppure affatto confermata l’idea secondo cui, una volta riemersi i ricordi del materiale rimosso e riportato tale materiale al livello della coscienza, le patologie sarebbero risolte. Di fatto lo stesso Freud soffriva di una dipendenza dal fumo che egli attribuiva a fantasie omosessuali rimosse. Secondo la sua visione, quelle fantasie, una volta rivelate e portate a livello di coscienza, avrebbero dovuto risolversi portando alla scomparsa del bisogno di fumare. Il che invece non avvenne assolutamente. A questo proposito è anche opportuno notare come il legame diretto asserito da Freud fra fumo e omosessualità sia stato smentito indubitabilmente.
Il complesso di Edipo è un’altra invenzione di Freud, così come il ruolo dell’inconscio. Nulla ci dice che il complesso di Edipo esista. Nulla ci dice che l’inconscio funzioni come Freud sostiene e persino che abbia un senso ipotizzarne l’esistenza.
Altre scuole psicoanalitiche, per altro, sono giunte a conclusioni e teorie che sono non di rado in contrasto con quelle freudiane. Non che esse diano maggiori garanzie, ma la proliferazione di dottrine differenti non depone certo a favore della loro credibilità. Normalmente laddove una teoria rende conto efficacemente della realtà concreta, essa tende ad affermarsi spontaneamente per l’autoevidenza della sua bontà. Se ciò non accade, se tutti sentono il bisogno di tirar fuori nuove teorie e trovano gli spazi per farlo, significa che nessuna delle teorie già esistenti di fatto funziona.
Naturalmente le idee di Freud non è detto debbano essere necessariamente tutte errate. Per quanto ancora non abbiamo le idee chiare sulle loro giustificazioni teoriche e per quanto egli abbia sporcato la sua reputazione e le sue intuizioni costruendole sopra le menzogne, rimane la possibilità che esse, almeno in parte, corrispondano comunque al vero e che, prima o poi, riusciremo a spiegarne le ragioni e i meccanismi. Per sapere se Freud aveva in qualche modo ragione, a prescindere dalla ragionevolezza teorica, esiste una possibilità: verificare se le sue idee, nella pratica, funzionano. Se quelle idee funzionano, se hanno praticamente successo, allora qualcosa di vero ci deve essere. Magari le spiegazioni teoriche non saranno esattamente quelle che Freud immaginava, ma almeno l’intuizione generale deve in qualche modo essere corretta.
LA PSICOANALISI E’ UNA TERAPIA CHE NON FUNZIONA
Ciò che si constata è che la psicoanalisi in qualche caso effettivamente funziona … indubbiamente, almeno per certe patologie, farsi psicoanalizzare è mediamente meglio che non fare nulla. In effetti il livello di efficacia risulta essere approssimativamente uguale a quello … di un placebo!
Dunque le teorie del padre della psicoanalisi da una parte sono prive di fondamenti teorici, dall’altra sono sostanzialmente indefficaci dal punto di vista terapeutico.
E cosa si può dire delle scuole psicoanalitiche non freudiane? Intanto la scarsissima efficacia (equivalente a quella di un placebo) vale per tutte le forme di psicoanalisi in genere e non è limitata alla sola scuola freudiana. Per quanto riguarda gli aspetti teorici basterà ricordare che le varie scuole si contraddicono l’una con l’altra per parecchi aspetti. Nel migliore dei casi ce ne sarà una che avrà ragione e tutte le altre avranno torto. Ma questa è già una visione molto ottimistica della realtà … infatti la verità è che nessuna delle scuole psicoanalitiche è in grado di offrire convincenti approcci teorici. Gli psicoanalisti si svegliano al mattino, si fanno la barba (se sono maschi), fanno colazione e mentre ingurgitano un cornetto, se gli capita di avere un’illuminazione, trasformano quell’idea in Verità. Di fatto non esiste attualmente nessuna forma di verifica obbligatoria sulla verosimiglianza delle varie dottrine. Non esistono filtri di sorta e chiunque sia abilitato all’esercizio della professione di psicologo può decidere di inventare (e mettere in pratica) qualsiasi teoria senza dover presentare alcuna giustificazione a supporto e senza dover produrre documenti che attestino alcuna evidenza di efficacia.
Un esempio di “invenzione” assai noto è la teoria freudiana sull’interpretazione dei sogni. Nel Libro nero troverete una trattazione di questo argomento, ma voglio farvi subito un esempio pratico di come funzioni la faccenda.
Facciamo l’ipotesi che io ieri abbia sognato di trovarmi con la mia auto parcheggiata accanto a un albero. Mi reco dal mio analista di fiducia e gli racconto il sogno. Egli mi lascia parlare e quando ritiene di aver raccolto gli elementi necessari mi fornisce la seguente interpretazione …
Albero in latino si dice arbor; esiste un prodotto informatico che si chiama Arbor BP (e io mi occupo di informatica), BP a sua volta è anche il mome di una benzina e la benzina si usa per le auto!
