Steganografia: arte e scienza delle scritture nascoste

Maggio 24, 2008

Domenica 25 maggio a partire dalle ore 20:30 in diretta su ARTOONG LIVE TV si terra’ la conferenza:

Steganografia: arte e scienza delle scritture nascoste - relatore: Corrado Giustozzi - a cura del MENSA

Esistono situazioni in cui occorre comunicare qualcosa di così importante e segreto che non solo il contenuto della comunicazione deve essere reso inaccessibile a chi non ne sia il legittimo destinatario, ma il fatto stesso che vi sia una comunicazione deve passare inosservato ed insospettato a chi vorrebbe o potrebbe impedirla.

In casi come questi non è più sufficiente affidarsi alla crittografia, o disciplina delle scritture segrete: occorre ricorrere alla steganografia, o disciplina delle scritture nascoste.

Antica quanto l’uomo, la steganografia è da sempre lo strumento per eccellenza di spie, agenti segreti, cospiratori e rivoluzionari, terroristi. Inchiostri simpatici e microfilm sono solo alcuni degli artifici inventati nel corso dei secoli da chi, per sorte o per mestiere, ha dovuto affidare la propria vita al fatto che un messaggio sfuggisse al controllo dei propri avversari.

Era inevitabile che nell’attuale era di Internet e dell’informazione digitale anche la steganografia si evolvesse. Oggi i computer consentono infatti di veicolare contenuti nascosti tramite i mezzi più innocui ed insospettabili, con un’efficienza migliaia di volte maggiore rispetto a quella dei sistemi manuali di un tempo.

Live TV

Maggio 24, 2008

In questa pagina trasmettiamo le nostre dirette WebTV
Eventi, conferenze ma anche altro dove avremo la possibilità della trasmissione LIVE. In alcuni casi, quando possibile, offriremo ai nostri spettatori anche la possibilità di interagire con l’evento attraverso una Chat. Ad evento terminato sarà possibile rivedere la trasmissione sui nostri canali WEB-TV tematici.
Domenica sera 28 giugno a cura del MENSA a partire dalle ore 20.30 in diretta trasmetteremo:

Fisica e arte - due modi complementari di esprimere la creativita”
Relatore: Catalina Curceanu - Laboratori Nazionali di Frascati dell’INFN



Live Video streamed by Ustream

Il doping degli artisti

Maggio 22, 2008

RotolareVi sono diversi motivi che inducono gli esseri umani a deprecare sia l’uso di droghe, sia il doping. In parte i giudizi negativi sono legati al fatto che tanto le sostanze dopanti, quanto le droghe mettono direttamente a repentaglio l’integrità fisica dei consumatori. Ma questo non è certo l’unico problema. Per il doping influisce senz’altro anche il fatto che esso costituisce un modo per barare e ingannare; una forma evidente di slealtà e disonestà. L’uso di droghe è invece disapprovato anche per i gravi rischi e i danni che provoca indirettamente a terze persone (come nel caso degli incidenti stradali o dei furti commessi per procurarsi ulteriori dosi) e alla società nonché per il dolore inflitto alle persone care.

Di fronte a queste considerazioni e ad altre che si potrebbero fare, sembrerebbe impossibile individuare delle circostanze nelle quali il consumo di droga e il doping siano non soltanto tollerati, ma talvolta (sia pure in modo non esplicito) apprezzati. Eppure queste circostanze esistono: riguardano principalmente il mondo dell’arte. Per gli artisti infatti non solo la condanna è spesso assai attenuata, ma addirittura, in certi casi, si manifesta una sorta di apprezzamento implicito connesso alla figura e alla mitologia dell’artista maledetto, disperato, che prevale sul giudizio etico negativo.

Cosa è la droga per un artista? Fatta la doverosa premessa che esistono ovviamente casi diversi i quali non sempre sono facilmente riconducibili a un unico schema interpretativo, occorre riconoscere che in molti casi, più o meno intenzionalmente, gli artisti usano la droga allo scopo preciso di potenziare le proprie capacità creative o espressive e di estendere il proprio universo percettivo. In altri termini essi si servono della droga per ottenere migliori prestazioni (rispetto a quelle che le loro qualità innate consentirebbero) e, dunque, per barare. Da questo punto di vista non pare essere improprio l’assimilare l’uso di droghe con quello di sostanze dopanti nelle competizioni sportive. Per ripetere il concetto con termini più espliciti, nel seguito di queste mie riflessioni sosterrò che in molti casi il ricorso a droghe nel mondo dell’arte si configura con le stesse connotazioni negative che ha il doping nello sport.

