Super Sound City Band: dal Rock’n'Roll alla beat Generation

giugno 8, 2009

ussc rock n roll cafe 300x237 Super Sound City Band: dal RocknRoll alla beat GenerationIl viaggio attraverso gli States, fascino e inquietudine si alternano.

Spazi deserti e città convulse.

Il paese dei grandi contrasti e dagli immensi spazi.

Negli anni ‘50 dal blues si staccava il Rock’n'Roll, dai campi di cotone del sud, dal delta del fiume i neri rivendicavano cantando, i loro diritti e alzavano un vento di ribellione. I  bianchi dalle periferie delle grandi città si univano a loro e davano vita ad una nuova musica.I giovani raccoglievano le loro forze per cercare una nuova identità sociale e per ritrovare il proprio ruolo, nella società in rapido cambiamento.

La contestazione attraversava l’Oceano per approdare in Inghilterra, durante il dopoguerra frotte di nuovi commessi, operai e giovani impiegate, partecipavano salariati alla ricostruzione.Un nuovo modo di essere, essere Mod andava delineandosi, permettendo ai giovani di avere accesso e frequentazione anche presso i ceti più alti, semplicemente perché finalmente integrati nella produttività del paese.

In contrapposizione i Rock delle periferie avanzavano determinati e ribelli, agli scooters sostituivano le motociclette e indossavano giacche di pelle nera.Gli scontri furono inevitabili e la società, ancora una volta non fu pronta a capire cosa volessero i Mods ed i Rocks.

In Francia si costituirono i Blouson Noir che abbracciarono la filosofia del Rock.

In Italia la ribellione ha dato origine alla contestazione sfociata nel ‘68.

Ma ancora oggi, a decenni dall’apparente sopirsi dei costumi della rivolta, possiamo dire di aver dato le risposte a tutte quelle domande? Che ruolo abbiamo svolto per dare una concreta soluzione a quelle inquietudini giovanili? Le periferie sono davvero cambiate in meglio ed il progresso gli ha permesso una nuova dignità? Ci occupiamo del degrado attraverso studi e programmi che promuovano economia e progresso sociale ?

Beh anche questo è Rock e ci stimola a pensare…

chitarra opt Super Sound City Band: dal RocknRoll alla beat GenerationVogliamo raccontarvelo con la Super Sound City band, attraverso musiche ed immagini, fotografie dell’epoca e racconti di chi quegli anni li ha vissuti.Vogliamo attraversare il costume delle rivoluzioni giovanili e soffermarci a riflettere sulla realtà di Tor bella Monaca, di Corviale, di Scampia, delle Vele, del Quarticciolo e di ogni dove si aspettano ancora risposte ed impegno sociale, da parte degli Architetti soprattutto…

Artoong e la Super Sound City Band vi aspettano per uno straordinario Spettacolo il prossimo Venerdi 12 Giugno alle ore 22,  presso la Facoltà di Architettura de “La Sapienza” di Roma in Via Gramsci 53

Marco Colcerasa

“Being Hamlet – La Genesi” al Teatro dell’Orologio

maggio 5, 2009

Debutta al Teatro dell’Orologio – Sala Orfeo di Roma, dal 5 al 17 Maggio 2009 uno dei più grandi successi del teatro elisabettiano di tutti i tempi, rivisitato in chiave moderna da Fabio Morgan e Leonardo Ferrari Carissimi e guarnito di sfumature che fanno riflettere su tematiche assolutamente attuali.

Video intervista

Dall’intervista ai creatori:

«Il nostro Amleto è svestito dei suoi panni, guarito dall’ “amletite”; il primo uomo che si sottrae come identità, per restituirsi come pura soggettività al teatro dell’affermazione vitale. Amleto come Adamo scopre, apre, fonda, la genesi teatrale; è il principio, quindi il “motore immobile” di una nuova cosmogonia.

Lo spettacolo stabilisce una relazione ardita tra Adamo padre dell’umanità  e Amleto, eroe del teatro elisabettiano: il primo come archetipo umano della civiltà del tramonto, il secondo, in quanto maschera-simbolo del teatro borghese, laddove l’aggettivo “borghese” attiene alle logiche ordinarie della realtà vissute come l’unico mondo esistente (stato civile – tradizione – storia).

Come si può affrontare il tramonto? Come si può rispondere alla decadenza? Come si può sopravvivere all’ “essere Amleto”? Il sipario si apre… il velo di Maya occulta il paesaggio edenico dove pian piano si illuminano gli elementi naturali, i paesaggi, gli animali e infine Adamo, il “Nostradamus”, che cogliendo la mela dall’albero della conoscenza del bene e del male si consegna alla storia come tentazione, alla nascita della civiltà occidentale.

La mela tra le mani di Adamo con un ellissi meta-teatrale assume la figura di un teschio, si passa sul velo di Maya che diviene uno schermo cinematografico pronto ad accogliere la straziante vicenda di Amleto.

Il cinema assume il significato di luogo dove l’illusione e il bisogno di altrove viene realizzato, un altrove che mortifica il presente, che mortifica la vita. Useremo le immagini per farla finita con le immagini stesse e per restituire al teatro la preminenza di Arte del Presente, Arte della Vita.

L’intera vicenda di Amleto e della sua corte si svolgeranno sullo schermo, occultando di conseguenza l’Eden iniziale, per poi tornarvi senza veli come uomo nuovo, svestito dei suoi panni.»

