COS’E’ UN CANE?

Giugno 8, 2008

Cos’è un cane? Come si può distinguere un cane da un cavallo o da un bradipo?

Queste possono apparire domande del tutto banali e persino un po’ ridicole. Ma mi accingo a mostrarvi che forse non è così …

Ho scritto le considerazioni che seguono per la prima volta in un thread di discussione in aNobii, il ben noto sito dedicato ai bibliofili, ma mi è parso utile riutilizzarle anche per questo blog.

Nella nostra vita quotidiana in modo continuo e inconsapevole facciamo ricorso a una serie di meccanismi di classificazione, categorizzazione, schematizzazione, semplificazione e riduzione del mondo reale a concetti e simboli ossia a sostituti di oggetti fisici spesso assai complessi o almeno troppo complessi per essere maneggevoli nel contesto della usuale conversazione.

Fra il mondo del linguaggio, cioè dei simboli verbali, e la realtà esiste spesso un vero e proprio abisso e se da un lato appare estremamente facile per chiunque pronunciare la parola “cane” associandola nella propria mente all’oggetto reale che essa rappresenta, questa operazione di associazione nasconde in realtà un intero universo. Un universo che corrisponde alla differenza fra un oggetto indefinito e sfumato come il cane reale e il concetto banale che lo rappresenta.

Beh, in realtà sto un poco svilendo questo discorso che sarebbe in effetti assai più lungo e articolato. Per esempio si potrebbe notare che il concetto di cane, intrinsecamente, non è né semplice, né complicato. E’ piuttosto un’entità dalle caratteristiche flessibili che noi possiamo utilizzare, a seconda dei casi, riempiendola con pochissimi e banali contenuti o con una rappresentazione ricchissima di sfumature. Ma sta di fatto che l’utilità della parola cane nel linguaggio comune stia proprio, principalmente, nel poterne usare la forma più limitata e grossolana in modo che per chiunque, anche se dotato di cultura limitata, anche se non interessato a tutta la complessità del mondo reale, risulti facilmente e immediatamente possibile fare riferimento, senza troppi fronzoli, a una certa entità in modo comprensibile per l’interlocutore.

Insomma il “cane” che noi abbiamo in mente finisce per essere qualcosa di molto più semplice del cane fisico. Questa semplificazione è così significativa, ed è così abituale il servirsene, che in molti casi può risultare veramente difficile saper ricostruire in modo consapevole la complessità nascosta dietro la parola e noi finiamo per perderne il controllo.

Per farmi capire meglio vi invito a leggere il breve raccontino, sostanzialmente un dialogo, che segue.

…………………………………

-Ehi, scusi …-

La voce alle vostre spalle, lenta e profonda vi prende alla sprovvista e trasalite lievemente. Uscendo dal flusso dei vostri pensieri vi voltate e rimanete senza fiato. Di fronte a voi c’è uno stranissimo essere; alto alto, secco secco, con una incredibile pelle zigrinata e luccicante, due larghi occhi a palla e un inverosimile cappellino con le antenne. Dopo alcuni istanti di stupore vi viene da supporre che debba trattarsi di un matto o almeno di una persona piuttosto stravagante. Ma, comunque sia, vi ha interpellato e così gli chiedete senza riuscire a nascondere il vostro stato d’animo.

-E lei chi è? Come diavolo si è vestito? Mica siamo a carnevale!-

-Carnevale? No guardi, io sono un alieno e questo è il mio aspetto normale!-

-Porca miseria! Un alieno! Questa poi! Beh, ok, molto piacere. In cosa posso esserle utile?-

-Senta, avrei bisogno di una cortesia. Il mio traduttore galattico ha un difetto e non riesco a trovare il significato della parola “cane”. Potrebbe per cortesia spiegarmi cos’è un cane e come lo si riconosce?-

-Ah, beh, certo! Nulla di più facile! Un cane è un animale. Un mammifero. Ha quattro zampe, due orecchie, un naso, la coda e può avere il pelo di vari colori e varia lunghezza. Chiaro, no?-

-Chiarissimo, grazie. Vediamo un po’, se mi permette le faccio vedere un’immagine nella mia “Enciclopedia Galattica delle Immagini e dei Suoni” (un prodotto GalaxySoft) così vediamo se ho capito.-

-Ok.-

Lo strano personaggio giocherella alcuni istanti sopra un oggettino nero e lucente che ha in mano, poi ve lo mostra. Su una delle facce dell’oggetto è visualizzata una splendida immagine tridimensionale di un leopardo.

-Dunque … in base alla sua definizione … mi pare … ecco! Questo dovrebbe essere un cane!- Vi fa l’alieno con un largo sorriso di soddisfazione stampato sul volto zigrinato.

