Intervista al fotografo Lillo Rizzo
luglio 14, 2009
Artoong pubblica l’intervista in esclusiva a Lillo Rizzo, fotografo free lance, attualmente in viaggio in Sud America. Rizzo è nato a Racalmuto (Ag) nel 1960. Fotografo dal 1984, attualmente vive a Parigi.
L”abbiamo contattato e ci auguriamo che questa intervista sia la prima evidenza di ulteriori pubblicazioni in cui avremo il piacere di seguire il suo peregrinare in quel continente. Rimarrà in Sud America fino al febbraio 2010. In questa intervista ci risponde da Lima dove è andato per cambiare il biglietto aereo del ritorno. Tra qualche giorno partirà per Lucanas a sud del Perù.
Artoong: perchè il Perù, perchè il sud dell’America?
L.R. : Il Perù e’ stato una scelta casuale. La mia compagna doveva fare delle ricerche in questo paese, tra il 2004 e il 2005, e io ho deciso di seguirla. In quel periodo abbiamo viaggiato per buona parte dell’America Latina, dove ho realizzato diversi reportages, dai “paseros” in Bolivia alle vittime della violenza politica in Peru, dai bambini di strada ai “Cartoneros”di Buenos Aires. A febbraio di quest’anno sono tornato nuovamente per continuare il lavoro fotografico che avevo iniziato. L’ultimo lavoro completato e’ stato quello sulle miniere di Potosi in Bolivia. Penso di restare in America Latina sino a febbraio del prossimo anno.
Artoong: ti consideri un nomade?
L.R. : Credo di si, mi piace viaggiare molto, conoscere, vedere, e soprattutto imparare… Forse si tratta di un modo per confrontarsi con se stessi. Nelle situazioni estreme devi confrontarti prima di tutto con te stesso, e quindi capisci se hai delle capacità o meno, perché non hai possibilità di replica, o di smentita. Non puoi sbagliare. Mi sono interessato ai sud del mondo, e questo mi ha portato a viaggiare otto volte in Marocco, due volte in India e Nepal. Ho vissuto per un anno in America Latina, viaggiando tra il Perù, l’Ecuador, la Bolivia e l’Argentina. Mi spinge, come dicevo, la curiosità di conoscere e di vedere. 
Artoong: la tua fotografia è racconto/denuncia/testimonianza?
L.R. : La foto può essere tante cose. Racconto, denuncia, testimonianza. Quello che cerco di fare è di raccontare, con le mie immagini, storie e questioni sociali, situazioni di persone che non hanno “parola”, che vivono ai margini. La fotografia è prima di tutto un modo per conoscere e raccontare storie e persone. Per questo faccio fotogiornalismo. Io mi sento “un cane sciolto”: ho bisogno di andare da solo, fermarmi un’ora ad un incrocio, parlare, perdere tempo. A volte aspetti e non succede niente; a volte aspetti e, oltre alla luce per cui ti sei fermato, si innesca anche il resto.
A me piace concentrarmi su un luogo fisico, e, attraverso la sua rappresentazione, parlare anche di altro. Con la macchina fotografica voglio cercare di dare dignità a queste situazioni, cerco di esserci. Ed è anche fondamentale la buona tecnica, la sensibilità, l’originalità dello sguardo, l’onestà nel racconto: sono tutti elementi necessari che si esprimono al meglio se sono accompagnati da un lavoro giornalistico rigoroso, fatto di contatti, fonti e raccolta d’informazioni accurate. Un altro ingrediente fondamentale è il tempo: non si può pensare di cogliere il senso di una realtà sfiorandola superficialmente.
Artoong: curiosità- interesse- solitudine- paura- condivisione- rabbia. quali di queste parole ti sono maggiormente compagne in questo viaggio?
