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	<title>Artoong&#187; Scienze Umane Archivio  &#8211; Artoong</title>
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		<title>Memoria &#8211; E se io volessi dimenticare?</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 21:54:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>controcanto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E se io volessi dimenticare?

Sono grata alla tecnologia. Mi piace annegare nell' impalpabile rete che collega gli individui di tutto il mondo, che lega il presente al futuro passando attraverso di me. Le sono grata poichè mi aiuta a macinare anni e a vivere splendidamente.<p>Articolo da: <a href="http://www.artoong.net">Artoong</a><br/><br/><a href="http://www.artoong.net/2010/03/19/memoria/1166/scienze-umane/sulla-filosofia">Memoria &#8211; E se io volessi dimenticare?</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono grata alla tecnologia. Mi piace annegare nell&#8217; impalpabile rete che collega gli individui di tutto il mondo, che lega il presente al futuro passando attraverso di me. Le sono grata poichè mi aiuta a macinare anni e a vivere splendidamente. Oggi non ho i calli alle mani, vedo una speranza oltre la malattia, ho un sogno di immortalità, intravedo la persistenza della vita non più solo nell&#8217;ineluttabilità delle cellule che riproducendosi conservano l&#8217;impronta degli avi, ma piuttosto nell&#8217;occasione di un&#8217;impronta nuova, nella quale la mia consapevolezza abbia un ruolo. Il pensiero così come viene concepito e prodotto ha possibilità di essere tramandato a gloria del mio presente.</p>
<p>La natura ha impiegato millenni per creare un processo articolato e selettivo che permettesse di dimenticare, per scaricare  il cervello da pensieri inutili o ossessivi che ingombrando la mente complicando i processi di sintesi. Ecco, mentre io apprezzo tutto questo, che ti inventano? La suocera universale: un sistema che si impiccia di tutto  con la scusa di aiutarti contro l&#8217;alzheimer o per tramandare ai tuoi figli chissàcchè. Era così bello sognare davanti alla foto del nonno immaginandolo un eroe e invece no, ti toccherà sapere tutto di lui, e magari scoprire che era anche un po&#8217; stronzo. Perchè? Perchè la sua vità verrà registrata secondo per secondo e quell&#8217;eccezionale processo di sintesi che distingue spesso il genio dal cretino verrà fatta dai posteri che, impegnati a fare congetture sul passato, non vivranno il presente e lo lasceranno intonso a figli che guarderanno padri e nonni ripresi da un sistema di multicamera continuo, che racconterà di pinguetudini immobili davanti allo schermo di un pc.</p>
<p><a href="http://www.controcanto.wordpress.com">Patrizia Genovesi</a></p>
<p>Articolo da: <a href="http://www.artoong.net">Artoong</a><br/><br/><a href="http://www.artoong.net/2010/03/19/memoria/1166/scienze-umane/sulla-filosofia">Memoria &#8211; E se io volessi dimenticare?</a></p>
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		<title>Premio nazionale letterario fotografico &#8220;Roma nel tempo&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 06:30:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Iskah</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il concorso, dedicato e ispirato alla città di Roma, luogo simbolo di storia, arte e cultura, ci ha visto partecipare con entusiasmo, ispirati per motivi affettivi da una città che viviamo ogni giorno. Abbiamo voluto contribuire, a nostro modo, attraverso le immagini e la scrittura a raccontare il fascino di Roma che scorre, fatalmente immutabile, sui binari del tempo.<p>Articolo da: <a href="http://www.artoong.net">Artoong</a><br/><br/><a href="http://www.artoong.net/2009/10/31/premio-nazionale-letterario-fotografico-roma-nel-tempo/1030/territori">Premio nazionale letterario fotografico &#8220;Roma nel tempo&#8221;</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il concorso, dedicato e ispirato alla città di Roma, luogo simbolo di storia, arte e cultura, ci ha visto partecipare con entusiasmo, ispirati per motivi affettivi da una città che viviamo ogni giorno. Abbiamo voluto contribuire, a nostro modo, attraverso le immagini e la scrittura a raccontare il fascino di Roma che scorre, fatalmente immutabile, sui binari del tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scatto di <strong>Paolo Piccolo</strong> è risultato vincitore del Primo Premio della sezione Fotografia della prima edizione del Premio Nazionale letterario fotografico &#8220;Roma nel Tempo&#8221; 2009.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-994 alignleft" title="piazza_popolo" src="http://www.artoong.net/Foto/2009/10/piazza_popolo1.jpg" alt="piazza popolo1 Premio nazionale letterario fotografico Roma nel tempo" width="480" height="320" /></p>
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<p style="text-align: justify;">In questa fotografia l&#8217;elemento antropomorfo si diluisce in quello strutturale effondendo due contrastanti sentimenti dello scorrere del tempo: la transitorietà dell&#8217;uomo contemporaneo con la sua vita frenetica, volatile, frugale e l&#8217;immanenza granitica della storia che, attraverso la solennità delle vestigia romane, proietta ininterrottamente evanescenze di un tempo remoto, un tempo di altri uomini transitori eppure congelati per sempre nel pigmento di un flusso temporale.<br />
La fotografia è la metafora della vita: in questo scatto l&#8217;uomo è un &#8220;passaggio&#8221; in dissolvenza sullo sfondo della stratificazione del tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">A &#8220;La repubblica dei gatti&#8221;, racconto di <strong>Jessica Carrieri</strong>, la Giuria ha assegnato il Premio Speciale per la sezione Narrativa della prima edizione del Premio Nazionale letterario fotografico &#8220;Roma nel Tempo&#8221;2009.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mio racconto vuole essere un piccolo tributo alle visionarie emozioni che Roma mi ha regalato quando mi sono traferita in questa città, oramai sedici anni fa, da un paese contadino del Sud Italia. Incanto e rapimento e nuovi occhi per guardare.</p>
<p align="center">
<p align="center"><strong>LA REPUBBLICA DEI GATTI</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il cielo di Roma in una notte densa di molti anni fa.</p>
<p style="text-align: justify;">&lt;&lt;<em>Pronto, ciao Flavio che fai?</em>&gt;&gt;</p>
<p style="text-align: justify;">&lt;&lt;<em>Guardo la televisione, mi annoio</em>&gt;&gt;.</p>
<p style="text-align: justify;">&lt;&lt;<em>Ci vediamo? Non ho sonno</em>&gt;&gt;.</p>
<p style="text-align: justify;">&lt;&lt; <em>Va bene, ma cosa facciamo</em>?&gt;&gt;</p>
<p style="text-align: justify;">&lt;&lt;<em>Non so davvero, vediamoci fra mezz&#8217;ora poi decidiamo</em>&gt;&gt;.</p>
<p style="text-align: justify;">Era sera inoltrata, un lunedì uggioso, gli esami lontani, la televisione, un cielo novembrino senza nuvole, le strade vuote per il lungo ponte di Ognissanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Un colpo di clacson. Eccolo. La borsa, le chiavi.</p>
<p style="text-align: justify;">Flavio era un buon amico, un quasi architetto con velleità artistiche e lo sguardo sempre curioso. Gli volevo bene, in sua compagnia mi sentivo speciale, diversa, sempre emozionata e pronta a guardare il mondo attraverso i suoi occhi.</p>
<p style="text-align: justify;">&lt;&lt;<em>Che aria fresca stasera e che pace, allora che facciamo Fla’?</em>&gt;&gt;</p>
<p style="text-align: justify;">Sui sedili posteriori la sua macchina fotografica.</p>
<p style="text-align: justify;">&lt;&lt; <em>Inseguiamo i gatti questa sera</em>&gt;&gt;.</p>
<p style="text-align: justify;">&lt;&lt;<em>Di che gatti parli?</em>&gt;&gt; Il mio sguardo doveva essere tra l&#8217;attonito e il divertito.</p>
<p style="text-align: justify;">Sorrisi ma non indagai oltre, mi sembrava più stralunato del solito.</p>
<p style="text-align: justify;">La macchina scivolava nella notte a velocità moderata per non turbare la percezione di quella desolazione. Guidammo per venti minuti ascoltando le note di una stazione radio che trasmetteva underground notte e  giorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Parcheggiammo senza difficoltà, a mezzanotte piazza Venezia era solo per noi. Flavio indossò la macchina fotografica e insieme ci dirigemmo verso le scale del Campidoglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Salimmo senza scambiarci una parola ascoltando l&#8217;eco dei nostri tacchi per le scale, avevamo quasi lo stesso passo. L&#8217;immensa ragnatela, la statua di Marco Aurelio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il profumo della quiete notturna ci riempiva; il nostro affanno dopo la lunga scalinata appariva il giusto tributo a quella immensità immobile e rarefatta.</p>
<p style="text-align: justify;">Un piede dopo l&#8217;altro giungemmo dinanzi a quel bivio che si presenta al viandante chiedendogli di scegliere fra i due declivi che dolcemente discendono verso i fori accarezzandone i contorni.</p>
<p style="text-align: justify;">Una tentazione quella di dividerci e lasciarci rotolare come palle nel nero vetusto di quella Roma antica.</p>