-Mmm … ecco … in effetti no … quello è un leopardo.-

-Leopardo? Ma ha quattro zampe, una coda, …-

-Sì, è vero, ma anche il leopardo ha quattro zampe, ecc.-

-Strano! Qui da voi esistono due animali uguali, ma che sono diversi e hanno nomi diversi?-

-Oh, no, il leopardo e il cane non sono uguali!-

-Ah, bene, e allora come si distinguono?-

-Beh per cominciare il pelo del cane non ha mai questo tipo di colore e di disegno.-

-Allora questo potrebbe essere un cane?- Vi chiede l’alieno mostrandovi un altro animale con un colore differente.

-Oh, no! No! Questo è un elefante!-

-Temo di cominciare a non capire …-

-Un elefante è molto più grande e poi non ha pelo e anche le orecchie sono molto più grandi.-

Dopo un’ora abbondante di tentativi vani, voltandovi di poco, esausto, vi accorgete che un po’ più in là un’eccentrica signora porta al guinzaglio un cagnolino. Sollevato e felice esclamate con foga:

-Ecco!!! Quello è un cane!!!-

L’alieno si volta, osserva, fa una strana faccia e rivolgendosi a voi vi chiede stupefatto:

-Quello??? Ma quello ha un solo orecchio, non ha pelo come gli elefanti, ha una specie di stranissima cosa attorno al collo ed è più piccolo di un gatto!!!-

Ci pensate un attimo e poi disperato cercate di spiegarvi:

-Sì, è vero, ma forse un orecchio glielo avranno tagliato … oppure lo ha perduto in una lite con un altro cane … oppure non so; … il pelo la padrona glielo ha tagliato. E’ piccolo in effetti, ma qualche tipo di cane può anche essere piccolo. E la cosa al collo è un fiocchetto che gli è stato messo per abbellimento …-

-Allora un cane può anche aver un orecchio solo, non avere pelo e … chissà cos’altro … magari può anche avere tre zampe sole!-

-Beh, in effetti … sì, se una la ha perduta in qualche modo ….-

-Allora, se vedo una cosa con 3 zampe, senza pelo, senza coda e senza orecchie, ma con un fiocchetto e che non emette nessun verso … potrebbe essere un cane?-

-Beh, in effetti … sì.-

-Allora un cane è un oggetto che potrebbe avere un numero qualsiasi di gambe compreso fra zero e quattro, potrebbe essere piccolo o grande, abbaiare o uggiolare o mugolare o anche essere muto, avere il pelo o no e se lo ha averlo lungo o corto e di colori differenti, avere la coda lunga o corta, pelosa o no e anche non averla affatto …-

-Beh, ecco … a rigore … in casi eccezionali … potrebbe pure avere 5 zampe, se avesse un difetto genetico … ehm …-

Siete rosso in viso e in gravissimo imbarazzo. Non sapete più che pesci prendere.

-E allora … torniamo alla domanda iniziale: come faccio a riconoscere un cane?-

Poi l’alieno prende un altro strano dispositivo e vi annota qualcosa di incomprensibile. Al suo ritorno sul pianeta natale, nel rapporto per il suo capo trascriverà: “essere umano: sistema di concettualizzazione estremamente primitivo e impreciso; capacità logiche, praticamente nulle.”

…………………….

Bene. Il raccontino è terminato. Ora pensateci un attimo: voi come fareste a descrivere in modo chiaro e inequivocabile un cane, ossia un animale banalissimo che non sbagliereste mai e poi mai a riconoscere, se vi trovaste di fronte a un alieno e poteste usare solo il linguaggio (ossia le parole)?

Sono convinto che anche il vostro alieno quando si allontanerà da voi, molto facilmente avrà capito ben poco.

Intendiamoci: non intendo sostenere che in assoluto non esista alcun modo per descrivere un cane: ve ne possono essere diversi, per esempio fornire la sequenza di nucleotidi del DNA. Ma quando ognuno di noi pensa un cane difficilmente (spero) lo pensa in termini di codice genetico.

Ma esiste una domanda ancora più sottile: se descrivere un cane a chicchessia è così inaspettatamente difficile … perchè per ognuno di noi riconoscere concretamente un cane, anche se monco, anche se muto, anche se cieco e storpio, è sempre così facile? Esiste un qualche modo in cui la nostra mente descrive per se stessa i cani e lo fa con tale efficacia che nella maggior parte dei casi voi potreste riconoscerne uno persino se gli fosse stata completamente asportata la testa. Ma mentre la nostra mente sa bene come descrivere inconsciamente quel cane per se stessa, non sa poi come tradurre consapevolmente quella descrizione in regole esplicite.

 

Giorgio Penco

Emanuele Crialese - Respiro

Aprile 30, 2008

Ci piace riproporre la recensione di un film uscito quale anno fa, ma di notevole fascino ed attualità: Respiro di Emanuele Crialese.