L.R. : Credo che mi accompagnino tutte… La curiosità, pero’, e’ il motivo primo che mi porta a muovermi per capire le cose e i fatti stando sul posto, guardando con i miei occhi e parlando con la gente. E, ancora, il pensiero e la speranza di riuscire a smuovere la coscienza di qualcuno attraverso le foto realizzate che raccontano fatti e aspetti legati al sociale, è già una gratificazione. Come per le persone, per me vale anche il posto.
Artoong: quando nasce la tua passione per l’immagine?
L.R. : Ho iniziato in una strana maniera: con la camera oscura. Mi piaceva vedere stampare le foto a casa di un mio amico, mi sembrava una cosa magica, tutta l’atmosfera è magica: la stanza buia illuminata da una luce soffusa rossa e, soprattutto, vedere come da un foglio bianco immerso nell’acido spuntava l’immagine. Tutto ciò mi affascinava e continua ad affascinarmi. Questo l’ho fatto per qualche anno, prima di iniziare a fotografare. Poi, in un primo viaggio in Marocco, compro una macchina fotografica: una Yashica F3X super, tutta manuale. Siamo nel 1984. Arrivo un po’ tardi alla fotografia, sono “vecchio” ma ho l’entusiasmo e la curiosità di un bambino, che si stupisce per le cose che vede attraverso l’obiettivo. E’ da li che inizio a fotografare in b/n. Fotografo tutto ciò che mi colpisce, che mi incuriosisce, soprattutto seguo la “luce”. Il primo vero reportage lo faccio ad Agrigento. Insieme a un altro fotografo, Tano Siracusa, cominciamo un lavoro durato più di sei mesi all’interno dell’ospedale psichiatrico, documentando il disagio mentale, ma principalmente lo stato di abbandono in cui si trovavano i pazienti. È sconvolgente vedere i ricoverati che gironzolano nudi in spazi enormi o che stanno in mezzo all’urina e le feci, quel cattivo odore che le foto non ti trasmettono. Il reportage non riusciamo a venderlo. Così organizziamo una mostra denuncia e da li scoppia lo scandalo sull’Ospedale psichiatrico di Agrigento.
Artoong: il rapporto tra la tua fotografia e il tempo
L.R. : Per me e’ importante “l’attesa” della buona luce, del soggetto, della situazione che si crea. Il termine fotografia, per me, significa “scrittura con la luce”: io l’ho preso alla lettera. È quella scintilla che mi incastra in un luogo e mi obbliga a scattare finché non sono contento; oppure, incontro una persona, cerco di fare delle foto e non funziona, allora dico: ”seguila, sali con lui nella metro, sul treno… e aspetta che la foto ti scelga”, e magari poi sento qualcosa che mi dice di scattare. Adesso lavoro solamente con una Leica M6, con un 50mm summicron 1:4, e con una contax g1, con 28mm, 35mm e 45mm, pellicola rigorosamente in b/n, T-Max 400 , Tri-X o Ilford HP5. Per me è importante che la macchina fotografica venga vissuta come un prolungamento del proprio corpo: di solito giro sempre con un solo corpo macchina e una sola ottica.
Artoong: quando e se la fotografia diventa arte?
L.R. : Non so se la fotografia e’ arte, la fotografia da “parete” non mi interessa. La fotografia deve raccontare la storia. L’arte è sempre stata al servizio di un potere: a volte quello religioso, a volte quello politico, altre quello industriale. D’altra parte l’artista deve sempre confrontarsi con il mercato. Ma l’arte deve trascendere il potere per il quale lavora, deve riuscire a lanciare il dubbio, e questo è difficilissimo. Il rapporto tra fotografia e arte non è propriamente identificato nel confronto diretto tra le due, ma piuttosto nell’utilizzo che si fa della fotografia nell’arte. Questo è il concetto. Quindi penso sarebbe bene mettere da parte anche lo pseudo dilemma tra fotografo-artista o artista-fotografo. La fotografia è una forma espressiva che si può definire ambigua, e non veritiera.
Artoong: Hai un progetto prima di partire, o segui l’ispirazione del luogo?