Tutto chiaro, no? Evidentemente il sogno era motivato dal fatto che il mio inconscio mi metteva in allarme per evitare di farmi rimanere senza benzina!
Nell’esempio che ho fatto non ci sono elementi che si richiamano alla sessualità, mentre in Freud essi sono onnipresenti, ma a parte ciò, sebbene possa apparire delirante, si tratta di un esempio che illustra in modo perfetto il modo di procedere freudiano.
Secondo me c’è da rifletterci parecchio!
Lo studioso austriaco aveva certo molta fantasia, ma purtroppo egli dimenticava:
che non esiste assolutamente nulla che consenta di affermare che l’associazione fra albero e auto debba necessariamente avere un senso;
che altresì nulla ci consente di affermare che, se pure un senso esiste, esso debba coinvolgere in qualsiasi modo l’inconscio;
che persino se il sogno avesse un senso e questo fosse determinato dall’inconscio ci sarebbero probabilmente migliaia di modi diversi per collegare fra loro un albero e un’automobile cosicchè il determinare quale di questi sia quello giusto è sostanzialmente impossibile.
Le interpretazioni freudiane dei sogni sono semplicemente ipotesi bislacche e cervellotiche, indegne persino di essere sottoposte a verifica. E se mai quelle ipotesi fossero valutate degne di verifica, ebbene, allora dovremmo essere pronti a verificare di buona lena pure l’ipotesi che l’origine delle comete possa essere la pipì degli elefanti rosa che vivono su Plutone! D’altronde, coerentemente con quanto ho scritto, il caso vuole che le recenti ricerche sull’attività cerebrale durante le verie fasi del sonno stiano fornendo importanti indizi del fatto che Freud non ci aveva minimamente azzeccato.
LA PSICOANALISI E’ (INUTILMENTE) PIÙ COSTOSA DELLE ALTRE TERAPIE
Molto ho già scritto e molto ci sarebbe ancora da scrivere. Non voglio tediare troppo i poveretti che dovessero avere la buona volontà di leggere queste pagine. E tuttavia un’ultima cosa va detta. Non solo le terapie psicoanalitiche sono equivalenti a dei placebo, ma esse sono usualmente di gran lunga le più costose e impegnative fra le numerosissime psicoterapie disponibili. Chi decide di dare inizio a una cura di quel tipo … è come uno che trovandosi al supermercato e vedendo marche di detersivo perfettamente identiche, avendo constatato che anche gli ingredienti sono identici, decide di comprare quello che costa 100 euro, invece di quello che ne costa 10.
A questo punto spero di aver suscitato almeno in qualcuno il desiderio di approfondire l’argomento. Fate un salto in libreria, acquistatevi se volete il Libro nero (che oltretutto non è affatto noioso da leggere); se siete politically correct acquistate pure l’Anti-libro nero … e per terminare chiudete con il celeberrimo testo freudiano sull’interpretazione dei sogni!
E poi formatevi liberamente le vostre opinioni!
Fisica e arte - due modi complementari di esprimere la creativita
Giugno 28, 2008
Relatore: Catalina Curceanu - Laboratori Nazionali di Frascati dell’INFN
Sabato 28 giugno ore 20,30
In diretta su Artoong Live TV
Un giorno Pitagora passo’ davanti all’officina di un fabbro e si accorse che il suono dei vari martelli sulle incudini era a volte consonante e a volte dissonante; incuriosito entro’ nell’officina e guardando i martelli scopri che quelli che risuonavano in consonanza avevano un preciso rapporto di peso. E’ cosi’ che lo stretto rapporto che intercorre tra la musica e la matematica (la scienza) fu scoperto. Il rapporto fra l’arte e la scienza, non e’ mai cessato, anzi, si e’ ulteriormente rinforzato - seguendo strade non-lineari e, spesso, molto feconde.
L’esplorazione della quarta dimensione di Dali’, il cubismo e la sua relazione con la relativita’, i disegni apparentemente paradossali di Escher, le Cosmicomiche di Calvino, ma anche la ricostruzione sentimentale del Big Bang di Primo Levi nella sua poesia “Nel Principio”, assieme allo scienziato che diventa un personaggio (I Fisici di Durrenmat; la strana scomparsa di Majorana raccontata da Sciascia, i fisici del CERN di Ginevra visti sia nell’”Atlante occidentale” di Del Giudice che, in un modo alquanto lontano dalla realta’ in ‘Angeli e demoni” di Brown) sono soltanto alcuni degli esempi di cui si parlera’. Le moderne teorie della fisica, le sue simmetrie, la sua armonia (il modello standard, la supersimmetria, le multidimensioni, i buchi neri, la teoria delle stringhe) sono anche una forma d’arte, oltre ad essere alla base del progresso della societa’, e fanno parte del patrimonio culturale dell’umanita’. Perche’, come diceva Einstein: “L’esperienza piu’ bella che possiamo avere e’ il mistero. E’ l’emozione fondamentale alla base della vera arte e della vera scienza. Chi non sa cos’e’ e non sa piu’ sognare o meravigliarsi e’ come morto e il suo sguardo e’ spento”
CENTRO INTERNAZIONALE RADIO MEDICO (C.I.R.M.)