<p style="text-align: justify;">Invece rimanemmo immobili con i piedi pesanti e gli occhi che cercavano intorno e in tondo; il vento arrivava sottile e pungente. Come per scrollarmi dal torpore Flavio mi spinse con la spalla:</p>
<p style="text-align: justify;">&lt;&lt;<em>sei silenziosa questa sera</em>&gt;&gt;.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbassai lo sguardo, avrei ricordato a lungo quel momento. Mi prese sottobraccio e lentamente mi sospinse. Mi lasciai guidare mentre lo ascoltavo:</p>
<p style="text-align: justify;">&lt;&lt;<em>ti porto a vedere la luna</em>&gt;&gt;.</p>
<p style="text-align: justify;">La luna? Mi sembrava una sera tanto buia e densa che non mi ero accorta ci fosse e infatti non la vedevo. Ero molle. Abdicai a lui la mia volontà e mi lasciai trascinare in quel nero.</p>
<p style="text-align: justify;">&lt;&lt;<em>Arrivat</em>i&gt;&gt;, mi disse all&#8217;improvviso destandomi da quel torpore fluido.</p>
<p style="text-align: justify;">Spinsi in là lo sguardo, un ultimo passo, e quasi non credetti ai miei occhi: sotto di me un teatro a cielo aperto nascosto sino a quel momento dal Palazzo Senatorio. Mi avvicinai alla balaustra. Una luce bianca e irreale si irradiava in ogni direzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella sera la luna era una mongolfiera gonfia di vento. Ferma come un immenso faro rischiarava col suo freddo ogni profilo. Sotto di noi il Foro Romano mi appariva come un magazzino di quinte teatrali dismesse e accantonate.</p>
<p style="text-align: justify;">Ero scossa. Aggrappata al passamani non parlavo per l&#8217;emozione. Sforzai gli occhi per abituarmi a quella nuova luce e a quelle nuove forme.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi sembrava di violare un luogo sacro, di guardare dritto negli occhi qualcosa che non mi era permesso guardare.</p>
<p style="text-align: justify;">Respirai profondamente, mi abbandonai alla balaustra, mi sporsi con il busto in avanti e dilatai gli occhi su quel teatro lunare.</p>
<p style="text-align: justify;">Le colonne del Tempio di Saturno accarezzate da una luna abbondante e flaccida sembravano di carta colorata.</p>
<p style="text-align: justify;">Flavio cominciò a scattare fotografie, poi mi passò la macchina predisposta con un potente zoom che indossai come si fa per inforcare un paio di occhiali: l&#8217;architrave, i fregi, i capitelli ionici, le colonne di granito rosastro…</p>
<p style="text-align: justify;">Intravidi qualcosa fra le basi delle colonne. Guardai Flavio che non distoglieva gli occhi dal mio viso. Riguardai nell&#8217;obiettivo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.artoong.net/Foto/2009/10/gatto_colonia_roma_170204.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1001" title="gatto_colonia_roma_170204" src="http://www.artoong.net/Foto/2009/10/gatto_colonia_roma_170204-300x152.jpg" alt="gatto colonia roma 170204 300x152 Premio nazionale letterario fotografico Roma nel tempo" width="300" height="152" /></a>Un gatto scuro, immobile seduto sulle zampe posteriori era lì come se stesse scrutando la vallata, testa in su e muso ad annusare l&#8217;aria. Non si muoveva, nero, pesante, lucido.</p>
<p style="text-align: justify;">Deglutii, mi spostai con l&#8217;obiettivo per guardare la luna, ma dopo qualche secondo ritornai ai piedi del Tempio.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno, due, tre, quattro, cinque, forse sei gatti che non avevo visto prima dormivano ai piedi delle colonne. Tra loro il gattone nero sempre seduto diritto sulla schiena come se fosse in trono.</p>
<p style="text-align: justify;">Un po&#8217; stizzita ripassai la macchina fotografica a Flavio che mi chiese: &lt;&lt; <em>e allora?</em>&gt;&gt;</p>
<p style="text-align: justify;">&lt;&lt;<em>Allora cosa?</em>&gt;&gt; Feci finta che quel teatrino felino non mi avesse toccato.</p>
<p style="text-align: justify;">&lt;&lt;<em>Chiudi gli occhi</em>&gt;&gt;, mi disse Flavio &lt;&lt;<em>e apri i sensi a questo silenzio e a questo buio</em>&gt;&gt;.</p>
<p style="text-align: justify;">Rimanemmo con le palpebre serrate per qualche minuto. Credetti, dal torpore dei muscoli, di essermi addormentata per qualche secondo. Sentivo l&#8217;aria fresca che cristallizzava quelle sensazioni. Aprii gli occhi e come dopo un momento di lunga cecità all&#8217;inizio non vidi bene.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mio viso era rivolto al podio della Basilica Giulia e ai suoi gradini sottostanti;  quell&#8217;immenso rettangolo pieno soltanto di qualche semicolonna decapitata sembrava un campo di calcio senza giocatori.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.artoong.net/Foto/2009/10/Gatti-di-Roma.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1059" title="Gatti di Roma" src="http://www.artoong.net/Foto/2009/10/Gatti-di-Roma-300x238.jpg" alt="Gatti di Roma" width="300" height="238" /></a>Non era così. Dovetti ricredermi. Una colonia infinita di gatti popolava quell&#8217;area vuota di storia. Molti erano addormentati sui gradini, altri accovacciati sulle colonne o sui pilastri. Ma la maggior parte passeggiava con passo lento all&#8217;interno del perimetro della basilica. Un tappeto felino in movimento.</p>
<p style="text-align: justify;">&lt;&lt;<em>Ti presento i veri cittadini di Roma</em>&gt;&gt;, mi sussurrò Flavio stendendo una mano come si fa per annunciare l&#8217;entrata in scena di un artista. Mi stavo perdendo in quei piccoli e lenti movimenti mentre cercavo di dare un senso a quello che vedevo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ero spaventata da quella folla felina, spaventata da Flavio che mi aveva portata lì, spaventata da quelle centinaia di iridi fosforescenti e intermittenti che il buio sollecitava e che si diluivano rimandandomi l&#8217;immagine di un prato colmo di lucciole.</p>
<p style="text-align: justify;">Guardavo Flavio e fingevo di non sentire i miagolii che piano piano il vento ci riportava amplificati. Lamenti, richiami, conversazioni feline si trasformavano in cantilene. Il brusio animale diventava sempre più familiare man mano che mi abituavo allo stridore di quei suoni. Mi pareva di cogliere parole.. frasi..</p>
<p style="text-align: justify;">Feci un passo indietro e strizzai gli occhi per abbracciare con lo sguardo la massima porzione di quello spazio. Erano infiniti, mobili, urlanti i gatti che vivevano e popolavano il Foro muovendosi al suo interno come in una sagra di paese affollata.</p>
<p style="text-align: justify;">Suggestioni mi dicevo: la notte, la luna, il mio stravagante amico.</p>
<p style="text-align: justify;">Avvertivo la presenza di Flavio che con voce calma mi parlava in un orecchio dello spirito degli antichi romani che si incarnava di notte nei gatti di Roma. Con l&#8217;altro orecchio, invece, mi sembrava di udire sferruzzamenti, voci umane, litanie, applausi e grida. Mi vennero in mentre le descrizioni di Plinio il Giovane sugli affollati processi a cui i  romani partecipavano in massa.</p>
<p style="text-align: justify;">Era davvero troppo. Un tonfo. Il buio. Silenzio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il  suono sordo e metallico del telefono fu come uno squarcio improvviso.</p>
<p style="text-align: justify;">&lt;&lt;<em>Pronto</em>&gt;&gt;, sentii la mia voce rispondere bassa e cupa.</p>
<p style="text-align: justify;">&lt;&lt;<em>Sono Flavio, ti aspetto sotto al portone da oltre mezz&#8217;ora, cos&#8217;hai deciso? Scendi o no?</em>&gt;&gt;</p>
<p style="text-align: justify;">Mi ci volle un lungo attimo per realizzare che mi ero addormentata aspettando Flavio. Balzai in piedi. La borsa. Le chiavi. Uscii sbattendo la porta.</p>
<p style="text-align: justify;">&lt;&lt;<em>Ciao Flavio, scusa, mi sono addormentata</em>&gt;&gt; gli dissi vedendolo appoggiato sul cofano dell&#8217;auto a braccia incrociate.</p>
<p style="text-align: justify;">&lt;&lt;<em>Ti perdono, dai sali in macchina</em>&gt;&gt;.  Sui sedili posteriori la sua macchina fotografica. Il motore si avviò rumorosamente mentre, come da lontano, sentivo Flavio che mi diceva:</p>
<p style="text-align: justify;">&lt;&lt; <em>Stasera ti porto a vedere la luna</em>&gt;&gt;.</p>
<p style="text-align: justify;">Sprofondai nel sedile e socchiusi gli occhi. Sapevo che saremmo andati a caccia di gatti.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong> Jessica Carrieri </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p>Articolo da: <a href="http://www.artoong.net">Artoong</a><br/><br/><a href="http://www.artoong.net/2009/10/31/premio-nazionale-letterario-fotografico-roma-nel-tempo/1030/territori">Premio nazionale letterario fotografico &#8220;Roma nel tempo&#8221;</a></p>
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		<title>Roald Dahl: l&#8217;uomo che rideva per non piangere</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2009 12:30:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Artoong</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Scienze Umane]]></category>
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		<description><![CDATA[I suoi libri sono popolati da personaggi incredibili che hanno affascinato intere generazioni di piccoli lettori. Le sue armi vincenti sono il paradosso e l’incontenibile ironia che tutto pervade e tutto spinge ad accettare.
