COS’E’ UN CANE?

Giugno 8, 2008

Cos’è un cane? Come si può distinguere un cane da un cavallo o da un bradipo?

Queste possono apparire domande del tutto banali e persino un po’ ridicole. Ma mi accingo a mostrarvi che forse non è così …

Ho scritto le considerazioni che seguono per la prima volta in un thread di discussione in aNobii, il ben noto sito dedicato ai bibliofili, ma mi è parso utile riutilizzarle anche per questo blog.

Nella nostra vita quotidiana in modo continuo e inconsapevole facciamo ricorso a una serie di meccanismi di classificazione, categorizzazione, schematizzazione, semplificazione e riduzione del mondo reale a concetti e simboli ossia a sostituti di oggetti fisici spesso assai complessi o almeno troppo complessi per essere maneggevoli nel contesto della usuale conversazione.

Fra il mondo del linguaggio, cioè dei simboli verbali, e la realtà esiste spesso un vero e proprio abisso e se da un lato appare estremamente facile per chiunque pronunciare la parola “cane” associandola nella propria mente all’oggetto reale che essa rappresenta, questa operazione di associazione nasconde in realtà un intero universo. Un universo che corrisponde alla differenza fra un oggetto indefinito e sfumato come il cane reale e il concetto banale che lo rappresenta.

Beh, in realtà sto un poco svilendo questo discorso che sarebbe in effetti assai più lungo e articolato. Per esempio si potrebbe notare che il concetto di cane, intrinsecamente, non è né semplice, né complicato. E’ piuttosto un’entità dalle caratteristiche flessibili che noi possiamo utilizzare, a seconda dei casi, riempiendola con pochissimi e banali contenuti o con una rappresentazione ricchissima di sfumature. Ma sta di fatto che l’utilità della parola cane nel linguaggio comune stia proprio, principalmente, nel poterne usare la forma più limitata e grossolana in modo che per chiunque, anche se dotato di cultura limitata, anche se non interessato a tutta la complessità del mondo reale, risulti facilmente e immediatamente possibile fare riferimento, senza troppi fronzoli, a una certa entità in modo comprensibile per l’interlocutore.

Insomma il “cane” che noi abbiamo in mente finisce per essere qualcosa di molto più semplice del cane fisico. Questa semplificazione è così significativa, ed è così abituale il servirsene, che in molti casi può risultare veramente difficile saper ricostruire in modo consapevole la complessità nascosta dietro la parola e noi finiamo per perderne il controllo.

Per farmi capire meglio vi invito a leggere il breve raccontino, sostanzialmente un dialogo, che segue.

…………………………………

-Ehi, scusi …-

La voce alle vostre spalle, lenta e profonda vi prende alla sprovvista e trasalite lievemente. Uscendo dal flusso dei vostri pensieri vi voltate e rimanete senza fiato. Di fronte a voi c’è uno stranissimo essere; alto alto, secco secco, con una incredibile pelle zigrinata e luccicante, due larghi occhi a palla e un inverosimile cappellino con le antenne. Dopo alcuni istanti di stupore vi viene da supporre che debba trattarsi di un matto o almeno di una persona piuttosto stravagante. Ma, comunque sia, vi ha interpellato e così gli chiedete senza riuscire a nascondere il vostro stato d’animo.

-E lei chi è? Come diavolo si è vestito? Mica siamo a carnevale!-

-Carnevale? No guardi, io sono un alieno e questo è il mio aspetto normale!-

-Porca miseria! Un alieno! Questa poi! Beh, ok, molto piacere. In cosa posso esserle utile?-

-Senta, avrei bisogno di una cortesia. Il mio traduttore galattico ha un difetto e non riesco a trovare il significato della parola “cane”. Potrebbe per cortesia spiegarmi cos’è un cane e come lo si riconosce?-

-Ah, beh, certo! Nulla di più facile! Un cane è un animale. Un mammifero. Ha quattro zampe, due orecchie, un naso, la coda e può avere il pelo di vari colori e varia lunghezza. Chiaro, no?-

-Chiarissimo, grazie. Vediamo un po’, se mi permette le faccio vedere un’immagine nella mia “Enciclopedia Galattica delle Immagini e dei Suoni” (un prodotto GalaxySoft) così vediamo se ho capito.-

-Ok.-

Lo strano personaggio giocherella alcuni istanti sopra un oggettino nero e lucente che ha in mano, poi ve lo mostra. Su una delle facce dell’oggetto è visualizzata una splendida immagine tridimensionale di un leopardo.

