Chiesa avventista del settimo giorno

Aprile 27, 2008 · Print This Article

Artoong si apre al contributo di esperti che affrontano argomenti di varia origine culturale.

di Giorgio Penco

Dal sito web della Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno.

Il tema del Santuario fu la chiave che svelò il mistero della delusione del 1844. Lo studio di questo soggetto rivelò un complesso sistema di verità, unito e armonico, dal quale risultava che la mano di Dio aveva diretto il grande movimento avventista.

Esso inoltre indicò la posizione e la missione del popolo di Dio, segnalando le sue attuali responsabilità. Così come i discepoli di Gesù dopo quella notte terribile, caratterizzata dall’angoscia e dalla delusione, furono lieti di rivedere il Signore, nello stesso modo si rallegrarono coloro che avevano atteso in fede il suo ritorno” - GC, p. 423 [332].

In effetti, quella del 1844 è una dottrina fondamentale della chiesa avventista, poiché spiega sì la delusione di quell’anno, ma anche quello che la chiesa avventista rappresenta oggi e il perché della sua esistenza. Data l’importanza della posta in gioco, l’avversario cerca costantemente di seminare il dubbio e, se riuscisse a minare la nostra convinzione circa il 1844, conseguirebbe un grande successo. È importante quindi rimanere saldamente ancorati a questa dottrina* e a non farsi trovare impreparati dalle continue critiche.

* l’uso del grassetto è mio - CosmicVoidAroundMe

Il tema dal Santuario fu la spiegazione fornita da una parte dei seguaci delle teorie avventiste per spiegarne il fallimento … ma vediamo più da vicino come andarono le cose.

Talvolta capita che gli esseri umani, pur posti di fronte all’evidenza di una realtà evidente, rifiutino di riconoscerla e di valutare freddamente i fatti per quel che sono. Essi cercano ogni possibile spiegazione alternativa, per quanto improbabile o addirittura inverosimile, pur di non lasciar cadere le proprie illusioni. Questo vale principalmente in quei campi in cui più forte è la partecipazione emotiva: in amore, nel rapporto con i propri figli e … nel rapporto con i propri feticci e la propria spiritualità.

Fra le molte occasioni in cui nel corso della storia si è manifestato il rifiuto di accettare l’evidenza di fatti incontestabili, vi sono le vicende cha hanno visto protagonisti quei cristiani di matrice protestante che in genere vengono collettivamente denominati con il termine avventisti. La storia degli avventisti e dei loro innumerevoli scismi è troppo lunga e complessa per delinearla in questo contesto, ma vale la pena di soffermarci sugli aspetti centrali delle loro vicissitudini.

Gli avventisti sono nati come componente trasversale del protestantesimo che sottolineava l’imminenza della fine di questo mondo. In alcuni casi tuttavia essi si costituirono in chiese o comunità con denominazioni separate. Gli avventisti degli ultimi secoli hanno illustri precursori, dato che l’attesa della parusia e della (eventuale) instaurazione di un nuovo ordine ha segnato l’intera storia della cristianità e buona parte dell’ebraismo. In effetti gli studi storicamente più imparziali e seri sulla storia del cristianesimo indicano che l’escatologia è un aspetto essenziale dell’annunzio evangelico, che è tutto contenuto in queste parole: Ravvedetevi, il Regno dei cieli è vicino” (Matteo 3:2) e mostrano come lo stesso Gesù Cristo fosse intimamente convinto dell’imminenza della fine del mondo e della venuta del Regno di Dio.

Dall’epoca di Cristo poi, attraverso il corso dei secoli, troviamo esempi innumerevoli di profezie sulla fine del mondo e di tentativi di predirne addirittura la data. Ancora oggi questi tentativi non sembrano esauriti, visto l’interesse che suscitano le catastofiche previsioni sul 2012. Superfluo, credo, sottolineare come neppure uno di tutti i fantasiosi tentativi compiuti abbia avuto, finora, successo.

Dopo alterne vicende, improvvisamente le teorie avventiste conoscono un’esplosione di popolarità verso la fine del XVIII sec. e gli inizi del secolo seguente. La rivoluzione francese scuote gli equilibri e le certezze del mondo precedente in modo così inatteso e drammatico da fornire fertile humus per le idee di coloro che si erano sempre dedicati agli astrusi calcoli numerologici e alle teorie esoteriche collegati alla fine del mondo. Testi di argomento apocalittico conoscono un notevole successo, specialmente nei paesi anglofoni. Le basi per la maggioranza delle profezie apocalittiche vengono dal Libro di Daniele e dal Libro dell’Apocalisse.