Stiamo parlando del grandissimo, immortale Roald Dahl, uno scrittore per ragazzi davvero molto originale. Nei suoi libri non ci si annoia mai [...]<p>Articolo da: <a href="http://www.artoong.net">Artoong</a><br/><br/><a href="http://www.artoong.net/2009/06/18/roald-dahl-luomo-che-rideva-per-non-piangere/881/scienze-umane">Roald Dahl: l&#8217;uomo che rideva per non piangere</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a id="aptureLink_Ry5NSo1iRg" style="padding: 0px 6px; float: left;" href="http://newsimg.bbc.co.uk/media/images/39700000/jpg/_39700319_dahl203.jpg"><img style="border: 0px none;" title="39700319 dahl203 jpg" src="http://newsimg.bbc.co.uk/media/images/39700000/jpg/_39700319_dahl203.jpg" alt=" 39700319 dahl203 Roald Dahl: luomo che rideva per non piangere" width="203" height="152" /></a>I suoi libri sono popolati da personaggi incredibili che hanno affascinato intere generazioni di piccoli lettori. Le sue armi vincenti sono il paradosso e l’incontenibile ironia che tutto pervade e tutto spinge ad accettare.</p>
<p>Stiamo parlando del grandissimo, immortale <a id="aptureLink_zq8gjeBorw" href="http://www.roalddahl.com/"><strong>Roald Dahl</strong>,</a> uno scrittore per ragazzi davvero molto originale. Nei suoi libri non ci si annoia mai e spesso si deve fare un grande sforzo per riuscire a sospendere la lettura.</p>
<div id="aptureLink_UeRloW7NRz" style="margin: 0pt auto; padding: 0px 6px; text-align: center; display: block;"><object id="apture_embedPlayer3" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="360" height="280" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="bgcolor" value="#ffffff" /><param name="quality" value="high" /><param name="allowScriptAccess" value="never" /><param name="src" value="http://static.slideshare.net/swf/ssplayer2.swf?doc=roald-dahl-1204653000703274-5" /><param name="name" value="apture_embedPlayer3" /><embed id="apture_embedPlayer3" type="application/x-shockwave-flash" width="360" height="280" src="http://static.slideshare.net/swf/ssplayer2.swf?doc=roald-dahl-1204653000703274-5" name="apture_embedPlayer3" allowscriptaccess="never" quality="high" bgcolor="#ffffff"></embed></object></div>
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</p>
<p>Ne parlavo tempo fa con una maestra che insegna in una scuola primaria di Roma.<br />
- Certo che questo Roald Dahl doveva essere veramente un uomo molto allegro, un gran simpaticone- mi ha detto con l’espressione di chi pensava di aver capito tutto…E invece  non aveva capito niente, perché Roald Dahl era l’uomo che rideva per non piangere.<br />
La sua vita è stata costellata da una serie infinita di disgrazie, lutti e malattie che hanno colpito lui e un po’ tutti i suoi cari. Qualcun altro forse sarebbe caduto in depressione, arrivando magari al suicidio ma il grande Roald no: riuscì a trovare un rifugio sicuro nella sua grande ironia.<br />
Con le sue streghe, i suoi mostri, i suoi giganti ha esorcizzato i demoni che attanagliavano il suo animo e lo costringevano a vegliare per interminabili ore notturne, raggomitolato, lui che era alto quasi due metri, nella sgangherata poltrona del suo disordinatissimo studio. Così è riuscito a sopravvivere e ci ha regalato delle pagine davvero indimenticabili.<br />
E’ morto ancor giovane agli inizi degli anni ’90, ma le sue storie gli sono sopravvissute e continuano ad affascinare ragazzi  di tutte le età ed adulti che sanno ancora sognare…un grazie di cuore Roald, da parte di tutti noi!!!</p>
<p><strong><a href="http://www.artoong.net/tag/dario-amadei" class="kblinker" title="More about Dario Amadei &raquo;">Dario Amadei</a></strong></p>
<p>Bibliografia</p>
<address>1943, I Gremlins, (The Gremlins) </address>
<address>1961, James e la pesca gigante, (James and the Giant Peach) </address>
<address>1964, La fabbrica di cioccolato, (Charlie and the Chocolate Factory) </address>
<address>1966, Il dito magico, (The Magic Finger) </address>
<address>1970, Furbo, il signor Volpe, (Fantastic Mr Fox) </address>
<address>1973, Il grande ascensore di cristallo, (Charlie and the great glass elevator) </address>
<address>1975, Danny il campione del mondo&#8217;, (Danny, The Champion Of The World) </address>
<address>1977, Un gioco da ragazzi e altre storie, (The Wonderful Story of Henry Sugar) </address>
<address>1978, Il coccodrillo enorme, (The Enormous Crocodile) </address>
<address>1980, Gli Sporcelli, (The Twits) </address>
<address>1981, La magica medicina, (George&#8217;s Marvellous Medicine) </address>
<address>1982, Il GGG, (The BFG) </address>
<address>1982, Versi perversi, (Revolting rhymes) </address>
<address>1983, Sporche bestie, (Dirty beasts) </address>
<address>1983, Le streghe, (The Witches) </address>
<address>1984, Boy, (Boy. Tales of Childhood) </address>
<address>1985, Io, la giraffa e il pellicano, (The Giraffe and the Pelly and Me) </address>
<address>1986, In solitario, diario di volo, (Going Solo) </address>
<address>1988, Matilde, (Matilda) </address>
<address>1989, Agura trat, (Esio trot) </address>
<address>1991, I Minipin, (The Minipins) </address>
<address>1993, Storie impreviste, (Tales of the Unexpected) </address>
<address>1993, Storie ancora più impreviste, (More Tales of the Unexpected)</address>
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</p>
<p>Articolo da: <a href="http://www.artoong.net">Artoong</a><br/><br/><a href="http://www.artoong.net/2009/06/18/roald-dahl-luomo-che-rideva-per-non-piangere/881/scienze-umane">Roald Dahl: l&#8217;uomo che rideva per non piangere</a></p>
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		<title>I delfini nuotano nel mare di Corviale</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 06:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Artoong</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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		<category><![CDATA[dario amadei]]></category>
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		<description><![CDATA[Uomo libero, sempre tu amerai il mare!
Il mare è il tuo specchio; tu miri,
nello svolgersi infinito delle sue onde, la tua anima.
Il tuo spirito non è abisso meno amaro.
Ti compiaci a tuffarti entro la tua propria immagine;
tu l&#8217;abbracci con gli occhi e con le braccia,
e il tuo cuore si distrae alle volte dal suo battito
al [...]<p>Articolo da: <a href="http://www.artoong.net">Artoong</a><br/><br/><a href="http://www.artoong.net/2009/06/10/i-delfini-nuotano-nel-mare-di-corviale/850/scienze-umane/letteratura">I delfini nuotano nel mare di Corviale</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em>Uomo libero, sempre tu amerai il mare!<br />
Il mare è il tuo specchio; tu miri,<br />
nello svolgersi infinito delle sue onde, la tua anima.<br />
Il tuo spirito non è abisso meno amaro.<br />
Ti compiaci a tuffarti entro la tua propria immagine;<br />
tu l&#8217;abbracci con gli occhi e con le braccia,<br />
e il tuo cuore si distrae alle volte dal suo battito<br />
al rumore di questo lamento indomabile e selvaggio.<br />
Siete entrambi a un tempo tenebrosi e discreti:<br />
uomo, nessuno ha mai misurato la profondità dei tuoi abissi;<br />
mare, nessuno conosce le tue ricchezze segrete,<br />
tanto siete gelosi di conservare il vostro mistero.<br />
E tuttavia sono innumerevoli secoli<br />
che vi combattete senza pietà né rimorsi,<br />
talmente amate la carneficina<br />
e la morte, eterni lottatori, fratelli.</em></p>
<p style="text-align: right;">L’uomo e il mare, Charles Baudelaire</p>
<p style="text-align: left;">“<em>Se tu hai una mela e io ho una mela e ce le scambiamo, allora tu e io abbiamo sempre una mela per uno. Ma se tu hai un’idea e io ho un’idea e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee.</em>” Questo ci insegna <a id="aptureLink_NbzzSQQPs8" href="http://nobelprize.org/literature/laureates/1925/shaw-bio.html">George Bernard Shaw </a>e il racconto scritto nel gruppo Quelli che nella prossima vita diventeranno delfini, su Facebook, è riuscito a interpretare proprio questo principio di condivisione, di reciprocità, di scambio.</p>
<p style="text-align: left;">Il social network, utilizzato da milioni di utenti, è una finestra aperta sul mondo, un’agorà dove ogni sfaccettatura umana trova la sua dimensione, il suo spazio per esprimersi. C’è chi lo usa per gioco, chi per promuovere le sue attività, o per divulgare <a href="http://www.artoong.net/category/eventi" class="kblinker" title="More about eventi &raquo;">eventi</a> e informazioni, chi solo per curiosità e chi riesce con una sorprendente spontaneità a mettere insieme tante persone diverse coinvolte in un continuo e reciproco scambio di idee e emozioni.</p>
<p style="text-align: left;">È questo quello che è successo agli iscritti del gruppo, che si sono ritrovati a scrivere a più mani condividendo la creazione di questo racconto.<br />
L’esperimento di scrittura collettiva ha riscontrato un grande successo forse inaspettato, ma sperato, il viaggio intrapreso dai delfini è metafora del viaggio interiore di ogni partecipante: ogni luogo visitato, ogni incontro fatto, ogni avventura intrapresa, ogni sensazione provata è stato il tramite per descrivere e fermare i ricordi, le emozioni, le paure, i sogni, la fantasia di ogni improvvisato scrittore che con grande passione e amore è riuscito in questa impresa letteraria.<br />
<a id="aptureLink_m2S8X3GpSp" href="http://www.bookrags.com/biography/walter-elias-disney/">Walter Elias Disney </a>diceva “<em>Andiamo sempre avanti, aprendo nuove porte e facendo cose nuove, perché siamo curiosi&#8230; E la curiosità ci porta verso nuovi orizzonti</em>.”, i nostri amici delfini queste porte le hanno aperte e la curiosità non li ha abbandonati, anzi è il motore che li spinge ad andare alla scoperta di nuovi mondi e di nuove emozioni.<br />
Ogni partecipante, culturalmente e geograficamente distante dall’altro, si è riconosciuto gruppo non solo perché iscritto, ma perché si è sentito parte della rete che si è andata sviluppando attraverso i vari legami emozionali che sono nati, perché ha sviluppato la propria identità nel gruppo seguendo una regola non scritta ma condivisa di interdipendenza e di co-creazione.<br />
Ogni elemento inserito ha dato valore al racconto e come <a id="aptureLink_7w1K3jovew" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Walt%20Whitman">Walt Withman</a> citava nei suoi versi, “<em>che tu sei qui, che esiste la vita e l&#8217;individuo, che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuirvi con un tuo verso</em>.”</p>
<p style="text-align: left;"><strong><a href="http://www.artoong.net/" class="kblinker" title="More about artoong &raquo;">Artoong</a> vi aspetta  Venerdi 12 Giugno alle ore 17.30 per la presentazione del racconto che si terrà nei locali della Biblioteca comunale Corviale, <a id="aptureLink_5JRkqyGr6d" href="http://maps.google.com/maps?om=0&amp;iwloc=addr&amp;f=q&amp;ll=41.8505816%2C12.4134484&amp;hl=en&amp;z=15&amp;ie=UTF8">Via Mazzacurati 76  a Roma</a> . </strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti<br />
arrivederci fratello mare<br />
mi porto un po&#8217; della tua ghiaia<br />
un po&#8217; del tuo sale azzurro<br />
un po&#8217; della tua infinità<br />
e un pochino della tua luce<br />
e della tua infelicità.<br />
Ci hai saputo dir molte cose<br />
sul tuo destino di mare<br />
eccoci con un po&#8217; più di speranza<br />
eccoci con un po&#8217; più di saggezza<br />
e ce ne andiamo come siamo venuti<br />
arrivederci fratello mare</em></p>
<p style="text-align: right;"><em><br />
<strong>Arrivederci fratello mare, Nazim Hikmet</strong></em><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><a href="http://www.artoong.net/tag/dario-amadei" class="kblinker" title="More about Dario Amadei &raquo;">Dario Amadei</a></strong></p>
<p>Articolo da: <a href="http://www.artoong.net">Artoong</a><br/><br/><a href="http://www.artoong.net/2009/06/10/i-delfini-nuotano-nel-mare-di-corviale/850/scienze-umane/letteratura">I delfini nuotano nel mare di Corviale</a></p>
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		<title>Un giorno, in Cina&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Jun 2009 07:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Artoong</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
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		<category><![CDATA[jessica carrieri]]></category>
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		<description><![CDATA[E&#8217; con vero piacere che oggi segnaliamo la pubblicazione del primo libro di Laura Mancini, collaboratrice di Artoong, dal titolo : Un giorno, in Cina&#8230;
Un fresco esempio di letteratura di viaggio di una giovane donna in una realtà complessa e infinitamente più grande di lei.