-Dunque … in base alla sua definizione … mi pare … ecco! Questo dovrebbe essere un cane!- Vi fa l’alieno con un largo sorriso di soddisfazione stampato sul volto zigrinato.

-Mmm … ecco … in effetti no … quello è un leopardo.-

-Leopardo? Ma ha quattro zampe, una coda, …-

-Sì, è vero, ma anche il leopardo ha quattro zampe, ecc.-

-Strano! Qui da voi esistono due animali uguali, ma che sono diversi e hanno nomi diversi?-

-Oh, no, il leopardo e il cane non sono uguali!-

-Ah, bene, e allora come si distinguono?-

-Beh per cominciare il pelo del cane non ha mai questo tipo di colore e di disegno.-

-Allora questo potrebbe essere un cane?- Vi chiede l’alieno mostrandovi un altro animale con un colore differente.

-Oh, no! No! Questo è un elefante!-

-Temo di cominciare a non capire …-

-Un elefante è molto più grande e poi non ha pelo e anche le orecchie sono molto più grandi.-

Dopo un’ora abbondante di tentativi vani, voltandovi di poco, esausto, vi accorgete che un po’ più in là un’eccentrica signora porta al guinzaglio un cagnolino. Sollevato e felice esclamate con foga:

-Ecco!!! Quello è un cane!!!-

L’alieno si volta, osserva, fa una strana faccia e rivolgendosi a voi vi chiede stupefatto:

-Quello??? Ma quello ha un solo orecchio, non ha pelo come gli elefanti, ha una specie di stranissima cosa attorno al collo ed è più piccolo di un gatto!!!-

Ci pensate un attimo e poi disperato cercate di spiegarvi:

-Sì, è vero, ma forse un orecchio glielo avranno tagliato … oppure lo ha perduto in una lite con un altro cane … oppure non so; … il pelo la padrona glielo ha tagliato. E’ piccolo in effetti, ma qualche tipo di cane può anche essere piccolo. E la cosa al collo è un fiocchetto che gli è stato messo per abbellimento …-

-Allora un cane può anche aver un orecchio solo, non avere pelo e … chissà cos’altro … magari può anche avere tre zampe sole!-

-Beh, in effetti … sì, se una la ha perduta in qualche modo ….-

-Allora, se vedo una cosa con 3 zampe, senza pelo, senza coda e senza orecchie, ma con un fiocchetto e che non emette nessun verso … potrebbe essere un cane?-

-Beh, in effetti … sì.-

-Allora un cane è un oggetto che potrebbe avere un numero qualsiasi di gambe compreso fra zero e quattro, potrebbe essere piccolo o grande, abbaiare o uggiolare o mugolare o anche essere muto, avere il pelo o no e se lo ha averlo lungo o corto e di colori differenti, avere la coda lunga o corta, pelosa o no e anche non averla affatto …-

-Beh, ecco … a rigore … in casi eccezionali … potrebbe pure avere 5 zampe, se avesse un difetto genetico … ehm …-

Siete rosso in viso e in gravissimo imbarazzo. Non sapete più che pesci prendere.

-E allora … torniamo alla domanda iniziale: come faccio a riconoscere un cane?-

Poi l’alieno prende un altro strano dispositivo e vi annota qualcosa di incomprensibile. Al suo ritorno sul pianeta natale, nel rapporto per il suo capo trascriverà: “essere umano: sistema di concettualizzazione estremamente primitivo e impreciso; capacità logiche, praticamente nulle.”

…………………….

Bene. Il raccontino è terminato. Ora pensateci un attimo: voi come fareste a descrivere in modo chiaro e inequivocabile un cane, ossia un animale banalissimo che non sbagliereste mai e poi mai a riconoscere, se vi trovaste di fronte a un alieno e poteste usare solo il linguaggio (ossia le parole)?

Sono convinto che anche il vostro alieno quando si allontanerà da voi, molto facilmente avrà capito ben poco.

Intendiamoci: non intendo sostenere che in assoluto non esista alcun modo per descrivere un cane: ve ne possono essere diversi, per esempio fornire la sequenza di nucleotidi del DNA. Ma quando ognuno di noi pensa un cane difficilmente (spero) lo pensa in termini di codice genetico.