In buona parte dei casi il criterio adottato per calcolare la data della fine del mondo consiste nel trasformare in anni certi valori che nei libri profetici sono indicati in giorni. In questo modo, per esempio, il testo di Apocalisse 11,3 “Io concederò ai miei due testimoni di profetizzare, ed essi profetizzeranno vestiti di sacco per milleduecentosessanta giorni” fornisce il valore “1260″ che viene interpretato come numero di anni che debbono trascorrere da un certo momento X fino alla fine del mondo.

Il metodo di conversione dei giorni in anni è basato su quanto scritto in Numeri 14,34 (”Secondo il numero dei giorni che avete impiegato per esplorare il paese, quaranta giorni, sconterete le vostre iniquità per quarant’anni, un anno per ogni giorno e conoscerete la mia ostilità“) e in Ezechiele 4,6 (”Terminati questi, giacerai sul fianco destro e sconterai l’iniquità di Giuda per quaranta giorni, computando un giorno per ogni anno“). Va da sé che si tratta di un metodo che, oltre a essere in pratica del tutto arbitrario, lascia aperto un enorme problema: come deve essere calcolato il momento X a partire dal quale verrà contato il numero di anni? A ciò si somma poi un ulteriore problema non insignificante: non si sa quale criterio adottare per scegliere, fra i molti riferimenti numerici presenti nella Bibbia (o nei libri apocalittici) quello giusto per la profezia. Per esempio basterà ricordare che se Apocalisse 11,3 parla di 1260 giorni, Daniele 12,11 contiene un riferimento a 1290 giorni, Daniele 12,12 uno a un periodo di 1335 giorni e … via elencando.

Il maggiore movimento avventista, precursore delle attuali denominazioni di questa corrente, è l’avventismo millerita, o millerismo, che prende il nome da un predicatore laico battista, William Miller (1782-1849). Nel 1834 Miller abbandonò la sua attività di agricoltore per dedicarsi alla predicazione a tempo pieno. Sulla base di calcoli convergenti eseguiti da altri, egli ritenne che i 2.300 “giorni” (anni) di Daniele 8, 14 dovessero terminare nel 1843.

Il calcolo, come detto, non era suo, ma Miller contribuì in modo decisivo a diffondere l’annuncio presso le masse creando un’enorme attesa. In effetti l’annuncio profetico di avvenimenti apocalittici per questa data provocò un clamoroso risveglio di religiosità coinvolgendo centinaia di migliaia o forse milioni di persone principalmente negli Stati Uniti, ma anche in Inghilterra, nell’Europa continentale e persino in Africa e India.

Eppure, nonostante l’attesa, il 1843 trascorse invano. Allora Miller corresse i calcoli e fissò una nuova data per la fine del presente ordine di cose alla primavera del 1844. E fu un nuovo fiasco.

Di nuovo Miller spostò la data, annunciando questa volta addirittura il giorno esatto: 22 ottobre 1844. Grande attesa, grande fervore, grande emozione. Giunse finalmente il giorno atteso, trascorsero le ore e … all’alba del 23 ottobre 1844, quando il sole si alzò nel cielo, nulla di visibile era accaduto. Ancora una volta un fallimento.

Nella storia delle religioni questo ennesimo fiasco rimarrà noto come la Grande Delusione. In alcune città i milleriti avevano rinunciato ai loro beni, distribuendoli ai poveri, nell’attesa del grande giorno e alcuni giudici li giudicarono incapaci di intendere e di volere. Vi furono episodi di intolleranza e di violenza, persino con tentativi di linciaggio.

Dopo la Grande Delusione la stella di Miller tramontò, ma i suoi seguaci si divisero in numerosi gruppi ognuno dei quali, con diverse fortune, tentò di spiegare “razionalmente” i fallimenti. Qualcuno si convinse che la teoria era giusta, ma la data sbagliata. Altri sostennero che, pur essendo corretta anche la data, l’evento verificatosi era diverso da quello atteso e risultava non percepibile per gli esseri umani. Ulteriori questioni vennero poi a dividere i milleriti e dalle loro ceneri emersero quattro gruppi principali (oltre a parecchi minori): gli Avventisti Evangelici, gli Avventisti del Settimo Giorno (convinti che gli eventi preannunciati per il 1844 si fossero veramente verificati, ma … in Cielo (!), l’Unione della Vita e dell’Avvento e l’Associazione Cristiana Avventista.

