Roma - The Road to Contemporary Art
Febbraio 29, 2008
Un’occasione da non perdere per chi ama l’arte contemporanea e anche per chi non l’ama, per chi è sempre a caccia di nuovo e di bello e per chi crede che l’arte sia morta oramai da decenni… ma non ne è poi così sicuro.Ce n’è per tutti, per chi apprezza la provocazione di opere che appartengono solo al mondo delle idee e che hanno dichiarato la guerra alla forma, e per chi pensa che la manifestazione dell’idea in un manufatto non sia poi da disprezzare.
Gran parte delle opere esposte evidenziano il complesso rapporto tra l’iperrealismo di certe rappresentazioni e un’immagine del tutto trasfigurata, onirica, della realtà.
Il manufatto è diventato un oggetto di complessa realizzazione, per pochi - artisti - che se lo possano permettere e per pochi - acquirenti - che se lo possano permettere. Tuttavia il mercato dell’arte non è mai stato alla portata di tutti. Mai come oggi la gente è felice di andar per musei mostre e gallerie. Non può acquistare l’opera? Comunque va a vederla e non disdegna un catalogo o un poster che la rappresenti. Ci si chiede però se un artista possa essere povero! A giudicare dai materiali e dalle tecniche utilizzate tutto sommato direi di no.
Tornando al manufatto… in moltissime delle opere proposte si vede “il lavoro”, “il materiale”, “la ricerca”.
Certo, occorrerebbe definire quale sia la differenza tra un’eccellente opera di artigianato e l’arte, ma questo lo dirà la storia e non si offendano i critici contemporanei, tanto sanno che è così.
Questo continuo passaggio tra il reale e il virtuale, tra il concreto e l’immaginario che rappresenta la cifra di molte tra le opere esposte, è comune a tantissime arti contemporanee, dall’architettura alla scultura alla pittura al cinema. Mondi tangenti, simili si costeggiano e si affiancano senza produrre una vera e propia sintesi, e forse sta proprio nell’essere semplicemente accanto, sovrapposti ma mai completamente compenetrati, che cogliamo una parte della grande fatica che fa l’uomo moderno a destreggiarsi tra la rappresentazione della realtà e la realtà stessa fino a confonderle.
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Roberto Vittori: In cammino tra le stelle
Febbraio 22, 2008
Roberto Vittori , colonnello dell’Aeronautica Militare Italiana, è stato il primo astronauta europeo a visitare due volte la ISS (Stazione Spaziale Internazionale). Nel 2002 partecipa alla missione taxi-flight “Marco Polo” diventando il primo astronauta italiano a partire dalla base di lancio di Baikonur alla volta della Stazione Spaziale Internazionale, grazie a un accordo tra ESA, ASI e Rosaviakosmos, l’Agenzia Spaziale Russa. Nel 2005 si svolge la missione”Eneide”, la seconda di Vittori sulla Stazione Spaziale Internazionale. In qualità di ingegnere di volo sia per l’andata che per il rientro a terra, Vittori occupa un ruolo attivo nella guida e nelle fasi di attracco della navicella Soyuz. A bordo della ISS, porta a termine anche un intenso programma di esperimenti di affaticamento fisico e germinazione di semi di piante erbacee per una possibile fonte di cibo spaziale. Dieci anni di esperienze da raccontare, tra la scienza, l’avventura ed il sogno.
Vi proponiamo la conferenza che Vittori ha tenuto recentemente.
Ringraziamo il Mensa Italia per l’opportunità che ci ha concesso.
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Impressioni a Parigi
Febbraio 19, 2008
Brevi e veloci pennellate camminando per le strade e i giardini di Parigi. Una meravigliosa giornata di sole invernale, persone che lavorano all’aperto, studenti al termine delle lezioni che si intrattengono nei giardini, tutto sotto il vigile e austero sguardo dei tetti dei palazzi.
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Touch the Town
Febbraio 4, 2008
Artoong vi propone questo breve lavoro la cui ispirazione nasce da una riflessione sul rapporto tra l’uomo e la città cosi come ci sembra venga percepita o , spesso , non percepita.
La città a volte come un non-luogo, uno spazio fisico di cui si crede di conoscere le dimensioni ma che sempre di più ci illude sui suoi reali volumi. Pensiamo di conoscerla a tal punto da poterla toccare come per dominarla. Sempre più spesso si tratta di un’illusione nella quale cadiamo ormai quotidianamente.
Su questa illusione abbiamo sentito il bisogno di fermarci a osservare la nostra città, riconoscibile ma non per forza, è la città di chiunque viva in un contesto urbano. Soprattutto siamo noi, con noi stessi o con le nostre vestigia, che cerchiamo di possederla a volte invano.
Questo lavoro è diventato per ora un calendario da tavolo realizzato con una tecnica che consente di stampare il colore tradizionale di quadricromia sovrapposto ad una lamina di argento.
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