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	<title>Commenti a: La saga di Giampaolo Giuliani</title>
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	<description>Non esistono sogni senza grandi pretese</description>
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		<title>Di: Giorgio Penco</title>
		<link>http://www.artoong.net/2009/06/30/la-saga-di-giampaolo-giuliani/916/scienza/comment-page-1#comment-794</link>
		<dc:creator>Giorgio Penco</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2009 20:46:53 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.artoong.net/?p=916#comment-794</guid>
		<description>Egregio Signor Giacomo,
non saprei dire quanto le capre capiscano di scienza. Quando ne incontrerò una glielo chiederò. E magari chiederò loro consiglio per migliorarmi.

I picchi nei grafici di Giuliani, come lei stesso dà per scontato, non sono picchi di emissione, bensì di concentrazione del radon. Le due cose, diversamente da quanto lei asserisce, non vanno affatto di pari passo, e sotto certe condizioni è addirittura possibile che a un incremento di emissione corrisponda (temporalmente) un decremento della concentrazione (ossia un decremento del grafico di Giuliani). Affinché ciò avvenga è sufficiente che il radon che viene consumato per decadimento nell&#039;unità di tempo sia maggiore di quello che viene prodotto. Il rapporto fra quanto radon decade e quanto ne viene continuamente prodotto è ciò che conta ai fini del grafico di Giuliani, non basta considerare solo il secondo fattore.

Il mio discorso era probabilmente troppo semplificato e forse lo è anche questo, ma non mi pare il caso di perdersi in questioni di dettaglio che fra l&#039;altro non cambierebbero minimamente il discorso generale.

Se poi invece vogliamo proprio entrare fino in fondo in tutti i dettagli, allora le faccio notare che ce ne sono da considerare anche molti altri che a Giuliani sono sfuggiti e io ho evitato di trattare per non prolungare ulteriormente il post.
Per esempio c&#039;è da dire che Giuliani non considera l&#039;influenza del tempo atmosferico sulle emissioni di radon. In effetti gli aspetti meteorologici influiscono (in molti modi) sulla quantità di radon che viene liberata alla superficie del suolo. Uno dei motivi, probabilmente il principale, ha a che vedere con le precipitazioni: quando piove l&#039;acqua che penetra nel terreno porta con sé il radon e riduce sensibilmente le emissioni locali, salvo farle aumentare magari in un altro momento e in un altro luogo quando quella stessa acqua, successivamente, riaffiora.
A ben pensarci però anche questa è una semplificazione. Spero che lei voglia accettarla.
Cordialmente,
Giorgio Penco</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Egregio Signor Giacomo,<br />
non saprei dire quanto le capre capiscano di scienza. Quando ne incontrerò una glielo chiederò. E magari chiederò loro consiglio per migliorarmi.</p>
<p>I picchi nei grafici di Giuliani, come lei stesso dà per scontato, non sono picchi di emissione, bensì di concentrazione del radon. Le due cose, diversamente da quanto lei asserisce, non vanno affatto di pari passo, e sotto certe condizioni è addirittura possibile che a un incremento di emissione corrisponda (temporalmente) un decremento della concentrazione (ossia un decremento del grafico di Giuliani). Affinché ciò avvenga è sufficiente che il radon che viene consumato per decadimento nell&#8217;unità di tempo sia maggiore di quello che viene prodotto. Il rapporto fra quanto radon decade e quanto ne viene continuamente prodotto è ciò che conta ai fini del grafico di Giuliani, non basta considerare solo il secondo fattore.</p>
<p>Il mio discorso era probabilmente troppo semplificato e forse lo è anche questo, ma non mi pare il caso di perdersi in questioni di dettaglio che fra l&#8217;altro non cambierebbero minimamente il discorso generale.</p>
<p>Se poi invece vogliamo proprio entrare fino in fondo in tutti i dettagli, allora le faccio notare che ce ne sono da considerare anche molti altri che a Giuliani sono sfuggiti e io ho evitato di trattare per non prolungare ulteriormente il post.<br />
Per esempio c&#8217;è da dire che Giuliani non considera l&#8217;influenza del tempo atmosferico sulle emissioni di radon. In effetti gli aspetti meteorologici influiscono (in molti modi) sulla quantità di radon che viene liberata alla superficie del suolo. Uno dei motivi, probabilmente il principale, ha a che vedere con le precipitazioni: quando piove l&#8217;acqua che penetra nel terreno porta con sé il radon e riduce sensibilmente le emissioni locali, salvo farle aumentare magari in un altro momento e in un altro luogo quando quella stessa acqua, successivamente, riaffiora.<br />
A ben pensarci però anche questa è una semplificazione. Spero che lei voglia accettarla.<br />
Cordialmente,<br />
Giorgio Penco</p>
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		<title>Di: Giacomo</title>
		<link>http://www.artoong.net/2009/06/30/la-saga-di-giampaolo-giuliani/916/scienza/comment-page-1#comment-793</link>
		<dc:creator>Giacomo</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2009 16:07:12 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.artoong.net/?p=916#comment-793</guid>
		<description>&quot;Possiamo semplificare il discorso dicendo che, fra il picco di accumulo del radon e ciò che Giuliani realmente rileva, passano la bellezza di quasi quattro giorni!&quot;