Ci affidiamo per un&#8217;attenta e affettuosa analisi dell&#8217;opera, alla penna di [...]<p>Articolo da: <a href="http://www.artoong.net">Artoong</a><br/><br/><a href="http://www.artoong.net/2009/06/04/un-giorno-in-cina/827/scienze-umane/letteratura">Un giorno, in Cina&#8230;</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artoong.net/Foto/2009/06/un_giorno_in_cina_front_opt.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-828" title="un_giorno_in_cina_front_opt" src="http://www.artoong.net/Foto/2009/06/un_giorno_in_cina_front_opt.jpg" alt="un giorno in cina front opt Un giorno, in Cina... " width="170" height="269" /></a>E&#8217; con vero piacere che oggi segnaliamo la pubblicazione del primo libro di <strong><a href="http://www.artoong.net/tag/laura-mancini" target="_self">Laura Mancini</a></strong>, collaboratrice di Artoong, dal titolo : Un giorno, in Cina&#8230;</p>
<p>Un fresco esempio di letteratura di viaggio di una giovane donna in una realtà complessa e infinitamente più grande di lei.</p>
<p>Ci affidiamo per un&#8217;attenta e affettuosa analisi dell&#8217;opera, alla penna di <a href="http://www.artoong.net/tag/jessica-carrieri"><strong>Jessica Carrieri</strong></a>, direttamente dalle pagine del suo <a href="http://losguardodiiskah.wordpress.com/2009/06/03/427/"><strong>Blog personale</strong></a>.</p>
<p>Articolo da: <a href="http://www.artoong.net">Artoong</a><br/><br/><a href="http://www.artoong.net/2009/06/04/un-giorno-in-cina/827/scienze-umane/letteratura">Un giorno, in Cina&#8230;</a></p>
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		<item>
		<title>La storia antica del conflitto israelo-palestinese</title>
		<link>http://www.artoong.net/2009/05/11/la-storia-antica-del-conflitto-israelo-palestinese/776/territori</link>
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		<pubDate>Mon, 11 May 2009 07:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Artoong</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Territori]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto israelo-palestinese]]></category>
		<category><![CDATA[ebrei]]></category>
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		<category><![CDATA[sveva flaminia mazzini]]></category>

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		<description><![CDATA[Con questo post prende il via la collaborazione di Sveva Flaminia Mazzini con Artoong. L&#8217;argomento che viene affrontato, in diversi post, è quello della storia antica alla base del conflitto Arabo-Palestinese.
La storia del conflitto israelo-palestinese è una storia di sangue, rabbia e vittime innocenti, ma soprattutto è una storia di rivendicazione territoriale. Una sola terra, [...]<p>Articolo da: <a href="http://www.artoong.net">Artoong</a><br/><br/><a href="http://www.artoong.net/2009/05/11/la-storia-antica-del-conflitto-israelo-palestinese/776/territori">La storia antica del conflitto israelo-palestinese</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Con questo post prende il via la collaborazione di <strong>Sveva Flaminia Mazzini</strong> con Artoong. L&#8217;argomento che viene affrontato, in diversi post, è quello della storia antica alla base del conflitto Arabo-Palestinese</em>.</p>
<p>La storia del conflitto israelo-palestinese è una storia di sangue, rabbia e vittime innocenti, ma soprattutto è una storia di rivendicazione territoriale. Una sola terra, due popoli, ciascuno dei quali rivendica come proprio quel piccolo territorio compreso tra Giordano e Mediterraneo da una parte, Egitto e Libano dall&#8217;altra. Entrambi, Israeliani e Palestinesi, arabi ed ebrei, reclamano il proprio diritto ad abitarla in quanto popolazione autoctona, installatasi là ben prima dell&#8217;avvento degli &#8220;altri&#8221;, quegli altri che, a seconda dell&#8217;ottica adottata, sono di volta in volta crudeli colonizzatori o spietati terroristi. I post che verranno qui pubblicati non hanno, né intendono avere, la pretesa di sciogliere i dubbi e le domande intorno al conflitto, ma sono piuttosto intesi come un contributo di carattere storico per andare alle origini della guerra, origini così lontane nel tempo che se n&#8217;è quasi persa traccia. Dato che ciascuno dei due gruppi di abitanti avoca a sé il diritto concessogli dalla Storia a rivendicare l&#8217;occupazione di quelle terre, volgiamoci allora alla Storia e guardiamo cosa essa ha da dirci.</p>
<p style="text-align: left;">Archeologicamente si conosce molto poco della terra di <a id="aptureLink_UQ08rY3rl5" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Canaan">Canaan</a> (così chiamata anche dall&#8217;Antico Testamento, ad es. Gen. 12,7; Lev. 20,24; <em>passim</em>) nelle prime fasi della storia. Si sa che nel III millennio a.C. era un territorio ad insediamento misto, vi convivevano cioè installazioni urbane e gruppi che praticavano un semi-nomadismo di tipo agro-pastorale, e che era disseminata di piccoli regni a dimensione cantonale. Alla metà del II millennio a.C. risalgono invece le prime attestazioni delle popolazioni di cui ancora oggi si parla: Filistei ed Ebrei.</p>
<div id="attachment_793" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.artoong.net/Foto/2009/05/filistei_opt.jpg"><img class="size-full wp-image-793" title="filistei_opt" src="http://www.artoong.net/Foto/2009/05/filistei_opt.jpg" alt="filistei opt La storia antica del conflitto israelo palestinese" width="300" height="228" /></a><p class="wp-caption-text">Filistei - Il Guercino</p></div>
<p style="text-align: left;">I <strong>Filistei</strong> sono costituiti da gruppi di popoli venuti dall&#8217;esterno, probabilmente dall&#8217;area della penisola balcanica, in almeno due ondate migratorie successive: una intorno al 1.500 a.C. (testimoniata da ritrovamenti della ceramica e dei caratteristici sarcofagi fittili antropomorfi) da cui gli Egiziani trassero mercenari durante la loro occupazione militare della zona; e una seconda, ben più consistente, verso il 1.200 a.C., quando tutto il Vicino Oriente antico fu percorso dall&#8217;onda migratoria dei cosiddetti &#8220;Popoli del Mare&#8221;, di cui anche i Filistei facevano parte. Il loro ruolo non è da sottovalutare: da essi infatti prese il nome la regione, che si chiamò appunto Palestina (FLŠT -&gt; PLŠT, con scambio f/p frequente nei testi coevi). E con questo nome la conosceva anche Erodoto: &#8220;[...] il territorio appartiene ai Siri detti Palestini&#8221; (III, 5); &#8220;[...] la Siria detta Palestina&#8221; (III, 91). Anche gli <strong>Ebrei</strong>, dal canto loro, sono attestati più o meno nello stesso periodo e con le stesse modalità dei Filistei, ossia come gruppi di popolazioni nomadiche provenienti dalle aree urbanizzate del Vicino Oriente. Il loro nome deriva con ogni probabilità dalla parola <em>~abiru</em>, termine che indicava gruppi di debitori insolventi e per ciò asserviti che tentarono di trovare rifugio nelle aree meno insediate e popolate della regione.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.artoong.net/Foto/2009/05/ebrei1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-797" title="ebrei1" src="http://www.artoong.net/Foto/2009/05/ebrei1.jpg" alt="ebrei1 La storia antica del conflitto israelo palestinese" width="300" height="389" /></a></p>
<p>Intorno al 1500 a.C., la Palestina, divisa in piccoli regni e incapace di dare una risposta unitaria, cadde sotto la dominazione faraonica, che durerà fino all&#8217;inizio del XII secolo a.C. Al crollo del dominio egiziano si insediarono a sud i Filistei, occupando l&#8217;area lungo la costa e fino al medio Giordano, e gruppi nomadici, primi fra tutti gli <em>~abiru</em>/Ebrei, in Cisgiordania e Transgiordania. Entrambe le popolazioni crearono stati e regni autonomi che prosperarono sino all&#8217;arrivo degli Assiri dalla Mespotamia nell&#8217;VIII-VII secolo a.C., arrivo che segnò l&#8217;inizio di una nuova decadenza e una conseguente nuova colonizzazione della Palestina. Agli Assiri succedettero i Babilonesi ed è proprio la conquista babilonese l&#8217;evento storico più significativo perché determinante per l&#8217;intera area. I Babilonesi, al contrario degli Assiri, la cui politica era di governare le terre conquistate con una sorta di protettorato, senza esautorare del tutto la classe politica locale, creeranno un vuoto demografico e politico con la deportazione in massa degli abitanti. Questo vuoto verrà colmato a est del Giordano da popolazioni di lingua araba e da gruppi parlanti aramaico (la lingua di Gesù) nel nord del territorio. I deportati palestinesi a Babilonia, in particolare i Giudei, membri delle <em>élite</em> palatine e templari, tentarono di conservare la purezza della loro lingua, dei loro usi e della loro religione, considerando se stessi come gli unici superstiti del disastro e guardando alla Palestina in generale e a Gerusalemme in particolare (distrutta insieme al primo Tempio da Nabucodonosor II nel 586 a.C.) come all&#8217;anelata patria cui far ritorno per poter di nuovo essere un popolo libero.</p>
<p>E&#8217; qui a Babilonia, durante i lunghi anni dell&#8217;esilio, che nacque il motivo fondante della storia israelitica, il &#8220;<em>ritorno alla terra</em>&#8220;. E&#8217; qui, sotto il giogo babilonese, che si fondò il mito della presenza in Canaan dei patriarchi (Abramo, Isacco, Giacobbe), i quali ricevono direttamente da Yahwè la promessa di diventare moltitudini e occupare tutto il territorio. E&#8217; qui, asserviti a un popolo a loro estraneo ma ricco di tre millenni ininterrotti di storia, che nacque il mito di Abramo originario di una delle città più antiche del mondo, Ur, per dotarsi anch&#8217;essi di un&#8217;origine millenaria. E&#8217; qui, a Babilonia, che gli esuli della Palestina divennero davvero un popolo, con una terra da rivendicare e a cui far ritorno. E tornarono, gli esuli di Babilonia. Tornarono e ricostruirono il loro Tempio e portarono con loro le storie dell&#8217;esilio, non solo le proprie ma anche le storie della tradizione mesopotamica come quella del Diluvio universale, e si ricostituirono in stato unitario. Fino all&#8217;arrivo delle legioni di Roma nel I secolo a.C.</p>
<p>Quando, nel 70 d.C., dopo quasi due secoli di occupazione militare, Tito e il suo esercito distrussero il secondo Tempio, iniziò la vera Diaspora degli Ebrei, che porterà con sé la trasformazione del tempo del mito &#8211; quello di Abramo nato a Ur per rivendicare un&#8217;origine cittadina e non nomadica, quello di Mosè che guida il popolo verso la &#8220;Terra Promessa&#8221; per rivendicare il diritto al ritorno, quello del patto con Yahwè per rivendicare il possesso di quella terra &#8211; in tempo della Storia.</p>
