Sperlonga e la costa d’Ulisse
Giugno 5, 2007
Sperlonga E’ un piccolo borgo marinaro a metà strada tra Roma e Napoli, arroccato in cima ad uno sperone roccioso ricco di scalette e viuzze che s’inerpicano e discendono fino a scivolare dolcemente in un mare da favola. Per le acque limpide che lambiscono questo tratto del litorale laziale, dal 1996 il mare di Sperlonga detiene il titolo di Bandiera Blu d’Europa, a cui s’aggiunge un altro importante riconoscimento: quello di Borgo più bello d’Italia. Questi due prestigiosi riconoscimenti scaturiscono rispettivamente dalla ricchezza di un patrimonio naturale unico e dalle particolarità architettoniche del luogo. In questo piccolo borgo, la bellezza e la cultura si sono fuse in un connubio di armonia profonda e di equilibrio esemplare.
Le origini di Sperlonga risalgono ad antiche leggende greche. Esiodo narra che Zeus s’innamorò di Sperlonga, ninfa e dea del calcare a gocce. Nel tempo questa attrazione per la bella ninfa si trasformò in impetuosa ed irruenta passione. Il focoso amplesso tra Zeus e Sperlonga sconvolse il litorale e innalzò così la terra nelle austere falesie, oggi meta preferita di free-climbers provenienti da tutto il mondo. Su queste superbe e suggestive pareti rocciose a picco sul mare è possibile praticare l’arrampicata libera. Sono falesie di calcaree molto solide che ben si prestano a questo tipo di pratica sportiva. Poche e semplici regole da seguire per praticare l’arrampiacata senza subire danni fisici faranno vivere allo sportivo emozioni uniche in uno scenario incantevole. Una particolarità: queste falesie sono popolate da numerose specie d’uccelli. Gli sportivi che percorrono queste pareti nei periodi meno caldi dell’anno cercano di creare una sorta di convivenza tra i volatili. I climbers cercano il più possibile di non disturbare l’ecosistema del Parco Regionale della Riviera d’Ulisse. Alcuni arrampicatori raccontano che i rapaci non si infastidiscono, anzi scrutano con particolare attenzione gli sportivi durante la scalata.
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Il popolo Krenak raccontato da Shirley Djukurna
Giugno 4, 2007
C’era un tempo in cui alcuni scienziati cercavano di raccontare al mondo quanto fossero stretti i collegamenti e le dipendenze tra persone e luoghi anche molto lontani tra di loro. Lo facevano spesso nell’indifferenza generale soprattutto dei potenti i quali preferivano di gran lunga occuparsi della gestione del potere locale. Oggi di certo qualche passo avanti è stato fatto, l’emergenza climatica ha messo in evidenza quanto ogni popolo e ogni luogo del pianeta sia indissolubilmente legato agli altri.
In questa direzione è necessario proseguire dal momento che la condivisione va indirizzata anche sul lato delle differenze umane su cui invece molto c’è ancora da fare.
Artoong ha avuto l’occasione di incontrare Shirley Djukurna, esponente dell’etnia Krenak una delle popolazioni indio del Brasile. Shirley è in questi giorni in Italia dove in collaborazione con Italia Nostra , Voci della Terra e Officine Fotografiche , sta portando avanti un progetto di interscambio con alcune scuole laziali.
L’abbiamo ascoltata raccontarci di lotte del suo popolo per vedere riconosciuto il diritto di poter gestire il territorio che da sempre è stato il loro habitat, di difficoltà a conservare il loro patrimonio culturale che è per lo più custodito dagli anziani e viene tramandato per via orale. Abbiamo però ascoltanto da lei la loro filosofia di vita, la spiritualità, la visione del tempo che scorre. Poi, non ultimo, l’abbiamo ascoltata suonare.
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Viaggio in Maremma
Maggio 19, 2007
Un’immersione nei colori e nei profumi, ma anche nella storia di questa terra. Paesaggi ma anche prodotti, soprattutto uomini che ancora raccontano una storia antica.
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