L.R. : Mi ritengo un fotografo di “strada”. Cerco sempre di documentarmi sul posto dove vado, parto magari con un progetto, ma una volta sul posto l’abbandono, perché capita che leggendo su qualche quotidiano una notizia breve questa stimoli la mia curiosità. Come è stato, per esempio, in Perù, dove avevo letto una “breve” su un quotidiano sul ritrovamento di una fossa comune risalente al periodo di “Sendero Luminoso”. Questo mi ha portato ad Ayacucho per realizzare un servizio sulle vittime della violenza politica, realizzando una serie di ritratti ai parenti delle vittime. Non si trattava semplicemente di fare delle foto. E’ stato per me umanamente emozionante, e spesso mi veniva la pelle d’oca a sentire le storie drammatiche e dolorose che queste persone mi raccontavano. Mi hanno fatto capire cos’è il “dolore” e la sofferenza. Oppure, un’altra storia che mi ha colpito, è stata tra La Bolivia e l’Argentina: avevo trovato una storia sui “paseros” o “uomini mulo”, quasi quattromila persone, tra cui donne, bambini e anziani che lavorano portando addosso sacchi di 70 chili, a volte anche due, da una frontiera all’altra per un dollaro al giorno; persone sfruttate che lavorano 12 ore al giorno senza alcun diritto. Tutto questo, per me, è stato sconvolgente. Mi sembrava un girone infernale. Sono stato li una settimana a cercare di capire perché tutto ciò possa accadere, persone che sfruttano i propri simili…
Artoong: vuoi dirci qualcosa di “come sei vissuto” dalle persone che incontri?
L.R. : Dal punto di vista pratico cerco sempre una persona del posto, e passo un sacco di tempo “lavorando” sui rapporti con le persone locali per far capire loro che non sono il classico fotoreporter che arriva per fare la foto d’agenzia e se ne va. Ci vuole umanità, voglia di stare con la gente e soprattutto di mischiarsi a loro con umiltà. In generale cerco di stare con le persone, non vado mai nei grandi hotel, se devo dormire in pensioni me ne scelgo una marginale, semplice, per far capire che sono una persona umile. E poi se possibile mangio con le persone che voglio fotografare, dormo con loro.
Artoong: Un’altra questione riguarda la qualità formale di questo tipo di fotografia. Come mantieni l’equilibrio tra l’aspetto estetico e quello “documentario”? Ti senti “autore” o “interprete” delle immagini che scatti?
L.R. : Non è una questione di sentirsi autore o interprete. Hai una buona foto quando tutti gli “elementi” si trovano al posto giusto. Diceva Henri Cartier-Bresson che tutti gli elementi si devono trovare nello stesso asse: occhio, mente e cuore. Oppure Robert Capa cercava sempre di essere il più vicino possibile alle situazioni che documentava. Infatti, sosteneva: se le tue foto non vanno bene, vuol dire che non ti sei avvicinato abbastanza. Per me bastano queste risposte.
Intervista di Patrizia Genovesi
Fotografie di Lillo Rizzo : tutti i diritti riservati
“Bang Bang!!” di Edoardo Sylos Labini
luglio 6, 2009
Da un testo “profetico” di Bogosian del 1992 alle problematiche della nostra società
Martedì 7 luglio 2009, alle ore 21 30 presso Macro Future Testaccio, in anteprima nazionale ZTL Associazione Culturale presenta “Bang Bang !!”. Una famosa band musicale ed il suo leader presentano al pubblico il loro nuovo album “Bang Bang!!”, composto da sette pezzi più il singolo che da il nome alla rappresentazione. La prima si svolgerà quindi nell’ambito di “Roma in Scena (Estate romana)” evento organizzato dall’Ass. alle Politiche Culturali del Comune di Roma ed in seguito la compagnia sarà in tour, tornando a Roma presso il Teatro Cassia dal 14 al 20 Ottobre 2009.