<p>Ma in questo conflitto la ricerca di una soluzione nella Storia è destinata a rimanere infruttuosa. Infatti, così come gli Ebrei erano estranei alla regione perché discendenti da popolazioni nomadiche e attestati per la prima volta solo nel Tardo Bronzo (1500-1200 a.C. circa), così i Palestinesi non sono imparentati con i Filistei, provenienti comunque dall&#8217;area della penisola balcanica e perciò esogeni, e soppiantati, come detto, da popolazioni arabe dopo la conquista babilonese.</p>
<p>Posti questi dati storici e tralasciando fattori religiosi fondanti &#8220;mitologicamente&#8221; la storia d&#8217;Israele, risulta impossibile, su base reale e documentata, stabilire a chi appartenga la Palestina, eppure su questa pretesa di possesso si basa uno dei conflitti più lunghi, sanguinosi e senza soluzione della storia.</p>
<p>Articolo da: <a href="http://www.artoong.net">Artoong</a><br/><br/><a href="http://www.artoong.net/2009/05/11/la-storia-antica-del-conflitto-israelo-palestinese/776/territori">La storia antica del conflitto israelo-palestinese</a></p>
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		<title>La natura negata. Creatura di sabbia di Tahar Ben Jelloun</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2009 07:14:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Artoong</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il profumo prepotente del cumino e i colori intensi del Maghreb avevano invaso i miei sensi quando a diciannove anni leggevo per la prima volta Creatura di Sabbia; il vuoto allo stomaco e il cerchio alla testa provenivano, invece, dall&#8217;indignazione per una realtà che le pagine, una dopo l&#8217;altra, andavano svelando. Dopo quindici anni ho [...]<p>Articolo da: <a href="http://www.artoong.net">Artoong</a><br/><br/><a href="http://www.artoong.net/2009/04/09/la-natura-negata-creatura-di-sabbia-di-tahar-ben-jelloun/637/scienze-umane">La natura negata. Creatura di sabbia di Tahar Ben Jelloun</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-638" href="http://www.artoong.net/2009/04/09/la-natura-negata-creatura-di-sabbia-di-tahar-ben-jelloun/637/scienze-umane/attachment/creatura-di-sabbia_fronte"><img class="alignleft size-medium wp-image-638" title="creatura-di-sabbia_fronte" src="http://www.artoong.net/Foto/2009/04/creatura-di-sabbia_fronte-184x300.jpg" alt="creatura di sabbia fronte 184x300 La natura negata. Creatura di sabbia di Tahar Ben Jelloun" width="184" height="300" /></a>Il profumo prepotente del cumino e i colori intensi del <a id="aptureLink_yDdcGtw7Vd" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Maghreb">Maghreb</a> avevano invaso i miei sensi quando a diciannove anni leggevo per la prima volta <em>Creatura di Sabbia</em>; il vuoto allo stomaco e il cerchio alla testa provenivano, invece, dall&#8217;indignazione per una realtà che le pagine, una dopo l&#8217;altra, andavano svelando. Dopo quindici anni ho voluto rileggere il romanzo di<a id="aptureLink_H3OGfz4Tej" href="http://www.youtube.com/watch?v=BA9qulDpTEM"> Tahar Ben Jelloun</a>, scrittore marocchino di lingua francese, per ritrovare un&#8217;eco di quelle giovanili emozioni. <span id=":1fx" dir="ltr">Avrei ceduto all’esotismo anche questa volta?</span></p>
<p>Mi chiedo quanto siamo disposti noi lettori europei, mangiatori di <em>cus cus</em> e biscottini al sesamo, a decentrarci, a rifiutare il fascino dell&#8217;esotico che subiamo inchiodati al nostro punto di vista eurocentrico e avvicinarci, in maniera &#8220;critica&#8221; e &#8220;infedele&#8221;, ad un libro che apre le porte ad una società e una cultura araba problematicamente ricca e profondamente destabilizzante.<br />
Io voglio provare a liberarmi del mio pregiudizio etnocentrico, voglio essere una lettrice libera e consapevole, voglio rovesciare la mia geografia e credere di essere io a Sud di quel Nord, a Sud del Maghreb, a Sud dell&#8217;Africa.</p>
<p>La mia seconda e più adulta lettura del romanzo dovrebbe suggerirmi di non protendere per la facile condanna di una società marocchina patriarcale e maschilista, di conseguenza, vorrei pormi solo delle domande in un totale abbandono a questo racconto pregno di poetica musicalità che parla al cuore di ogni uomo e di ogni donna.</p>
<p>E&#8217; la storia di un corpo e un anima martoriati, dell&#8217;ottava ed ennesima figlia di un patriottico padre marocchino che dovrà  portare il nome di un uomo, Ahmed, e dovrà essere uomo agli occhi di una società che vive come una disgrazia la nascita di figlie femmine, una maledizione che si traduce concretamente nel tessuto sociale con la dispersione dell&#8217;eredità per la famiglia che non ha eredi maschi.</p>
<p>Ahmed è l&#8217;emblema di una identità violata. E&#8217; una creatura senza sesso, un baco da seta avvolto nel suo bozzolo che cerca di crescere come un uomo forte e autoritario, di riscattarsi dalla violenza subita e dimenticare il giorno in cui i sensi le hanno svelato il suo essere donna, poiché essere donna, nella famiglia e nella società marocchina, vuol dire essere un&#8217;ombra che cammina rasente ai muri.</p>
<p>Il viaggio verso la definizione di sé come uomo porterà però Ahmed a percepirsi come un  fantasma senza età che vive sulla pelle il tempo che stratificandosi lo lascia immobile, e, allo stesso tempo, lo trasforma in un <a id="aptureLink_uxm3cwDHDp" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Janus%20%28mythology%29">Giano</a> bifronte in un delirio farneticante di sesso, violenza e ambiguità: &#8220;<em>Sono me e un altro, albero e linfa, architetto e dimora&#8221;</em>.</p>
<p><em>Creatura di sabbia</em> è un romanzo di &#8220;confine&#8221;, in bilico tra due culture: araba e occidentale, cultura orale e scritta, maschio e femmina, vita e morte, spirito e carne.</p>
<p>Per noi occidentali che affidiamo la quasi totalità del sapere alla pagina scritta è difficile comprendere integralmente le culture che fondano la propria storia e le proprie tradizioni anche sulla trasmissione orale della conoscenza: le gesta degli antenati, le cosmogonie, le storie fondanti, le leggende epiche necessitano di un bardo che narri e di un uditorio attento e ricettivo che recepisca e memorizzi.<br />
<em>Creatura di sabbia</em> é un romanzo che andrebbe &#8220;letto con l&#8217;udito&#8221; proprio come si ascolta il racconto di un vecchio narratore, con l&#8217;orecchio teso e attento, come quello di un musulmano in attesa del canto del <a id="aptureLink_wvxsDZ4XQg" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Muezzin">Muezzin</a>.<a rel="attachment wp-att-639" href="http://www.artoong.net/2009/04/09/la-natura-negata-creatura-di-sabbia-di-tahar-ben-jelloun/637/scienze-umane/attachment/sz6_0403_01"><img class="alignright size-full wp-image-639" title="sz6_0403_01" src="http://www.artoong.net/Foto/2009/04/sz6_0403_01.jpg" alt="sz6 0403 01 La natura negata. Creatura di sabbia di Tahar Ben Jelloun" width="250" height="228" /></a></p>
<p>La narrazione si muove tra oralità e scrittura, ora affidata a un cantastorie, ora alle pagine del diario di Ahmed, ora ad altri narratori che si alternano pretendendo di essere gli unici detentori del racconto della vera vita del protagonista. La storia, rimescolata e reinventata, passa di bocca in bocca arricchita a volte di poesia e sensibilità a volte di sdegno e scherno.</p>
<p>Lo stile elegante si impreziosisce, proprio come nella scrittura araba, di decori e intarsi che proiettano gentili arabeschi fuori dalla pagina e si allungano poeticamente verso lo sfinimento dei sensi. La parola è corroborante, l&#8217;aggettivo generoso, enfatico, ridondante.</p>
<p>In questa mia resa incondizionata alla parola poetica, sento riecheggiare il mito platonico dell&#8217;androgino, archetipo di una <em><a id="aptureLink_EmtEF6hr7h" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Coincidentia%20oppositorum">coincidentia oppositorum</a></em>, che mi parla di trasformazione, evoluzione, completezza e veggenza. E Ahmed è il figlio della Luna che partecipa alla natura sia dell&#8217;uomo che della donna in una interazione alchemica quasi divina: &#8220;<em>Diceva di avere il naso di un cieco, l&#8217;udito di un morto ancora tiepido e la vista di un profeta</em>&#8220;.</p>
<p>Ahmed reciterà la parte scritta per lui/lei fino a quando la natura vorrà riprendere il sopravvento sulla convenzione sociale. Ma l&#8217;indole oramai devastata dal dolore, dalla follia e da un&#8217;erronea percezione di sé, trascina rovinosamente questo figlio del deserto sino a farne il fenomeno da baraccone di un circo. Il viaggio di ritorno verso la sua natura sarà un viaggio verso la follia: &#8220;<em>Non si ritorna mai così lontano come da se stessi</em>&#8220;.</p>
<p>E queste pagine mi parlano, ancora, di sabbia, quella fine che scivola fra le dita quando vogliamo tenerla stretta in un pugno. La sabbia è simbolo di trasformazione: muta, si disgrega, vola col vento, cambia forma costretta dagli agenti atmosferici, si compone e si scompone, sparisce e riappare aggregata, ma sempre diversa e trasformata come Mohamed Ahmed, la creatura di sabbia che nel viaggio, da e verso se stesso, ha trovato la morte, ultima e definitiva trasformazione.</p>
<p>Consiglio e consegno questo romanzo a un lettore &#8220;di confine&#8221;, in bilico, che si senta sabbia, pronto a modellarsi sotto lo scirocco caldo d&#8217;Africa.</p>
<p><strong>Jessica Carrieri</strong></p>
<p>Articolo da: <a href="http://www.artoong.net">Artoong</a><br/><br/><a href="http://www.artoong.net/2009/04/09/la-natura-negata-creatura-di-sabbia-di-tahar-ben-jelloun/637/scienze-umane">La natura negata. Creatura di sabbia di Tahar Ben Jelloun</a></p>
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		<title>Della guerra e della morte. La trilogia della città di K. di Agota Kristof</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Feb 2009 10:10:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Artoong</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Attenzione, la recensione qui di seguito contiene alcune anticipazioni della trama
C&#8217;era una volta la Guerra, c&#8217;era una volta la Morte: è una favola antica ma dannatamente attuale.