Ma esiste una domanda ancora più sottile: se descrivere un cane a chicchessia è così inaspettatamente difficile … perchè per ognuno di noi riconoscere concretamente un cane, anche se monco, anche se muto, anche se cieco e storpio, è sempre così facile? Esiste un qualche modo in cui la nostra mente descrive per se stessa i cani e lo fa con tale efficacia che nella maggior parte dei casi voi potreste riconoscerne uno persino se gli fosse stata completamente asportata la testa. Ma mentre la nostra mente sa bene come descrivere inconsciamente quel cane per se stessa, non sa poi come tradurre consapevolmente quella descrizione in regole esplicite.

 

Giorgio Penco

Editori in Festa a Milano

Maggio 26, 2008

Festa della Piccola e Media editoria a Milano alla sua prima edizione. 36 editori con i loro autori saranno lieti di incontrare il pubblico milanese nella cornice della Triennale Bovisa. Artoong non poteva mancare ad un evento che rientra pienamente nelle sue progetto editoriale. Siamo quindi partner ufficiali della manifestazione, ci troverete presso lo stand di Servizi Editoriali dove contiamo di approntare una postazione per una ripresa in diretta Web ma gireremo anche incuriositi cercando di riportarvi le nostre impressioni sottoforma di immagini e interviste

Il 2008 segna l’inizio di una nuova nascita a Milano per la Piccola e Media editoria. Per la prima volta cittadini e turisti potranno conoscere personalmente le piccole e medie realtà editoriali. La Festa aprirà alle 17 presso la Triennale Bovisa e si protrarrà fino alle 2. Sarà un palcoscenico per libri che spesso è difficile trovare nelle grandi librerie e che, invece, a Milano troveranno nella Mostra una ribalta di prestigio.

Punto di forza e perno della Festa sono gli editori indipendenti che emergono nel panorama editoriale italiano per la qualità dei loro cataloghi. Per la prima volta a Milano vedrà gli stand di Agenzia X – Agenzia servizi editoriali – Babalibri – Bevivino editore – Cabila edizioni – Carthusia – Che libri – Costa & nolan – Eclissi editrice - Edizioni ambiente – Edizioni l’affiche – Edizioni effigie – Eclissi editrice – Eleuthera – Epoché edizioni – Excogita – Fbe edizioni – Fondazione mondadori – Gran vía – Ibis edizioni – Ignazio maria gallino editore – Iperborea – La vita felice – Lupetti – Marcos y marcos – Mimesis – Moretti & vitali – No reply – O barra O – Pea italia – Postmedia books – Pulcinoelefante – Selene – Sironi – Topipittori – Viennepierre edizioni.
Diverse le novità proposte dall’organizzazione della Festa. Si potranno acquistare i libri di tutti i piccoli e medi editori presenti, conoscere personalmente gli autori, che si mischieranno alla gente e firmeranno i libri, ascoltare musica e ballare fino alle 2.00 di notte. Già confermata la presenza dei WU MING in occasione dell’uscita di Previsioni del tempo, per Edizioni Ambiente.

Un esperimento originale e innovativo, lanciato dal comitato promotore di ml-libri.it: Bevivino editore, Cabila edizioni, Che libri, Gran vía, Pea italia, Agenzia servizi editoriali e da altri partner.

La manifestazione milanese, insomma, ha tutti i presupposti per far meritare a Milano il titolo di Capitale della Piccola e Media editoria, un riconoscimento che dividerà in futuro con Torino e Roma.
Lasciatevi dunque coinvolgere dalla Piccola e Media editoria italiana. Milano via aspetta

Ilia Antongini

Il doping degli artisti

Maggio 22, 2008

RotolareVi sono diversi motivi che inducono gli esseri umani a deprecare sia l’uso di droghe, sia il doping. In parte i giudizi negativi sono legati al fatto che tanto le sostanze dopanti, quanto le droghe mettono direttamente a repentaglio l’integrità fisica dei consumatori. Ma questo non è certo l’unico problema. Per il doping influisce senz’altro anche il fatto che esso costituisce un modo per barare e ingannare; una forma evidente di slealtà e disonestà. L’uso di droghe è invece disapprovato anche per i gravi rischi e i danni che provoca indirettamente a terze persone (come nel caso degli incidenti stradali o dei furti commessi per procurarsi ulteriori dosi) e alla società nonché per il dolore inflitto alle persone care.