Lo spettacolo, che vede Edoardo Sylos Labini all’opera per la terza volta in questa stagione teatrale, ancora con un lavoro ed un’idea completamente nuovi, si presenta come un’occasione per ridere delle nostre nevrosi di massa: ma ridere non è necessariamente un sintomo di divertimento.
Protagonisti della scena, sono infatti otto caratteri che affrontano quello che stiamo vivendo politicamente, socialmente ed affettivamente ai giorni nostri, in una irrefrenabile ed ironica compilation di personaggi in deflagrazione. Si passa dall’artista disilluso alla trans neomelodica, dal manager iperteso al cane dell’italiano medio, dal boss camorrista anti–Saviano fino al fragile disadattato metropolitano.
“Bang Bang !!”, omaggio al profetico “Sesso Droga E Rock ‘N Roll” (1992), è un ironico canto disperato di chi sa che ormai non è più lecito nemmeno il desiderio di poter esser ciò che si vorrebbe essere… forse di ciò che si dovrebbe essere.
Sylos Labini presenta la sua nuova “stand up commedy”, coaduivato da un juke box vivente, Ottavia Fusco e dalla sua “strampalata” e straordinaria band, il dj Antonello Aprea (Coccia), il bassista Mario Rivera (Ciccio), le tastiere di Gianfranco Mauto (Gionfri).
Novanta minuti esilaranti che fanno da specchio distorto dei nostri giorni.
Ce ne parla l’ideatore ed interprete, Edoardo Sylos Labini.
- Come ti è venuta l’idea di questo soggetto, quanto hai tratto ispirazione dalla realtà quotidiana e quanto da Sesso Droga E Rock ‘N Roll?
“Sesso Droga” è stato il punto di partenza. Il profetico testo di Bogosian ci ha raccontato nel 92 quello che sarebbe successo nella nostra società occidentale. Bogosian parla però dell’era Reaganiana e di fatti avvenuti in quegli anni negli Stati Uniti; venti anni dopo situazioni simili sono si sono verificate qui da noi. Io ho preso spunto da quel climax, per dipingere otto
personaggi della nostra società italiana in deflagrazione. Non si tratta di un adattamento ma di una riscrittura, un omaggio ad una drammaturgia ancora tagliente e dissacrante.
Mi interessava parlare della nostra vita quotidiana, dei nostri fantasmi, di ciò che viviamo freneticamente e famelicamente ogni giorno. Dopo il positivismo del Futurismo la sua speranza verso il futuro ed il progresso, mi sembrava giusto raccontare il nichilismo che 100 anni dopo ha attanagliato la società occidentale.
- Come ti sei preparato per interpretare il tuo personaggio, chi ti ha aiutato?
Il lavoro che faccio da anni con il mio staff e più in particolare con il dj Antonello Aprea è un percorso di costruzione di spettacolo ormai collaudato: arrivo all’interpretazione di un personaggio
appoggiandomi alle musiche, alle sonorità che provengono dalla consolle dj. La drammaturgia diventa come una partitura ed il personaggio esce, si materializza quasi da solo. Non c’è psicologia del personaggio per arrivare all’interpretazione, c’è suggestione, “pancia” applicata ai suoni di un
vinile ai rumori musicati. Ormai è una mia cifra è un linguaggio che un critico anni fa ha ribattezzato discoteatro. In questa nuova avventura oltre ad Aprea poi sono accompagnato da due straordinari musicisti Mario Rivera al basso e Gianfranco Mauto alle tastiere e dalla bravissima interprete Ottavia Fusco, presenza dark di “Bang Bang!!”.
- Che reazioni speri di ottenere dal pubblico?
Voglio far divertire il pubblico (abbiamo bisogno di ridere) ma farlo anche ragionare, far fare allo spettatore i conti con se stesso. Tutti i personaggi che affronto hanno qualcosa di ognuno di noi.
- Non hai paura di disorientarlo, presentandoti sempre in una veste ed in un genere totalmente nuovo?