Lo spettacolo si inserisce all’interno del progetto CK Teatro.

«Colossal kitsch teatro è la colossale epopea parodistica della storia del mondo, una nuova cosmogonia umana dove il teatro è la macchina pantomimica che svela come alla base di ogni società organizzata ci sia un artificio e dove l’uomo liberato dalla storia identitaria diviene creatore infinito di finzioni.

Il tentativo di parodiare la storia del mondo attraverso il teatro avviene per mezzo della formulazione di un’estetica colossale e paradossale dai confini ben definiti, di un mondo di identità fittizie autoreferenziali.

Prendere i diversi momenti della storia umana, i suoi protagonisti, i suoi libri, la sua cultura e farne dei feticci svuotati del loro senso contestuale, è il punto di partenza ed il punto d’arrivo del nostro cammino estetico.

Al centro della ricerca filosofico-teatrale del Colossal Kitsch c’è la questione fondamentale: la possibilità di affermare la vita.

L’attore, infatti, è colui che nega la propria identità storica per affermare l’esplosione della sua soggettività vitale, colui che espone la sua incessante trasformazione attraverso l’eroicomicità di una scena di fluttuazioni intense di queste due forze contrarie (identità – soggettività).

Il teatro, quindi, non sarà più spettacolo ma filosofia applicata nella quale l’unico momento spettacolare è lasciato al cedimento della soggettività alla tentazione della vanità identitaria, alla Storia.

Colossal Kitsch non è né teatro di recitazione né teatro di rappresentazione dell’uomo bensì teatro di ripetizione dell’esplosione del soggetto-attore che replica eternamente la sua pulsione di vita: l’affermazione dell’uomo come creatore.»

Scritto da: Andrea Carvelli

Con: Anna Favella, Fabio Morgan e L.Ferrari Carissimi

Scene: Alessandra Muschella

Sound design: Marco Scattolini

Soprano: Genny Bramato

Costumi: Mariangela Vannini

Trucco: Katia Caselli


Laura Mancini

Riprese video e montaggio di Patrizia Genovesi

Nella Capitale, Edoardo Sylos Labini porta in scena il suo futurismo

marzo 13, 2009

donne1 opt Nella Capitale, Edoardo Sylos Labini porta in scena il suo futurismo I FUTURISTI, CAFFEINA D’ITALIA - Donne Velocità Pericolo” è uno spettacolo ideato in occasione del centenario del Futurismo che ricorre quest’anno, da Edoardo Sylos Labini in collaborazione con Francesco Sala e Viola Pornaro e realizzato anche grazie anche al sostegno della Regione Molise, di Futuroma e dell’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma. L’intento del gruppo è quello di rilanciare con uno spettacolo moderno e accattivante, i concetti di attualità e modernità del Manifesto Futurista.

La rappresentazione, già portata in scena dal 20 Febbraio, sta proseguendo la sua tournée che si concluderà il 4 Aprile. Gli spazi scenici scelti sono spazi inconsueti: non solo veri e proprio palchi teatrali, ma foyer dei teatri, gallerie, come la Galleria Alberto Sordi che ha ospitato il debutto, spiagge, palazzi ed in generale luoghi simbolici come punti di ritrovo, proprio per riaffermare ed amplificare l’idea futuristica di “teatralità senza confini”.

Edoardo Sylos Labini entra in scena e si siede al suo posto, in un immaginario vagone di un treno che lui definisce come il suo vero domicilio: dovendo utilizzare questo mezzo frequentemente, sfrutta il tempo trascorso lì per pensare, socializzare, sedurre e vivere una vita che sembra non conoscere regole, all’insegna della velocità, senza fermarsi mai. Ed è proprio la velocità del treno che “scombussola i pudori delle donne” come dice il protagonista mentre ci narra episodi di amori consumati clandestinamente nei suoi viaggi e fornisce suggerimenti sulle tecniche di seduzione “in velocità”. “Correre significa disprezzare chi va lentamente” afferma Edoardo, descrivendoci la locomotiva come una bellissima donna e poi, ancora, il proprio Paese, l’Italia – con tutti suoi piatti tipici che simboleggiano ogni regione -, come una femmina rifiorita. Ad entrambe, quasi indistintamente, il protagonista dichiara il suo amore

Questi ed altri gli spunti che sono però solo la base per una narrazione teatrale che non è descrivibile a parole né riconducibile ad un genere già noto e che deve essere definita a dir poco d’avanguardia ma ancor meglio futurista.

Protagoniste femminili – e femminili e seducenti lo sono davvero – la cantante Raffaella Siniscalchi che rappresenta qui l’antiquata tradizione ottocentesca e l’attrice Federica Di Martino.

Durante la messa in scena, si realizza l’idea di interattività tra attori e spettatori, riducendo sempre più la linea di demarcazione tra il teatro e ciò che non è teatro. Edoardo si rivolge ad alcuni spettatori in prima fila, portandoli sul palco – sebbene restino muti – o dietro le quinte, facendo loro vivere in prima persona la tensione emotiva dello spettacolo.

Originale anche l’idea degli sponsor dello spettacolo declamati proprio alla maniera futurista, sul palco.

Laura Mancini

Fotografie di: Pino La Pera – Sacconier

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