Personaggi come Jimi Hendrix, Syd Barrett o Jim Morrison, ma anche Baudelaire, Balzac, Modigliani, Degas, Manet, Picasso e molti altri hanno fatto uso di droghe o abuso di alcolici fino al punto, talvolta, di subirne conseguenze fatali. Nonostante ciò la negatività di questo comportamento è di solito a malapena presa in considerazione. Spesso se ne parla in modo del tutto neutro e addirittura non è troppo raro che l’uso di droghe venga implicitamente fatto passare nel contesto di un giudizio benevolo sulla personalità irrequieta e creativa, magari tormentata, dell’uno o dell’altro artista.

Come mai tanta benevolenza nei confronti degli artisti, in contrasto con la netta censura verso gli sportivi?

Ci sono, mi pare, tre motivi principali. In primo luogo occorre notare che, per qualche strana ragione, il ricorso a droghe nel mondo dell’arte non è generalmente sentito come una forma di doping. Il secondo punto è che gli artisti non paiono essere in competizione fra loro e dunque anche un eventuale doping non sembra andare direttamente a detrimento di alcuno. Al massimo viene danneggiato (fisicamente) proprio colui che ricorre a sostanze psicotrope. Infine taluni fanno notare che nessun artista si serve di mezzi impropri nel momento della creazione artistica. Al massimo se ne fa uso prima e dopo, ma al momento di produrre l’opera d’arte in genere gli artisti sono sostanzialmente lucidi e nel pieno possesso delle loro facoltà.

Queste tre considerazioni sembrano smontare l’idea di un possibile parallelismo fra atleti dopati e artisti drogati. Ma se andiamo a guardare con maggiore attenzione ci accorgiamo che le cose stanno diversamente.

Il primo punto in esame riguarda il fatto che il ricorso a droghe costituisca o meno, per un artista, un equivalente del doping. Qui la nostra sensibilità probabilmente ci trae in inganno. Se esaminiamo freddamente la questione ci rendiamo conto che, per ammissione degli stessi artisti, l’uso di certe droghe è in grado di ampliare l’universo percettivo in coincidenza con l’assunzione delle dosi e, oltre ciò, a lungo termine il ricorso a sostanze psicotrope distorce il rapporto con la realtà, gli orizzonti emotivi e il senso di sé. In altre parole esso contribuisce in modo decisivo a costruire una personalità differente da quella che si avrebbe in condizioni normali.

In effetti non ha neppure molta importanza che le capacità personali vengano intrinsecamente “accresciute” o solo modificate. Sia perchè nel mondo dell’arte è spesso assai difficile definire cosa esattamente significhi “accrescere”, sia perchè in molti casi l’anormalità, l’originalità, l’uscire dagli schemi usuali sono già di per sé percepiti come fattori positivi, in grado di muovere l’interesse del pubblico. In altre parole le creazioni artistiche di una personalità distorta finiscono per essere, persino a parità di altre caratteristiche, intrinsecamente più interessanti di quelle di un grigio impiegato dalla vita monotona. E’ difficile pensare che l’arte di Jimi Hendrix o quella di Jim Morrison e di Syd Barrett sarebbero state le stesse se quei tre si fossero sempre astenuti dalle droghe e dall’alcool. Allo stesso modo il pittore Toulouse-Lautrec, che faceva ricorso all’assenzio fino al punto da intossicarsene, non può non aver mostrato nei suoi quadri i segni dell’influsso, diretto o indiretto, della droga. Cosa che vale, per esempio, anche per Modigliani che di droga morì, dopo essersi rovinato anche con l’alcool.

Ora, se l’originalità, la creatività, la capacità di evadere dagli schemi usuali sono intrinsecamente caratteristiche positive per un’artista non si può non accettare che, almeno in un certo numero di casi, il ricorso alle droghe costituisca un potenziamento indebito delle capacità innate dell’artista stesso. Ossia una forma di doping.

Il secondo fattore da esaminare è il fatto che gli artisti non paiono essere in diretta competizione fra loro. Se due lanciatori del peso partecipano alle olimpiadi e uno dei due, dopandosi, riesce a vincere, egli ha automaticamente e visibilmente danneggiato l’altro concorrente sottraendogli il premio che avrebbe meritato. Ma se un pittore si droga egli non toglie nessun premio agli altri pittori.

Anche questa argomentazione però è piuttosto incosistente se esaminata con attenzione. Gli artisti lavorano, oltre che per soddisfazione personale, anche per almeno due forme di “retribuzione”: la fama e il denaro. Ambedue queste tipologie di retribuzione sono tali da porre in competizione, sia pure indiretta, gli artisti l’uno con l’altro. Anche nel mondo dell’arte, infatti, esistono “il più bravo”, “il più pagato”, “il più famoso”, “il più apprezzato”. Pur se in assenza di “competizioni ufficiali”.