Essere eclettici oggi è una risorsa basilare per un attore. Bisogna adeguarsi al mercato: saper recitare in una soap, in uno spot, in un film, in uno spettacolo classico in uno di sperimentazione. Esser pronti al cambiamento senza ridicole snobberie, in un momento come questo dove più che mai i cast si fanno tra ville e ristoranti ed è necessario farsi trovare sempre preparati per poi dimostrare sul campo quello che si sa fare. Al pubblico il giudizio.
- Nello staff di “Bang bang!!” tornano dei nomi a fianco dei quali ti sei già trovato a lavorare. Come è nata questa collaborazione e credi che proseguirà ancora con altri spettacoli?
Come ti dicevo prima, Antonello Aprea è un prolungamento delle mie ideazioni è il mio deus ex machina, senza la sua presenza dovrei sicuramente rivedere il mio lavoro…
- Questa è stata per te una stagione davvero intensa e di successo: “Rum & Vodka” portato in scena già per diversi anni consecutivi, “Donne Velocità Pericolo” che ci ha fatto scoprire un Edoardo “futurista” in occasione del Centenario del Movimento ed ora “Bang Bang!!”. E’ possibile per te dire quale di queste esperienze ti ha dato di più?
Questi spettacoli sono come dei figli per me, non posso dire che c’è n’è uno che preferisco. Li amo in modo alternato… ma l’ultimo innamoramento è per “Bang Bang!!”: è il più giovane e lo voglio viziare un po’!
- Non sei certo un interprete alle prime armi, ma in un anno teatralmente impegnativo come questo, ti sei sentito crescere in senso artistico? Cosa hai imparato, anche a livello umano?
Si cresce, per me soltanto lavorando ed in questo momento difficile per l’arte e la cultura nel nostro Paese, l’importante è creare comunque qualcosa anche sotto casa, non per forza in un teatro da mille
posti. Bisogna recuperare l’artigianato anche in campo teatrale, credere e combattere per un progetto è una grande risposta a chi vorrebbe fare della nostra Nazione un villaggio Valtur (con tutto il rispetto parlando..).
Quindi è inutile piangersi addosso ma bisogna rimboccarsi le maniche e combattere, se si ha la necessità di farlo. I soldi che ho guadagnato con la tv negli ultimi anni li ho tutti investiti nei miei progetti perché ci credo e non potrei fare altro, poi non esistono più produttori coraggiosi, il teatro
italiano si è incacrenito attorno ai soliti titoli e ai soliti nomi in via d’estinzione. Vuoi mettere la soddisfazione di fare tutto da solo… e non dover bussare la porta di nessuno? Si dorme meglio la notte!
Con: Edoardo Sylos Labini, Ottavia Fusco, Dj Antonello Aprea, Mario Rivera (basso), Gianfranco Mauto (tastiere) e con la partecipazione straordinaria di Maurizio Partino in arte Poldo. Coordinamento alla regia Stefano Reali, Disegno luci Angelo Ugazzi, Costumi Beatrice Gigli, Fonica Paolo Astolfi, Aiuto regia Giovanna Guida, Coordinamento artistico Pierpaolo De Mejo, Foto Pino Le Pera.
Maltempo a Roma
luglio 2, 2009
CELLULARI IN TILT IN VARIE ZONE DI ROMA
(ANSA) – ROMA, 2 LUG – IL violento temporale che si e’
abbattuto sulla capitale sta creando problemi a molti cittadini
che chiamano le centrali operative per segnalare che i cellulari
non danno segni di vita. Qualche cittadino segnala anche che i
canali satellitari hanno problemi nel captare i segnali.
Ancora non e’ chiaro, pero’, quali sono i trasmettitori della
telefonia mobile che hanno subito danni.(ANSA).