Di fronte a queste considerazioni e ad altre che si potrebbero fare, sembrerebbe impossibile individuare delle circostanze nelle quali il consumo di droga e il doping siano non soltanto tollerati, ma talvolta (sia pure in modo non esplicito) apprezzati. Eppure queste circostanze esistono: riguardano principalmente il mondo dell’arte. Per gli artisti infatti non solo la condanna è spesso assai attenuata, ma addirittura, in certi casi, si manifesta una sorta di apprezzamento implicito connesso alla figura e alla mitologia dell’artista maledetto, disperato, che prevale sul giudizio etico negativo.

Cosa è la droga per un artista? Fatta la doverosa premessa che esistono ovviamente casi diversi i quali non sempre sono facilmente riconducibili a un unico schema interpretativo, occorre riconoscere che in molti casi, più o meno intenzionalmente, gli artisti usano la droga allo scopo preciso di potenziare le proprie capacità creative o espressive e di estendere il proprio universo percettivo. In altri termini essi si servono della droga per ottenere migliori prestazioni (rispetto a quelle che le loro qualità innate consentirebbero) e, dunque, per barare. Da questo punto di vista non pare essere improprio l’assimilare l’uso di droghe con quello di sostanze dopanti nelle competizioni sportive. Per ripetere il concetto con termini più espliciti, nel seguito di queste mie riflessioni sosterrò che in molti casi il ricorso a droghe nel mondo dell’arte si configura con le stesse connotazioni negative che ha il doping nello sport.

Personaggi come Jimi Hendrix, Syd Barrett o Jim Morrison, ma anche Baudelaire, Balzac, Modigliani, Degas, Manet, Picasso e molti altri hanno fatto uso di droghe o abuso di alcolici fino al punto, talvolta, di subirne conseguenze fatali. Nonostante ciò la negatività di questo comportamento è di solito a malapena presa in considerazione. Spesso se ne parla in modo del tutto neutro e addirittura non è troppo raro che l’uso di droghe venga implicitamente fatto passare nel contesto di un giudizio benevolo sulla personalità irrequieta e creativa, magari tormentata, dell’uno o dell’altro artista.

Come mai tanta benevolenza nei confronti degli artisti, in contrasto con la netta censura verso gli sportivi?

Ci sono, mi pare, tre motivi principali. In primo luogo occorre notare che, per qualche strana ragione, il ricorso a droghe nel mondo dell’arte non è generalmente sentito come una forma di doping. Il secondo punto è che gli artisti non paiono essere in competizione fra loro e dunque anche un eventuale doping non sembra andare direttamente a detrimento di alcuno. Al massimo viene danneggiato (fisicamente) proprio colui che ricorre a sostanze psicotrope. Infine taluni fanno notare che nessun artista si serve di mezzi impropri nel momento della creazione artistica. Al massimo se ne fa uso prima e dopo, ma al momento di produrre l’opera d’arte in genere gli artisti sono sostanzialmente lucidi e nel pieno possesso delle loro facoltà.

Queste tre considerazioni sembrano smontare l’idea di un possibile parallelismo fra atleti dopati e artisti drogati. Ma se andiamo a guardare con maggiore attenzione ci accorgiamo che le cose stanno diversamente.

Il primo punto in esame riguarda il fatto che il ricorso a droghe costituisca o meno, per un artista, un equivalente del doping. Qui la nostra sensibilità probabilmente ci trae in inganno. Se esaminiamo freddamente la questione ci rendiamo conto che, per ammissione degli stessi artisti, l’uso di certe droghe è in grado di ampliare l’universo percettivo in coincidenza con l’assunzione delle dosi e, oltre ciò, a lungo termine il ricorso a sostanze psicotrope distorce il rapporto con la realtà, gli orizzonti emotivi e il senso di sé. In altre parole esso contribuisce in modo decisivo a costruire una personalità differente da quella che si avrebbe in condizioni normali.

