La parte dell’altro di Eric Emmanuel Schmitt
Ottobre 2, 2008
Il meccanismo narrativo si innesca immediatamente all’inizio di questo libro, semplice quanto efficace: cosa sarebbe accaduto se nel Settembre del 1908 Adolf Hitler fosse stato ammesso all’Accademia d’arte di Vienna? uno Sliding Doors che si diffonde in ogni pagina fino alla fine.
Rispetto però a questo stratagemma non particolarmente originale, Eric Emmanuel Schmitt riesce con una scrittura pulita e molto efficace a farci entrare sempre più in profondità nei temi più nascosti della storia.
E’ un libro su Adolf Hitler, rigorosamente storico nei capitoli che narrano la vicenda reale del ragazzo respinto all’accademia di Vienna, ma è anche e soprattutto il racconto dell’apparente banalità dei molti eventi che hanno alla fine formato l’incarnazione del male assoluto.
Non è sufficiente dire che Hitler fosse un pazzo, così come non è sufficiente dire, anzi è quasi sempre falso, che siano pazzi tutti coloro che per qualche imponderabile motivo compiono atti terribili agli occhi di tutti noi. Il male si può costruire in ognuno di noi con una meticolosità profonda, scavando nel nostro animo a nostra insaputa per poter poi, a volte, riemergere improvvisamente come un fiume carsico facendoci compiere azioni inaspettate e spesso fatali!
Dall’altra parte, nella finzione letteraria di un Hitler diventato artista, si sviluppano gli stessi impulsi, le stesse avvisaglie di cosa potrebbe diventare, che però vengono in qualche modo affrontate in modo cosciente o anche incosciente. Il male potenziale viene domato ma non per questo è meno presente nell’Adolf immaginato dall’autore.
Gli opposti convivono nella medesima personalità, l’apparente catena casuale degli eventi della vita disinnescano o scatenano i nostri istinti.
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