Giugno 6, 2008
IL CENTRO INTERNAZIONALE RADIO MEDICO (C.I.R.M.)
che dal 1935 ha assicurato l’assistenza medica gratuita a distanza a
tutti i marittimi che navigano su navi senza medico a bordo in tutti i
mari del mondo è costretto a sospendere il servizio Regolare dal 1 Luglio 2008
continuando ad accogliere solo le richieste urgenti.
COMUNICATO STAMPA
Il Centro Internazionale Radio Medico (C.I.R.M.) O.N.L.U.S. è una Fondazione privata, eretta ad Ente Morale nel 1950, che dal 1935 assicura l’assistenza medica a distanza a tutti i marittimi imbarcati su navi senza medico a bordo, naviganti in tutti i mari del mondo.
Questo servizio è completamente gratuito. Il C.I.R.M. è stato designato dal Governo Italiano quale Centro Nazionale Responsabile dell’Assistenza Telemedica Marittima (T.M.A.S.) in ottemperanza a disposizioni internazionali emanate dall’IMO (International Marittime Organization) e svolge questa funzione pubblica in stretta collaborazione con il Centro Nazionale di Coordinamento per la Ricerca ed il Soccorso in Mare (I.M.R.C.C.) identificato nel Comando Generale delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, con gli R.C.C. dislocati sulle coste italiane e con i TMAS di altre nazioni Nei 73 anni di vita il C.I.R.M. ha assistito circa 60.000 marittimi di ogni nazionalità e solo nel 2007 ha curato 1815 pazienti e collaborato a portare a termine 65 missioni di soccorso aeronavale.
Difficoltà finanziarie hanno sempre caratterizzato l’esistenza del Centro ma forse ora è
arrivato il momento della resa!
Il C.I.R.M. sopravvive grazie al contributo che una Legge dello Stato fissava nel lontano 1995 a 775.000, contributo che è stato sempre da allora decurtato dalle successive Leggi Finanziarie determinando un notevole disagio finanziario che è stato affrontato con la sospensione delle attività di studio e ricerca, con la sospensione dell’attività editoriale e di formazione del personale navigante e degli studenti degli Istituti Nautici, con la riduzione al minimo indispensabile del personale operativo ed amministrativo e con il ricorso ad onerosi fidi bancari.
La Legge Finanziaria ha fissato in 606.000 il contributo per il 2008 ma ulteriori provvedimenti inerenti la riduzione della spesa pubblica hanno ridotto la cifra a 505.000 Euro, importo assolutamente insufficiente ad assicurare i servizi vitali della Fondazione.
Il 14 aprile u.s. il C.I.R.M. ha rivolto un appello a tutto il cluster marittimo italiano per chiedere
aiuto e solidarietà, pur sapendo che i contributi liberali delle Società di Navigazione e dei singoli marittimi non potranno mai sostituire il contributo statale che viene erogato al C.I.R.M. perché svolge una funzione pubblica riconosciuta di grande qualità ed efficacia dalle organizzazioni marittime nazionali ed internazionali.
Funzione che, si rammenta ancora, è di pertinenza dello Stato Italiano che deve rispettare le convenzioni internazionali relative alla salvaguardia della salute e della vita dei marittimi che navigano su navi senza medico a bordo.
Il Consiglio di Amministrazione del C.I.R.M., per sensibilizzare l’Opinione Pubblica e la Classe Politica a questo problema, ha deciso di adottare il seguente provvedimento: Sospensione del Servizio Regolare dal 1 Luglio 2008 continuando ad accogliere solo le richieste urgenti Il C.I.R.M. ha bisogno per la propria sopravvivenza che il contributo statale venga erogato rispettando quanto previsto dalla Legge 23.12.1996 n. 647, esigenza rappresentata anche dalla Sezione di Controllo Enti della Corte dei Conti.
Il Presidente del C.I.R.M., Ammiraglio medico Agostino Di Donna, conclude questo comunicato con le seguenti parole:
“Senza misure finanziarie urgenti da parte del Governo in favore del C.I.R.M. questa Nobile Fondazione, conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo, sarà costretta a considerare conclusa la sua missione umanitaria e riconsegnare al Governo Italiano le responsabilità relative alle sue funzioni di Centro Italiano Responsabile dell’Assistenza Telemedica Marittima”.
L’intervista con il Presidente del C.I.R.M. :