Gli Avventisti del Settimo Giorno, forti di milioni di seguaci, sono ancora oggi fra i principali eredi del millerismo. Essi hanno progressivo rinunciato a definire la data della parusia e, se in una delle 36 tesi che grossolanamente (e non ufficialmente) definivano la loro dottrina, affermarono (nel 1957) semplicemente che Cristo ritornerà personalmente in un “imminente Secondo Avvento, avanti il millennio”, successivamente decisero di disconoscere ufficialmente e prudentemente la scadenza della fine del millennio. Ora, nel testo della Dichiarazione sull’Avventismo e l’Anno 2000 si legge, fra l’altro, una citazione di Atti 1,7 (”Non sta a voi di sapere i tempi o i momenti che il Padre ha riserbato alla sua propria autorità“) che conferma l’inopportunità (e il rischio di fare terribili figuracce) del precisare una scadenza per la parusia. Forse, se se ne fossero ricordati prima, avrebbero potuto evitare il penoso fallimento del 1844.

La teoria formulata dagli Avventisti del Settimo Giorno per trovare una giustificazione a quell’antipatico episodio merita di essere esposta, seppur per sommi capi. Secondo loro, come già detto, in quella data qualcosa avvenne davvero. La profezia dunque non era sbagliata. In Cielo esisterebbe un Santuario dal quale Cristo amministra la sua propria opera mediatrice che è articolata in due fasi. Tale Santuario sarebbe costituito da una parte inferiore e una superiore e l’evento verificatosi nel 1844 sarebbe l’ascensione di Cristo alla parte superiore del Santuario celeste, con il conseguente passaggio alla seconda fase della sua opera. Più specificamente a partire da quell’anno sarebbe iniziata una sorta di “inchiesta” divina sui peccati di ogni uomo, una “grande investigazione” dei meriti e delle colpe che precederebbe immediatamente la parusia e l’instaurazione del nuiovo ordine in cui i giusti riceveranno il loro premio, mentre i malvagi … peggio per loro! La fine del mondo è considerata “imminente”, ma saggiamente non ne viene specificata la data.

Potrebbe essere interessante chiedersi con quale rapidità Cristo sia in grado di esaminare i peccati degli uomini. Se l’esame fosse istantaneo non si spiegherebbe il lungo periodo di attesa fra l’inizio della “grande investigazione” e il nuovo Avvento. Se invece la velocità del giudizio non fosse infinita, allora diventerebbe necessario confrontarla con il tasso di incremento demografico della popolazione terrestre. Infatti se la velocità di riproduzione umana fosse maggiore della velocità di processamento da parte di Cristo, le operazioni di “investigazione” potrebbero teoricamente rivelarsi infinitamente lunghe (almeno fintanto che la popolazione terrestre non prendesse a diminuire).

La storia delle teorie avventiste non finisce qua. Infatti da un altro ramo dei milleriti, attraverso varie vicissitudini, nacquero i Testimoni di Geova … ma questa è un altra storia e la racconterò in un nuovo post, prima o poi.

CosmicVoidAroundMe

NOTA

I seguenti link vengono riportati in quanto interessanti o utili per eventuali approfondimenti.

CHIESA AVVENTISTA DEL SETTIMO GIORNO
documenti ufficiali

documenti ufficiali dottrina Chiesa Avventista del Settimo Giorno

CHIESA AVVENTISTA DEL SETTIMO GIORNO
credenze e dottrine tratte dalla Bibbia

documenti non ufficiali, ma corrispondenti a quanto crede la Chiesa Avventista del Settimo Giorno

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Comments

One Response to “Chiesa avventista del settimo giorno”

  1. Fabio Spada on Agosto 5th, 2008 15:09

    Salve, vi ho cercato perche a me imteressa sapere se è possibile avere la scuela del sabato via mail, sono un ragazzo di 13 anni e abito a Cittá del Messico.

Got something to say?