In effetti non ha neppure molta importanza che le capacità personali vengano intrinsecamente “accresciute” o solo modificate. Sia perchè nel mondo dell’arte è spesso assai difficile definire cosa esattamente significhi “accrescere”, sia perchè in molti casi l’anormalità, l’originalità, l’uscire dagli schemi usuali sono già di per sé percepiti come fattori positivi, in grado di muovere l’interesse del pubblico. In altre parole le creazioni artistiche di una personalità distorta finiscono per essere, persino a parità di altre caratteristiche, intrinsecamente più interessanti di quelle di un grigio impiegato dalla vita monotona. E’ difficile pensare che l’arte di Jimi Hendrix o quella di Jim Morrison e di Syd Barrett sarebbero state le stesse se quei tre si fossero sempre astenuti dalle droghe e dall’alcool. Allo stesso modo il pittore Toulouse-Lautrec, che faceva ricorso all’assenzio fino al punto da intossicarsene, non può non aver mostrato nei suoi quadri i segni dell’influsso, diretto o indiretto, della droga. Cosa che vale, per esempio, anche per Modigliani che di droga morì, dopo essersi rovinato anche con l’alcool.

Ora, se l’originalità, la creatività, la capacità di evadere dagli schemi usuali sono intrinsecamente caratteristiche positive per un’artista non si può non accettare che, almeno in un certo numero di casi, il ricorso alle droghe costituisca un potenziamento indebito delle capacità innate dell’artista stesso. Ossia una forma di doping.

Il secondo fattore da esaminare è il fatto che gli artisti non paiono essere in diretta competizione fra loro. Se due lanciatori del peso partecipano alle olimpiadi e uno dei due, dopandosi, riesce a vincere, egli ha automaticamente e visibilmente danneggiato l’altro concorrente sottraendogli il premio che avrebbe meritato. Ma se un pittore si droga egli non toglie nessun premio agli altri pittori.

Anche questa argomentazione però è piuttosto incosistente se esaminata con attenzione. Gli artisti lavorano, oltre che per soddisfazione personale, anche per almeno due forme di “retribuzione”: la fama e il denaro. Ambedue queste tipologie di retribuzione sono tali da porre in competizione, sia pure indiretta, gli artisti l’uno con l’altro. Anche nel mondo dell’arte, infatti, esistono “il più bravo”, “il più pagato”, “il più famoso”, “il più apprezzato”. Pur se in assenza di “competizioni ufficiali”.

Se dalla storia della pittura potessimo con un colpo di bacchetta magica far sparire tutti quegli artisti che, nel corso dei secoli, hanno fatto ricorso a droghe o abusato dell’alcool, le opere dei rimanenti acquisterebbero improvvisamente una rilevanza completamente differente. Se Hendrix fosse stato solo un grigio chitarrista tecnicamente dotato, ma dalla personalità equilibrata e piatta, molto probabilmente lui avrebbe venduto meno dischi e qualcun altro ne avrebbe venduti di più. Dunque sembra almeno ragionevole partire dall’ipotesi che il ricorso a droghe di certi artisti possa finire per danneggiare coloro che non le usano.

La terza e ultima considerazione riguarda il fatto che l’uso di droghe non coincide col momento della creazione artistica. Anche questa è una considerazione incosistente. Talvolta addirittura falsa, in altri casi semplicemente ininfluente. Naturalmente l’artista non può essere completamente sballato e del tutto incapace di intendere e volere nel momento in cui produce le suo opere; si esclude quindi che negli stati di alterazione più profonda sia possibile produrre opere d’arte. Questo vincolo, per altro, risulta più o meno stringente a seconda di quale sia la forma d’arte praticata. Probabilmente un pittore è in grado di dipingere con apprezzabili risultati anche laddove una ballerina classica perderebbe l’equilibrio con esiti catastrofici. Ma non tutte le droghe e non tutti i dosaggi producono stati ugualmente inabilitanti. Alcuni artisti hanno fatto uso di droghe più leggere e tollerabili come la cannabis, per esempio Charles Baudelaire e Theophile Gautier. Quest’ultimo ci ha anche lasciato un racconto della sua esperienza.

A prescindere dalla capacità di produrre arte in coincidenza con l’assunzione di droga, occorre ricordare che la coincidenza temporale non è un fattore significativo. Molte droghe (l’LSD per esempio) hanno infatti la prerogativa di potenziare le capacità percettive e l’universo sensoriale, permettendo di compiere esperienze interiori più profonde di quelle normali e consentendo di acquisire una visione delle cose anomala ed innaturale che comunque arricchirà le capacità espressive e migliorerà il prodotto artistico anche al di fuori del periodo di attività della droga.