MALTEMPO
: NUBIFRAGIO ROMA, 100 INTERVENTI PROTEZIONE CIVILE (AGI) – Roma, 2 lug. – Sono quasi 100 gli interventi gia’
effettuati dalla Protezione Civile del Comune di Roma per la
caduta di alberi e gli allagamenti provocati dal nubifragio che
si abbattuto sulla capitale nel pomeriggio. Un numero destinato
a salire notevolmente perche’ ‘gli interventi continueranno
fino alla tarda serata di oggi’, come ha dichiarato il
direttore Aldo Albi, il quale ha disposto l’attivazione di
squadre d’emergenza in tutti i municipi. Sono centinaia le
segnalazioni – da parte di cittadini, forze dell’ordine,
polizia municipale – giunte alla sala operativa. A causare i
maggiori problemi sono gli alberi caduti che hanno bloccato
strade e traffico in diversi punti della citta’: tra questi via
Appia Pignatelli, via di Tor Cervara, via Tiburtina all’altezza
di via Brambizzi. In zona Tuscolana, Camilluccia, Prima Porta e
Colli Portuensi, solo per citare i casi piu’ gravi, stano
lavorando le macchine idrovore per aspirare l’acqua che
fuoriesce dalle fogne. ‘Quello di oggi – ha precisato il
direttore Albi – e’ stato un temporale di fortissima intensita’
che ha attraversato la citta’ di Roma da nord a sud, con
grandine e piogge che, al pluviometro di Tor Marancia, hanno
fatto registrare la quota di 20 mm’. (AGI)
MALTEMPO: LAZIO, PRIMI INTERVENTI DELLA PROTEZIONE CIVILE REGIONALE =
Roma, 2 lug. – (Adnkronos) – La Protezione civile regionale del
Lazio e’ impegnata con 250 volontari su tutto il territorio
interessato dal violento nubifragio. In particolar modo le squadre
della protezione civile stanno intervenendo con 60 automezzi nella
capitale, dove sono caduti molti alberi, nella Provincia di Roma e nel
frusinate.
Le zone maggiormente colpite dall’evento atmosferico e che hanno
riportato danni sono: il quadrante sud del Comune di Roma, Ostia,
Castel Madama, San Gregorio da Sassola, Poli, Tivoli e Cassino. Per
informazioni e’ attivo il numero verde 803.555 della Protezione Civile
Regionale.
(Rre/Pn/Adnkronos)
02-LUG-09 20:23
NNNN
ZCZC
ADN1177 7 CRO 0 ADN CRO RLA
MALTEMPO: TRAVOLTO DA ALBERO A ROMA, FERITO =
ALLAGAMENTI E DISAGI IN TUTTA LA CITTA’
Roma, 2 lug. (Adnkronos) – Stava passeggiando in viale
dell’Umanesimo nel quartiere Eur a Roma, quando a causa del forte
maltempo
si e’ visto cadere un albero addosso. L’uomo, un signore
ZCZC1505/SXR
WRL40174
R CRO S43 QBXL
MALTEMPO: NUBIFRAGIO A ROMA,SEMAFORI IN TILT E TRAM BLOCCATI
(ANSA) – ROMA, 2 LUG – Nessuna tromba d’aria, nessun
nubifragio ma una ”cella temporalesca” provocata dall’incontro
di aria calda con quella fredda e portatrice di grandine, lampi,
tuoni e fulmini e ovviamente pioggia. Una ”cella”, durata
un’ora dalle 18 alle 19, che partita da Roma nord si e’ spostata
fino a Roma sud ovest. Molte le strade bloccate per la caduta di
alberi: via Prenestina, via Tiburtina, via Appia Pignatelli, via
del Mare, via Brandizzi, via Colombo con ricadute pesanti per il
traffico. Allagamenti in via piazza Dante, via Tuscolana, piazza
Numa Pompilio, Tor Marancia.
Tram accodati e bloccati e semafori in tilt in varie zone della
citta’.
Il responsabile della protezione civile capitolina Aldo Aldi
ha disposto, come ieri, l’uscita delle squadre di emergenza che
hanno gia’ fatto una cinquantina di interventi per allagamenti.
(ANSA).
DE
02-LUG-09 19:50 NNNN