Se dalla storia della pittura potessimo con un colpo di bacchetta magica far sparire tutti quegli artisti che, nel corso dei secoli, hanno fatto ricorso a droghe o abusato dell’alcool, le opere dei rimanenti acquisterebbero improvvisamente una rilevanza completamente differente. Se Hendrix fosse stato solo un grigio chitarrista tecnicamente dotato, ma dalla personalità equilibrata e piatta, molto probabilmente lui avrebbe venduto meno dischi e qualcun altro ne avrebbe venduti di più. Dunque sembra almeno ragionevole partire dall’ipotesi che il ricorso a droghe di certi artisti possa finire per danneggiare coloro che non le usano.

La terza e ultima considerazione riguarda il fatto che l’uso di droghe non coincide col momento della creazione artistica. Anche questa è una considerazione incosistente. Talvolta addirittura falsa, in altri casi semplicemente ininfluente. Naturalmente l’artista non può essere completamente sballato e del tutto incapace di intendere e volere nel momento in cui produce le suo opere; si esclude quindi che negli stati di alterazione più profonda sia possibile produrre opere d’arte. Questo vincolo, per altro, risulta più o meno stringente a seconda di quale sia la forma d’arte praticata. Probabilmente un pittore è in grado di dipingere con apprezzabili risultati anche laddove una ballerina classica perderebbe l’equilibrio con esiti catastrofici. Ma non tutte le droghe e non tutti i dosaggi producono stati ugualmente inabilitanti. Alcuni artisti hanno fatto uso di droghe più leggere e tollerabili come la cannabis, per esempio Charles Baudelaire e Theophile Gautier. Quest’ultimo ci ha anche lasciato un racconto della sua esperienza.

A prescindere dalla capacità di produrre arte in coincidenza con l’assunzione di droga, occorre ricordare che la coincidenza temporale non è un fattore significativo. Molte droghe (l’LSD per esempio) hanno infatti la prerogativa di potenziare le capacità percettive e l’universo sensoriale, permettendo di compiere esperienze interiori più profonde di quelle normali e consentendo di acquisire una visione delle cose anomala ed innaturale che comunque arricchirà le capacità espressive e migliorerà il prodotto artistico anche al di fuori del periodo di attività della droga.

Persino personaggi, come Coleridge, che hanno fatto uso di droghe di per sé inadatte a produrre percezioni particolari e a favorire la creatività (come l’oppio) ci hanno lasciato testimonianze in cui attribuiscono all’uso di tali droghe, se non le visioni, i sogni, le percezioni da cui nascevano le loro opere, almeno l’aver messo il loro fisico in condizioni tali da rendere possibili quei pensieri. Nel settore musicale è addirittura possibile rintracciare una corrente artistica, cui contribuirono i migliori nomi del panorama musicale, che esplicitamente si rifà agli effetti delle droghe come ispirazione per le sonorità, i testi e in generale i brani musicali. Si tratta del rock psichedelico cui sono legati nomi come quello di Bob Dylan, dei Byrds, dei Doors, dei Grateful Deads e molti altri.

Dunque tutti e tre i fattori che sembravano differenziare il doping sportivo dall’uso di droghe nel mondo dell’arte si rivelano insussistenti. In altri termini non mi pare esistano motivi significativi per accettare l’assunzione di droga da parte di artisti o per ritenere questo un comportamento meno censurabile del doping sportivo.

Rimane però il fatto che il giudizio umano è sovente irrazionale e non segue necessariamente i binari della logica. Così, ad onta di ogni possibile considerazione etica, personaggi come Baudelaire o Jim Morrison sono considerati non dei disonesti ansiosi di integrare con supporti esterni le loro capacità personali, non dei pericolosi esempi negativi cui molti giovani potrebbero voler fare riferimento, non degli squilibrati incapaci di trovare una stabilità psicoemotiva e di creare un sistema di relazioni soddisfacenti fra se stessi e il mondo circostante, ma piuttosto dei “geni travagliati”, dei “romantici eroi della creatività”. Insomma, dei grandi dell’arte, piuttosto che dei piccoli della vita, facendo prevalere il giudizio positivo su quello negativo.

Se in tutto questo c’è un senso, devo ammettere che a me sfugge.

Per gentile concessione di:

CosmicVoidAroundMe

(G.P.)

Open source - differita

Aprile 7, 2008

Si sono conclusi i lavori del convegno: Mensa Italia e Consip per la cultura dell’Open Source. Si è trattato di una giornata di riflessione sul nuovo paradigma di sviluppo e diffusione del software open source.

Video del convegno

Programma del convegno
Ulteriori informazioni - Mensa -

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