Questa affermazione dimostra che l&#039;autore dell&#039;articolo ha un rapporto con la scienza pari a quello di una capra! I &quot;quasi 4 gironi&quot; di cui parla l&#039;autore altro non e&#039; che l&#039;emivita del radon, cioe&#039; il tempo che impiega una certa quantita&#039; di radon a &quot;dimezzarsi&quot; e non vuol dire che ogni singolo atomo di radon che affiora in superficie vive 4 giorni!! (anche perche&#039; non e&#039; detto che sia appena nato!!). La &quot;mortalita&#039;&quot; del radon (cioe&#039; il numero di atomi di radon che decadono in un certo intervallo di tempo) dipende unicamente dalla concentrazione (fissata l&#039;emivita), per cui se noi osserviamo quanti atomi di radon decadono ad esempio in due ore (e lo vediamo contando le radiazioni gamma emesse dal processo di decadimento) siamo in grado di sapere qual&#039;e&#039; la concentrazione di radon in quelle due ore e non quant&#039;era 4 giorni prima!! Se aumenta la concentrazione, &quot;istantaneamente&quot; aumenta anche la quantita&#039; di atomi che decadono nelle successive 2 ore di osservazione.

Capito!!!!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Possiamo semplificare il discorso dicendo che, fra il picco di accumulo del radon e ciò che Giuliani realmente rileva, passano la bellezza di quasi quattro giorni!&#8221;</p>
<p>Questa affermazione dimostra che l&#8217;autore dell&#8217;articolo ha un rapporto con la scienza pari a quello di una capra! I &#8220;quasi 4 gironi&#8221; di cui parla l&#8217;autore altro non e&#8217; che l&#8217;emivita del radon, cioe&#8217; il tempo che impiega una certa quantita&#8217; di radon a &#8220;dimezzarsi&#8221; e non vuol dire che ogni singolo atomo di radon che affiora in superficie vive 4 giorni!! (anche perche&#8217; non e&#8217; detto che sia appena nato!!). La &#8220;mortalita&#8217;&#8221; del radon (cioe&#8217; il numero di atomi di radon che decadono in un certo intervallo di tempo) dipende unicamente dalla concentrazione (fissata l&#8217;emivita), per cui se noi osserviamo quanti atomi di radon decadono ad esempio in due ore (e lo vediamo contando le radiazioni gamma emesse dal processo di decadimento) siamo in grado di sapere qual&#8217;e&#8217; la concentrazione di radon in quelle due ore e non quant&#8217;era 4 giorni prima!! Se aumenta la concentrazione, &#8220;istantaneamente&#8221; aumenta anche la quantita&#8217; di atomi che decadono nelle successive 2 ore di osservazione.</p>
<p>Capito!!!!</p>
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