Grazia vive senza pelle. Come molti folli.
Ha reazioni abnormi ai fatti osceni della vita che si consumano in gesti minimi di quotidiana violenza.
Grazia non distingue tra il giusto e l’opportuno. Immersa in una sensualità indiscriminata, respira nell’acqua dove gli altri muoiono, soffoca nell’aria torrida che ha bruciato gli isolani nei volti e nell’anima, si ribella isterica a costrizioni millenarie. E subisce.
Il mare la avvolge e l’accarezza, la protegge dal rumore e dal male, contiene i suoi sentimenti, esalta le sue passioni.
Grazia ride e ti spalanca addosso gli occhi di bambina, Grazia gioca. Grazia nuota nuda, parla con gli stranieri e ama i suoi figli.
Pietro, il marito, è un pescatore cavernicolo, sedotto della sua Maria bambina, misto pagano di sopruso e amore. Sanguigno e protettivo.
Quanti animali in questa Itaca contemporanea, animali cani, animali bambini, animali uomini, pettegoli, intriganti, santi e pescatori. Non c’è linea d’ombra tra animale e umanità profonda, e non c’è ombra sull’isola assolata il cui il ritmo del giorno è scandito da fatti e da gesti poveri.

Tutto è intenso.
Chissà se Emanuele Crialese sapeva dove voleva arrivare in quest’opera. Il film vive infatti di vita propria, è la creatura autonoma e sorprendente nelle mani del regista.
La Golino è uguale a se stessa, ce la immaginiamo così fuori dal set: sensuale, sregolata, egocentrica, bizzarra, strafottente e un po’ bambina. Forse per questo ha egregiamente interpretato una parte tanto difficile fino a diventare lei stessa il film. Non dimeno sembra una straniera, un mito, una leggenda più che una donna siciliana che si ribella ad un sistema oppressivo imponendo la sua voglia di vivere.
Chi ha visto questo film non dimenticherà il tam tam primordiale della caccia ai cani randagi, né gli abbracci di lei e il suo essere mare, o le ginocchia di Pietro sulla spiaggia assolata. E soprattutto non scorderà il loro incontro di amanti sposi, nel fuoco
e nel silenzio di un rito notturno, eco del sentimento profondo che unisce
due vite appassionate.
Ottima la regia, pregevole il tentativo di fare un’opera diversa e originale.
La sceneggiatura tuttavia risulta frammentaria. Il film appare come un prezioso mosaico di quadri intensi legati da una strada: quella che collega il villaggio alla spiaggia e l’acqua all’anima degli abitanti di Lampedusa.
Crialese è un talento brillante e questa prova d’autore è notevole.

Patrizia Genovesi

Sweeney Todd - genio e follia

Aprile 8, 2008

Benjamin Barker - Jonny Depp - è Sweeney Todd, un genio dolente che tocca le vette della creatività e della sofferenza, sempre a contatto con la propria anima ferita. Todd è un personaggio dallo sguardo disincantato rivolto verso il mondo, lo sguardo di chi è un tempo si aspettava tutto e che oggi non può vivere di questo niente.

Sweeney Todd è un uomo senza pace assetato di vendetta. In un paesaggio livido che racconta l’inferno dei vivi in tutta la sua tragicità si muovono figure ambigue, violente, tristi.

In un mondo in cui il forte schiaccia senza pietà il debole e il debole soccombe senza nessuna dignità, Todd e Nellie fanno della metafora della vita nella quale ogni essere divora l’altro senza morale né onore, senza alcuna pietà e rispetto neppure verso l’innocenza, la loro fortuna. In questo film di Tim Burton i temi della tragedia shakespeariana diventano il motore di una favola macabra che propone una visione pessimistica della vita e dei rapporti tra gli uomini e racconta anche di come l’odio e il desiderio di vendetta possano diventare per l’uomo una sorta di malattia autoimmune fino a divorarlo e fargli perdere le ragioni stesse della propria esistenza:

il seguito rivela la trama

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Intervista col Pipistro

Marzo 11, 2008

Pipistro: poeta, esperto di politica internazionale, avvocato, blogger.

E’ difficile raccontare come un poeta sintetizzi la vita. Come l’universo si pacifichi e si combatta dentro di lui. L’arte, resa visibile grazie al talento, ha a che fare con l’eccellenza e sembra essere un modo benedetto di comunicare, uno dei pochissimi in grado di muovere profondamente la persona. Nell’empatia che si stabilisce tra il poeta e il lettore, si creano ampi spazi di condivisione . Si crea un luogo di accoglienza e di opportunità, in cui dare al proprio vissuto un respiro universale. Questo tipo di opera poetica viene riconosciuta come oltre, oltre l’ordinario, l’evidente, il banale.

Vita
lungo grigio dolente
inverno sei dell’anima
e della carne inferno
sei imbarazzante lacrima
che con il passo isterico
un agnello tremante
reca con sé all’altare
e in vista del coltello
impreca e urla
d’esser per tale burla
unto ed oggetto
deriso e benedetto
della paura avita
del pianto e del sorriso
della vita

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