Permeata da un&#8217;atmosfera kafkiana, La trilogia della città di K. di Agota Kristof, è una storia nera e maledetta, di quelle che graffiano fin sotto l&#8217;epidermide, che scavano un  [...]<p>Articolo da: <a href="http://www.artoong.net">Artoong</a><br/><br/><a href="http://www.artoong.net/2009/02/25/della-guerra-e-della-morte-la-trilogia-della-citta-di-k-di-agota-kristof/538/scienze-umane">Della guerra e della morte. La trilogia della città di K. di Agota Kristof</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-540" href="http://www.artoong.net/2009/02/25/della-guerra-e-della-morte-la-trilogia-della-citta-di-k-di-agota-kristof/538/scienze-umane/attachment/trik"><img class="alignleft size-full wp-image-540" title="trik" src="http://www.artoong.net/Foto/2009/02/trik.jpg" alt="trik Della guerra e della morte. La trilogia della città di K. di Agota Kristof" width="200" height="326" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Attenzione, la recensione qui di seguito contiene alcune anticipazioni della trama</strong></em></p>
<p>C&#8217;era una volta la Guerra, c&#8217;era una volta la Morte: è una favola antica ma dannatamente attuale.</p>
<p>Permeata da un&#8217;atmosfera kafkiana, <em>La trilogia della città di K</em>. di Agota Kristof, è una storia nera e maledetta, di quelle che graffiano fin sotto l&#8217;epidermide, che scavano un  tunnel nello stomaco del lettore e si aggrappano alle paure nascoste ferendo il senso del pudore e toccando il lato più oscuro delle verità.</p>
<p>Due bambini, due fratelli gemelli, Lucas e Claus nel mezzo di una grande guerra, probabilmente la seconda, in un non specificato paese dell&#8217;Est. La scrittrice non ci dice quale sia il paese in questione, quale la città, o di quale guerra stia raccontando, eppure l&#8217;orrore agghiacciante della guerra cala come una pesante cortina fra il lettore e la pagina scritta a dimostrazione che, di qualsiasi guerra si tratti e di qualsiasi paese, il dolore, la violenza, la morte che le guerre portano con sé destano il medesimo ribrezzo.</p>
<p>Abbandonati dalla mamma a casa della nonna materna, i due fratellini, iniziano una nuova vita che determinerà per sempre la fine dell&#8217; infanzia e dell&#8217;innocenza. Gli affetti familiari perdono da subito i connotati rassicuranti: la nonna è una strega, sporca e crudele, non prova amore per la figlia, maltratta i nipoti, li sfrutta, li fa lavorare, li insulta e li abbandona a loro stessi. Ho l&#8217;impressione di trovarmi di fronte ad una delle fiabe dei fratelli Grimm con quelle note ambientazioni tetre e descrizioni lapidarie che ti fanno sentire il freddo della pietra nuda e vedere solo il grigio e il nero delle cose  perché i colori sono stati inghiottiti dal dolore; e proprio come nelle loro fiabe avverti come uno schiaffo la crudeltà umana e la mancanza di speranza perchè i fatti di sangue, efferati ed esecrabili, sono prosaicamente scritti senza edulcorazioni e con quello stile semplice e coinciso comprensibile anche dai bambini.</p>
<p>Due gli elementi dai connotati fortemente interessanti dal punto di vista narrativo: la costruzione dei personaggi (due fratelli gemelli) e un manoscritto, ossia il diario sul quale i bambini annotano giorno per giorno la loro vita. Il romanzo è suddiviso in tre parti distinte ma che si diluiscono una nell&#8217;altra così come lo stile e i piani narrativi che si sdoppiano e si raddensano all&#8217;improvviso.</p>
<p>L&#8217;inseguimento del manoscritto-diario pone narrazione su un duplice livello: la voce narrante si accavalla e si confonde con il manoscritto facendo prevale in alcuni momenti ora l&#8217;una ora l&#8217;altra. E in questa alternanza si spalleggiano diversi registri narrativi: diario, lettera, confessione, flusso di coscienza.</p>
<p>La prima parte &#8220;<em>Il grande quaderno</em>&#8221; è un pugno nello stomaco, un dolore acuto, il cui ricordo ti accompagna per molto tempo; potrebbe sostenere da sola l&#8217;intero romanzo tanto è rivelatrice ed esaustiva. Sono le pagine del diario di Lucas e Claus raccolte non per data, come in un classico diario, ma per tema. Due paginette scandiscono un&#8217;esperienza, un episodio; ogni episodio è un nodo alla gola, un gradino nella scala di una difficile educazione alla vita che mostra sempre e costantemente il rovescio della medaglia: la morte. Il quaderno crea un legame indissolubile fra i due fratelli che si completano l&#8217;un l&#8217;altro, che vivono uno per l&#8217;altro; parola dopo parola i due fratelli definiscono la loro esistenza istruendosi, lavorando, autodeterminandosi con le proprie forze in un mondo violento che non conoscono ma di cui sono parte. Sono due bambini speciali, a tratti &#8220;magici&#8221; che riescono a fare di sofferenza e stenti una virtù, perché l&#8217;imperativo categorico è sopravvivere alla guerra, alla nonna, alla povertà, alla fame.</p>
<p>Il lettore avverte una vertigine mentre legge le pagine del diario sugli esercizi di sopravvivenza che Luca e Claus si impongono di fare per resistere e continuare a vivere: <em>esercizio di irrobustimento del corpo, esercizio di irrobustimento dello spirito, esercizio di accattonaggio, esercizio di sordità e cecità, esercizio di digiuno, esercizio di crudeltà.</em></p>
<p>La vita scorre tra le sirene del coprifuoco, l&#8217;allarme dei bombardamenti, le violenze sessuali, gli omicidi, le malattie e la morte che ha un volto talmente familiare da non fare più paura. Il sesso è sporco, è una ferita, è una devianza morbosa, è violenza, è atto di sopraffazione, è un gesto anch&#8217;esso bellicizzato. I bambini si sottopongono ad una crescente desensibilizzazione nei confronti dell&#8217;umanità; Lucas e Claus hanno una <em>ratio</em> lucida e aprioristica che è al disopra del bene e del male e di ogni morale: bisogna fare ciò che è necessario per sopravvivere e anche la crudeltà autoimposta è indispensabile per raggiungere tale scopo. L&#8217;autrice, come i suoi piccoli protagonisti, non indulge alla <em>pietas</em>: le pagine sono brevi istantanee narrative che illuminano per un momento il fatto cruento spegnendosi subito dopo. La scrittrice non si sofferma sulle ferite; il fattaccio violento è ritratto in due parole, come un fendente che in un attimo attraversa il corpo. Lo stile è scarno e soffocato, le parole non hanno alcuna valenza suggestiva, servono solo a registrare un avvenimento; a tratti però ritroviamo un copioso utilizzo degli aggettivi che, con una pioggia di virgole, colano sulla pagina come zampilli di sangue.</p>
<p>Questa prima e superlativa parte termina con la divisione dei due fratelli gemelli.</p>
<p>Nella seconda parte &#8220;<em>La prova</em>&#8220;<strong> </strong>il lettore rimane accanto ad uno dei due fratelli, Lucas, sopravvissuto alla separazione con Claus che ha varcato la frontiera alla ricerca di una nuova vita lontano dalla guerra; questa seconda parte si caratterizza per la ricerca di una ricostruzione, di una normalizzazione necessaria per ricominciare; sono dinanzi a noi le macerie che la fine del conflitto porta con sé: gli uomini scomparsi, imprigionati, giustiziati, la povertà assoluta, la fame e le malattie che si propagano ma anche l&#8217;istinto vitale di rimettere insieme i pezzi, la ricerca dell&#8217;amore, il desiderio di una famiglia, di una casa e di una stabilità. Ma è tutto sbagliato: si cercano gli affetti ma si allacciano rapporti umani dettati dalla disperazione, dalla pietà, e da un senso di rabbia e sadismo. Lucas finirà col crescere e adottare un bambino menomato che alla fine si suiciderà rendendo vani i suoi tentativi di dare un senso alla propria vita e portandolo sull&#8217;orlo della follia.</p>
<p>Nella III parte &#8220;<em>La grande menzogna</em>&#8221; assistiamo in un certo qual modo al ricongiungimento dei gemelli, ma questo ritrovamento innesta un rimescolamento delle carte. Ricompare la forma diaristica miscelata ad un delirio in forma di scrittura. Il manoscritto-diario si confonde con la voce narrante, uno stesso episodio viene raccontato da più punti di vista e da diversi personaggi destabilizzando il lettore che perde le certezze di quanto assunto fino a quel momento. Un onirismo accentuato si confonde con la verità e ribalta i punti di vista in un&#8217;alternanza tra il vero e il falso che rovescia il gioco narrativo; il lettore si sente tradito e, lasciato da solo, non può fare altro che abbandonarsi al fluire delle nuove infiorescenze narrative senza cercare di rimettere in piedi la storia. Il ritrovamento e il riconoscimento dei due fratelli, in una realtà completamente stravolta dalla guerra, determina la tragica fine dei sentimenti; non vi è senza speranza ma solo disperazione e una lucida follia che culmina con il suicidio di Lucas e la probabile emulazione da parte di suo fratello Claus.</p>
<p>Il diario riporta solo menzogne? Lucas e Cluas sono realmente esistiti? Sono due fratelli? Sono la stessa persona? Questi gli interrogativi alla fine del romanzo. Se Lucas e Cluas fossero la stessa persona, ci troveremmo di fronte ad una lucida schizofrenia, ad una doppia personalità, una malattia mentale determinata e alimentata dalle conseguenze delle nefandezze della guerra.</p>
<p>Se la scrittrice ci avesse realmente parlato di due gemelli, la tragica fine sarebbe una nitida ed inevitabile conseguenza delle devianze e delle ferite mortali inferte allo spirito e al corpo dei due fratelli che pur amandosi non sono riusciti a ricostruire e a tutelare la propria sanità psicofisica dopo la guerra.</p>
<p>Lucas e Claus sono un&#8217;anima e due corpi  che si confondono a partire dal nome, l&#8217;uno l&#8217;anagramma dell&#8217;altro; sono lo specchio di un doppio narrativo molto spesso presente nella narrativa del Novecento. Provando ad applicare un&#8217;analisi psicanalitica alla letteratura, si può appena accennare al fatto di come la figura del doppio sia legata spesso alla paura della morte; il doppio rappresenta la raffigurazione della scissione psicologica che dà luogo ad un altro io, il quale a sua volta corrisponde ad una proiezione del conflitto interiore e può scatenarsi da un senso di colpa. Il senso di colpa può avere diverse origini e Freud lo ha dimostrato: può essere dovuto alla distanza tra l&#8217;io ideale e quello reale, oppure può nutrirsi di un&#8217;intensa paura di morte e dare luogo a forti impulsi autopunitivi che possono portare anche al suicidio. Il romanzo di Agota Kristof autorizza e suggerisce molteplici interpretazioni proprio perchè il teatro sul quale muovono i personaggi è quello della decadenza morale degli uomini nell&#8217;assurdità e nell&#8217;atrocità della guerra. E può succedere in un mondo al contrario, nell&#8217;assurdo del conflitto bellico e dell&#8217;odio da cui è generato e che a sua volta alimenta,  che siano proprio i bambini, le prime vittime della guerra, a diventare quasi degli automi perfetti in grado di essere bastevoli a se stessi e portare avanti una famiglia.</p>
<p>Un grido di dolore, potrebbe essere questo il sottotitolo del romanzo, un dolore come quello che probabilmente ha provato la stesa scrittrice, ungherese di nascita, costretta a rifugiarsi in Svizzera durante l&#8217;invasione sovietica.</p>
<p>Vorrei lasciarvi con le parole del romanzo che rappresentano un secco <em>j&#8217;accuse</em> femminista alla società degli uomini, maschilista e guerrafondaia, che utilizza la guerra come strumento di sopraffazione:</p>
<p>-          <em>Tu chiudi il becco! Le donne non sanno niente della guerra. </em></p>
<p><em>La donna dice:</em></p>
<p><em>-    Non sanno niente? Coglione! Abbiamo tutto il lavoro, tutte le preoccupazioni: i bambini da sfamare, i feriti da curare. Voi, una volta finita la guerra siete tutti degli eroi. Morti: eroi. Sopravvissuti: eroi. Mutilati: eroi. E&#8217; per questo che avete inventato la guerra, voi uomini. E&#8217; la vostra guerra. L&#8217;avete voluta voi, fatela allora, eroi dei miei stivali!</em></p>
<p>Scrivere è vivere ma leggere a volte è un po&#8217; come morire dentro.</p>
<p><em>Jessica Carrieri</em></p>
<p>Articolo da: <a href="http://www.artoong.net">Artoong</a><br/><br/><a href="http://www.artoong.net/2009/02/25/della-guerra-e-della-morte-la-trilogia-della-citta-di-k-di-agota-kristof/538/scienze-umane">Della guerra e della morte. La trilogia della città di K. di Agota Kristof</a></p>
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		<title>La storia dei delfini su Facebook</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Feb 2009 08:26:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Artoong</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Su Facebook, il social network che va per la maggiore, un branco di delfini sta nuotando, ormai da parecchie settimane, in un mare virtuale e non ha alcuna intenzione di fermarsi.