Persino personaggi, come Coleridge, che hanno fatto uso di droghe di per sé inadatte a produrre percezioni particolari e a favorire la creatività (come l’oppio) ci hanno lasciato testimonianze in cui attribuiscono all’uso di tali droghe, se non le visioni, i sogni, le percezioni da cui nascevano le loro opere, almeno l’aver messo il loro fisico in condizioni tali da rendere possibili quei pensieri. Nel settore musicale è addirittura possibile rintracciare una corrente artistica, cui contribuirono i migliori nomi del panorama musicale, che esplicitamente si rifà agli effetti delle droghe come ispirazione per le sonorità, i testi e in generale i brani musicali. Si tratta del rock psichedelico cui sono legati nomi come quello di Bob Dylan, dei Byrds, dei Doors, dei Grateful Deads e molti altri.

Dunque tutti e tre i fattori che sembravano differenziare il doping sportivo dall’uso di droghe nel mondo dell’arte si rivelano insussistenti. In altri termini non mi pare esistano motivi significativi per accettare l’assunzione di droga da parte di artisti o per ritenere questo un comportamento meno censurabile del doping sportivo.

Rimane però il fatto che il giudizio umano è sovente irrazionale e non segue necessariamente i binari della logica. Così, ad onta di ogni possibile considerazione etica, personaggi come Baudelaire o Jim Morrison sono considerati non dei disonesti ansiosi di integrare con supporti esterni le loro capacità personali, non dei pericolosi esempi negativi cui molti giovani potrebbero voler fare riferimento, non degli squilibrati incapaci di trovare una stabilità psicoemotiva e di creare un sistema di relazioni soddisfacenti fra se stessi e il mondo circostante, ma piuttosto dei “geni travagliati”, dei “romantici eroi della creatività”. Insomma, dei grandi dell’arte, piuttosto che dei piccoli della vita, facendo prevalere il giudizio positivo su quello negativo.

Se in tutto questo c’è un senso, devo ammettere che a me sfugge.

Per gentile concessione di:

CosmicVoidAroundMe

(G.P.)

Al Gore lancia Current Tv Italia

Maggio 8, 2008

Da oggi parte l’esperienza italiana di Current TV, inserita nel palinsesto di Sky (canale 130), nel pomeriggio Al Gore, fondatore di questo network, ha personalmente incontrato la comunità dei Blogger Italiani al teatro Ambra Jovinelli di Roma.

E’ stato un incontro interessante per diversi motivi e soprattutto per il carattere di franchezza che ha caratterizzato sia le domande che la platea gli ha proposto sia le risposte che il Premio Nobel (oltre che Oscar) ha dato senza mai dare l’impressione di essere diplomatico.

Il progetto di Current TV è ambizioso e potenzialmente di forte impatto non solo sulla comunità dei fruitori della rete, che pur in questo paese rappresenta una minoranza poco influente, ma per la sua caratteristica di attaccare al cuore il più grande mezzo di comunicazione: la televisione. Meccanismi di collaborazione tipici della rete che confluiscono sul mezzo per antonomasia più generalista che ci sia. Da oggi chiunque potrà produrre contenuti video di breve durata e riuscire a vederli trasmettere su uno schermo televisivo.

La forza del progetto la misureremo con il tempo nella realtà italiana che è stata scelta come primo paese non anglofono dopo i canali già aperti in U.S.A. Gran Bretagna e l’Irlanda. Una realtà italiana che è contraddistinta da un sistema televisivo chiuso all’entrata di nuovi operatori e dove le linee editoriali e dei palinsesti sono in mano ad un ristretto gruppo di soggetti economico-politici.

Al Gore ha più volte ribadito la profonda indipendenza da ogni centro di possibile potere, ha suffragato queste sue affermazioni sollecitato dalle domande puntuali della platea, sul modello di business che dovrebbe garantire questa libertà e questa dipendenza, come lui ha più volte ripetuto, soltanto dalla coscienza degli utenti/produttori.

E’ una sfida importante, una sfida che va a toccare punti nevralgici del sistema informativo e televisivo italiano. Certo Current Tv , veicolata su Sky, non avrà una platea numericamente comparabile con i network tradizionali, resta però il valore del progetto e l’opportunità che viene data da oggi ad ogni produttore indipendente di poter dimostrare il proprio valore senza intermediazioni.

Noi c’eravamo e vi proponiamo il podcast del dibattito che si è sviluppato oggi all’Ambra Jovinelli.

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