Tutto, come spesso succede è nato quasi per caso. Ho creato un gruppo e l&#8217;ho chiamato &#8220;Quelli che nella prossima vita diventeranno delfini&#8220;: dietro questa [...]<p>Articolo da: <a href="http://www.artoong.net">Artoong</a><br/><br/><a href="http://www.artoong.net/2009/02/23/la-storia-dei-delfini-su-facebook/523/scienze-umane">La storia dei delfini su Facebook</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-530" href="http://www.artoong.net/2009/02/23/la-storia-dei-delfini-su-facebook/523/scienze-umane/attachment/delfini1_opt"><img class="alignleft size-full wp-image-530" title="delfini1_opt" src="http://www.artoong.net/Foto/2009/02/delfini1_opt.jpg" alt="delfini1 opt La storia dei delfini su Facebook" width="250" height="155" /></a>Su <a href="http://www.facebook.com/home.php?ref=home#/group.php?sid=e944fa07a7efa07efa52e3409a938ed6&amp;gid=39164543660"><strong>Facebook</strong></a>, il social network che va per la maggiore, un branco di delfini sta nuotando, ormai da parecchie settimane, in un mare virtuale e non ha alcuna intenzione di fermarsi.</p>
<p>Tutto, come spesso succede è nato quasi per caso. Ho creato un gruppo e l&#8217;ho chiamato &#8220;<em><strong>Quelli che nella prossima vita diventeranno delfini</strong></em>&#8220;: dietro questa mia scelta c&#8217;è un motivo di carattere autobiografico che affonda le radici nel mio lontano passato. Infatti, quando avevo sedici anni, a piazza Navona una zingara mi ha letto la mano: ha predetto che sarei morto prima dei quarant&#8217;anni dopo aver avuto tre figli da tre donne diverse e che nella mia prossima vita sarei stato un delfino.</p>
<p>Ispirandomi dunque alla profezia della zingara ho lanciato l&#8217;idea su Facebook e debbo dire che le persone hanno risposto davvero alla grande: abbiamo infatti quasi raggiunto il numero di duecento iscritti!</p>
<p>Poi come sempre succede un&#8217;idea tira l&#8217;altra ed ho deciso di tentare nel gruppo un esperimento di scrittura collettiva: è nata cosi la &#8220;Storia dei delfini&#8221;, un racconto scritto a mille mani.  Chi vuole può creare un delfino che è in realtà il suo alterego( io sono Iorad), e tuffarsi nel mare virtuale di Facebook contribuendo a portare avanti la storia. Siamo arrivati già ad oltre duecento post in un mese e sono state scritte delle cose davvero interessanti: in realtà spesso il racconto diventa un mezzo per esternare sentimenti, sfogare la rabbia od esorcizzare le proprie paure.</p>
<p>Ma diamo ora voce ad alcuni dei componenti del branco.</p>
<p><strong><a href="http://www.artoong.net/tag/antonio-trimarco" class="kblinker" title="More about Antonio Trimarco &raquo;">Antonio Trimarco</a></strong> (<em>Iramar nel racconto</em>) &#8220;In mare una nuova vita. Chi non vorrebbe avere la sicurezza di un altra vita? E se fosse una vita in mare come delfino tra delfini? Ecco la fantasia che sta permettendo la riuscita di questa idea lanciata da <a href="http://www.artoong.net/tag/dario-amadei" class="kblinker" title="More about Dario Amadei &raquo;">Dario Amadei</a> su Facebook. Così un racconto a più mani diventa per ognuno degli scrittori dei delfini una propria proiezione fantastica nell&#8217;azzurro dell&#8217;acqua. Ciao Dario ci vediamo in mare&#8221;.</p>
<p><strong>Elena Sbaraglia</strong>( <em>Sophie</em>)  &#8220;La mia esperienza con il gruppo fondato da Dario Amadei &#8220;Quelli che nella prossima vita diventeranno delfini&#8221; è nata per caso, incuriosita in primis dal titolo, molto attrattivo. Amo il mare, è vero come molti, ma profondamente sento di appartenergli e il delfino è la creatura marina che più mi rappresenta, che mi ricorda come la vita vada affrontata con lo spirito bambino che abbiamo dentro di noi, con lealtà e amore! È il primo gruppo al quale partecipo attivamente perché molto coinvolgente e questo è solo per la brillantezza del fondatore, nonché capobranco, che ha saputo mettere insieme tante &#8220;teste&#8221; e guidarle in questa esperienza di scrittura di gruppo, non so se unica nel suo genere, ma sicuramente avvincente&#8221;.</p>
<p><strong>Lamberto Pellegrino</strong> (<em>il giovane Gulbix</em>) &#8220;Credo che sia un iniziativa molto interessante, formativa ed educativa, un modo di utilizzare internet intelligentemente. Mi è parsa divertente e allo stesso tempo coinvolgente: sono davvero curioso di sapere quello che gli altri scrittori pubblicano e credo che il racconto sarà decisamente un successo&#8221;.</p>
<p><strong>Nicoletta Pavani</strong> (<em>Aurora</em>) &#8220;Generalmente si condividono emozioni e progetti con persone conosciute e vicine. Scrivendo questo racconto mi sono ritrovata a condividere emozioni con persone quasi del tutto sconosciute e la cosa più bella è stata, ed è ancora, la possibilità di conoscere queste meravigliose persone proprio attraverso la scrittura, scoprendo &#8220;work in progress&#8221; la loro e la mia interiorità&#8221;.</p>
<p><strong>Sonia Pareschi </strong>(<em>Ainos</em>) &#8220;L&#8217;esperienza di scrivere a tante mani mi è nuova eppure è stata significativa e, se posso osare, terapeutica e di riflessione. Mi è servita a guardare &#8220;oltre&#8221; l&#8217;apparenza di chi condivideva con me le parole: di loro ho colto molte sfumature, ho scoperto segreti, ho capito sentimenti e dolori. Sono molto orgogliosa di partecipare a questa bella esperienza, dove colgo la sensibilità e il cuore delle persone. Io però non scherzo, voglio credere che nella mia prossima vita diventerò un delfino. Sto imparando a sentirlo quel mare, ad odorarlo, a lasciarmi travolgere dall&#8217;atmosfera infinita, ad amarlo&#8221;.</p>
<p><strong>Elisabetta Segna</strong> (<em>Bianca</em>)  &#8221;Ho sempre amato il mare, è la vita. Ho sempre pensato che sarei voluta rinascere gabbiano, ma quando ho avuto l&#8217;invito ad entrare nel gruppo di quelli che nella prossima vita saranno delfini ho avuto un immediato richiamo; alle origini? Non lo so ma sicuramente condividere questa avventura mi piace molto e mi da la speranza che si possa ancora vivere emozioni e amicizia&#8221;.</p>
<p><strong>Chiara Pasqualini</strong> ( <em>Iora</em>) &#8220;Il mare. Delfini. Tante persone. Tante parole.<br />
Non si nasce sempre con la forma che si vorrebbe ma, in genere, si sa con quale si sarebbe voluti nascere.<br />
C&#8217;è chi allora nasce gatto e corre.<br />
C&#8217;è chi nasce scimmia, per arrampicarsi.<br />
C&#8217;è chi nasce aquila, per volare alto.<br />
C&#8217;è chi nasce delfino. Per nuotare in acque che si vorrebbero vedere. Tra le onde che si vorrebbero toccare.<br />
E poi, tra un&#8217;onda, e un&#8217;altra, ci si ritrova a nuotare insieme ad un altro delfino. E un altro ancora dopo un altro ancora.<br />
E si è tanti. Liberi. Per nuotare insieme tra le onde del mare. E della fantasia.<br />
Per chi nasce delfino e per tutti quelli che sarebbero voluti nascere in un&#8217;altra forma ma che poi, scoprono di saper nuotare bene lo stesso&#8221;.</p>
<p><strong>Iorad</strong> ( <em>il delfino</em>) &#8220;Quando mi sono tuffato nel mare di Facebook, ero stanco e sfiduciato. Spesso nel mondo degli uomini ti cercano solo perché hanno bisogno di te o se li fai divertire quando salti per colpire la palla. Poi nei momenti di difficoltà ti lasciano solo perché hanno sempre troppo da fare.</p>
<p>Così senza pensarci un attimo mi sono tuffato nel mare di Facebook e ho preso il largo, facendo perdere le mie tracce. Pensavo di rimanere solo e invece ho incontrato degli splendidi delfini che mi hanno regalato la forza di vivere.</p>
<p>Un grazie di cuore a tutto il branco&#8221;</p>
<p>Insomma nelle acque a volta turbolente di Facebook, un branco di delfini sta nuotando compatto verso un grande obiettivo&#8230;Ma che aspettate? Tuffatevi insieme a loro e liberate il delfino che è in voi!</p>
<p>L&#8217;appuntamento è per giugno alla Biblioteca Corviale di Roma: si terrà un meeting durante il quale verrà presentato il racconto dei delfini. Sicuramente sarà un evento che non passerà inosservato.</p>
<p align="right"><strong>Dario Amadei</strong></p>
<p>Articolo da: <a href="http://www.artoong.net">Artoong</a><br/><br/><a href="http://www.artoong.net/2009/02/23/la-storia-dei-delfini-su-facebook/523/scienze-umane">La storia dei delfini su Facebook</a></p>
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		<title>I Fratelli d&#8217;Italia di Alberto Arbasino</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Feb 2009 09:48:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Artoong</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si apre con questo primo intervento, la rubrica  di &#8220;Percorsi narrativi del 900&#8243;, a cura di Jessica Carrieri
I &#8220;Fratelli d&#8217;Italia&#8221;di Alberto Arbasino sono gli italiani degli anni &#8216;60, gli anni del boom economico, dei facili entusiasmi e del perbenismo programmatico, gli anni sbandati e smodati in cui tutto è alla ricerca di equilibrio.
Questo romanzo, che [...]<p>Articolo da: <a href="http://www.artoong.net">Artoong</a><br/><br/><a href="http://www.artoong.net/2009/02/01/i-fratelli-ditalia-di-alberto-arbasino/411/scienze-umane/letteratura">I Fratelli d&#8217;Italia di Alberto Arbasino</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Si apre con questo primo intervento, la rubrica  di &#8220;Percorsi narrativi del 900&#8243;, a cura di <strong>Jessica Carrieri</strong></em></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-416" title="fratelli" src="http://www.artoong.net/Foto/2009/01/fratelli.jpg" alt="fratelli I Fratelli dItalia di Alberto Arbasino" width="200" height="314" />I &#8220;Fratelli d&#8217;Italia&#8221;di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alberto_Arbasino" target="_blank"><strong>Alberto Arbasino</strong></a> sono gli italiani degli anni &#8216;60, gli anni del <em>boom</em> economico, dei facili entusiasmi e del perbenismo programmatico, gli anni sbandati e smodati in cui tutto è alla ricerca di equilibrio.</p>
<p>Questo romanzo, che io ho letto nella prima edizione del 1963, potrebbe risultare di non immediata fruizione fitto com&#8217;è, nei primi capitoli, di prolisse conversazioni sulla teoria del romanzo. Per questa ragione vorrei soffermarmi a parlare più che dell&#8217;autore, conosciuto dai più quale intellettuale eclettico e restio a parlare di sé, del lettore che si avvicina per la prima volta al romanzo e che potrebbe non sentire una istintiva attrazione per un&#8217;opera fiume come quella di Arbasino che, del resto, non si presta al riassunto di una trama perché troppo ricca di personaggi e avvenimenti.</p>
<p>Credo ci si debba accostare a <em>Fratelli d&#8217;Italia</em> con spirito leggero e atteggiamento quasi &#8220;indifferente&#8221;, lo stesso con cui si ascoltano le chiacchiere da cortile o i pettegolezzi dal parrucchiere, silenti in mezzo alla confusione, ma con l&#8217;orecchio ben teso a cogliere l&#8217;essenza di un discorso che altrimenti non si sarebbe potuto ascoltare.  In un primo tempo non si coglieranno i numerosi riferimenti e di sicuro non si potranno riconoscere tutti i nomi più o meno noti di cui il romanzo è ricco, ma, nonostante questo, il lettore scivolerà da subito nello spirito di quella cordiale invidia e civettuola cattiveria nella quale si muovono gli interlocutori-personaggi che reputano le loro conversazioni quanto di più importante, interessante e intellettualmente vivace possa esistere.</p>
<p>Proseguendo nella lettura accade che dal cicaleccio confuso si sollevano piano piano delle intuizioni, delle piccole illuminazioni cognitive che rischiarano a ritroso pagine appena lette; dalla pagina si stacca un elemento che si imprime per un istante nella memoria regalando un lampo, un immediato brillore e quella scossa che ogni buon lettore avverte quando realizza di aver intuito un ammiccamento, di aver legato due concetti o riscoperto un reperto prezioso nascosto in qualche cassetto della memoria. Credo che il lettore debba avvicinarsi così a questo romanzo, con un critico e salutare distacco, ma pronto in ogni istante a farsi sorprendere dallo scrittore.</p>
<p>Apre il romanzo un&#8217;atmosfera di attesa e di aspettativa, preludio di una singolare avventura: quattro personaggi di differente nazionalità si mettono in viaggio per l&#8217;Italia alla ricerca di spunti per la realizzazione di un film; il viaggio segna l&#8217;inizio di racambolesche vicissitudini in un clima di confronto e diversità.</p>
<p>Le prime pagine descrivono un gruppo di borghesi intellettuali tronfi dei loro miti e le loro leggende, intenti a seguire ogni minima occasione di divertimento, immersi nelle comodità e annacquati di <em>champagne</em>, con il solo obiettivo, in fondo, di vincere una noia latente.</p>
<p>La letteratura <em>engagée</em> del dopo guerra ci ha abituati a racconti di dolore e malessere di poveri disperati; i protagonisti di <em>Fratelli d&#8217;Italia</em> sono, invece, volgarmente ricchi, sfaccendati e disposti a spendere piccole fortune in modaioli passatempi; sono disinibiti e privi di ogni pregiudizio, appagati dal proprio libertinaggio etero e omosessuale, sempre alla ricerca di sensazioni forti e illusi che il loro modo di vivere così sfrenato e culturalmente intenso sia il segreto della vita.</p>
<p>Il teatrino di macchine di lusso, pranzi e cene sofisticate, cenacoli letterari, incontri galanti, notti brave e sveglia all&#8217;una del pomeriggio, ricorda qualche pagina del <em>Giorno </em>del Parini, che accompagna il giovin signore da quando si sveglia a quando va a dormire seguendolo nei suoi frivoli impegni quotidiani.</p>
<p>Per quanto deprecabili, Arbasino non condanna questi uomini mediocri caduti nella più infima superficialità; egli sornione e compiaciuto deride le mitologie e le ideologie modaiole dietro le quali i suoi personaggi si camuffano pretendendo di essere innovativi e all&#8217;avanguardia e risultando, invece, conformisti e assolutamente incapaci di incidere con le loro azioni sul tessuto sociale.</p>
<p>Il romanzo riflette, attraverso gli eccentrici personaggi, i costumi e le tendenze culturali di un&#8217;Italia che non sa bene dove sta andando e lo scrittore si muove come il moderatore di un moderno <em>talk show</em> televisivo: dà la parola ai suoi ospiti osservando divertito come essi sfoggiano il loro sapere gareggiando in saccenza e presunzione.</p>
<p>Compagno di strada della neoavanguardia e del Gruppo &#8216;63, Alberto Arbasino, ricerca una nuova identità del romanzo che spesso, soggetto alle mode di stagione, è rinchiuso in stereotipi soffocanti e rovinosamente perdenti. Una nuova strada per il romanzo, significa per il nostro, contrapporsi al contenutismo dei neorealisti e dei memorialisti e abbracciare lo sperimentalismo espressivo e linguistico (Gadda su tutti) nella consapevolezza che si debba puntare soprattutto sull&#8217;eversione linguistica e sulla centralità del linguaggio in tutte le operazioni culturali.</p>
<p>Il rifiuto di uno standard stilistico si coniuga al rifiuto della società borghese con la sua subcultura tranquilla e opportunistica, in cui il compromesso ha raggiunto il livello e la dignità di un&#8217;arte e il cui quietismo quasi sclerotico è mascherato da un falso perbenismo. Falsa la società, falso il linguaggio e la letteratura che essa esprime.</p>
<p>Arbasino scioglie le situazioni narrative in un <em>contninuum</em> linguistico indifferenziato che si arricchisce di contributi linguistici di varia provenienza e si nutre di una scrittura di secondo grado, costituita da citazioni di <a href="http://www.artoong.net/category/eventi" class="kblinker" title="More about eventi &raquo;">eventi</a> (una mostra, un concerto, uno spettacolo, una serata mondana, una festa, un convegno, un libro) che fanno, a loro volta, bellamostra di sé rivelando, a sorpresa, con accumuli di rinvii e accostamenti inediti, i corsi e i ricorsi della mode culturali e le variazioni del gusto. Nel romanzo si alternano varie forme di narrazione: dalla confessione autobiografica, al pettegolezzo mondano, dal saggio critico, alla satira; come in Gadda lo stile diventa uno strumento di degradazione al fine di svalorizzare e demistificare i contenuti della narrazione. Anche l&#8217;uso della prima persona agisce, in<em> Fratelli d&#8217;Italia</em>, come corrosivo nel tessuto narrativo, e, nella sua apparente limpidezza, potendosi  nascondere dietro il &#8220;secondo me&#8221;, permette l&#8217;accavallarsi, magari nella stessa pagina, di frasi e dichiarazioni di segno contrario; il risultato è un&#8217;altalena di reciproche smentite che non permettono di fare il punto della situazione, né identificare la voce narrante col pensiero dell&#8217;autore. Il lettore risulta spiazzato di fronte a questa realtà narrativa nella quale si manifesta un estenuante gioco di voci che accavallandosi impediscono di ricomporre una trama disciolta in un labirinto di parole.</p>
<p>Arbasino gioca con il lettore, gli tende agguati, lo stuzzica e lo sfida con astuzia e intelligenza; è per questo motivo che la fine del romanzo si rivela una perdonabilissima mascalzonata: la teoria sul romanzo avanzata da un personaggio all&#8217;inizio del libro si ricongiunge ad alcuni appunti del protagonista alla fine del libro, appunti che risultano essere frammenti di un romanzo in divenire ma che potrebbero essere anche quelli del romanzo che abbiamo appena letto perché alcune espressioni le abbiamo già incontrate nel corso della nostra lettura perse in questo <em>mare magnum</em> di affermazioni.  E con questo ricercato gioco di scatole cinesi, l&#8217;autore compiaciuto, lascia il lettore disorientato con i suoi dubbi e con la forte sensazione di essere stato &#8220;giocato&#8221;.</p>
<p><em><strong>Jessica Carrieri</strong></em></p>
<p>Articolo da: <a href="http://www.artoong.net">Artoong</a><br/><br/><a href="http://www.artoong.net/2009/02/01/i-fratelli-ditalia-di-alberto-arbasino/411/scienze-umane/letteratura">I Fratelli d&#8217;Italia di Alberto Arbasino</a></p>
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