L’anima e il suo destino - Vito Mancuso
Gennaio 24, 2008 · Print This Article

Vito Mancuso è docente di Teologia moderna e contemporanea presso la Facoltà di Filosofia dell’Università San Raffaele di Milano.
Pubblica quest’opera coraggiosa nella quale affronta il tema dell’anima e dei novissimi: - morte giudizio inferno e paradiso - secondo una riflessione che tiene largamente in considerazione l’attuale progresso scientifico.
Il testo è stato pubblicato con una prefazione di Carlo Maria Martini, che pur avendo espresso molte discordanze sulle posizioni di Mancuso, considera l’opera lucida, onesta e rigorosa e ritiene che non possa essere ignorata da chiunque voglia affrontare questi argomenti.
Mancuso individua nella natura un Principio Ordinatore impersonale che coincide con quello che la Bibbia chiama “sapienza” ed è insito nella materia.
Ogni giorno l’energia informe del cosmo agisce seguendo questo principio.
La libertà, che sarebbe la stessa energia informe a livello umano, si organizza secondo la maniera stabile della sapienza dando luogo alla nascita dell’anima.
Il cosmo e l’uomo si ordinano secondo una crescente complessità. L’incremento di quest’ordine nell’uomo fa nascere un uomo spirituale.
Il mondo pertanto non è compiuto ma è in fase di costruzione e muta secondo questo principio Ordinatore che ha come scopo la nascita della libertà stessa.
Il Principio Ordinatore è impersonale. Dio, artefice di questa energia cosmica e dell’intero meccanismo, è invece personale.
L’immortalità non sarebbe legata dunque ad alcun atto divino unilaterale, né all’evento della resurrezione di Cristo né la morte sarebbe entrata nel mondo a motivo di un peccato originale. La natura sarebbe votata alla vita, e la morte sarebbe frutto della discontinuità provata del cosmo, che nel sul progressivo ordinamento procede a fasi e sbalzi.
Il mondo, dicevamo, non è un disegno concluso, è un processo che si va costruendo secondo una logica che non si prende cura dei singoli e che giunge anche a modificare la natura: ” la logica naturale ha sì come fine l’apparizione della persona, ma lavora secondo mezzi e modalità di tipo impersonale”.
In ultima istanza, “la logica naturale alla guida del mondo ha come fine la libertà, ma come strumento la necessità “.
Molti altri argomenti sono affrontati in questo testo e il riassunto che ne ho fatto non può chiaramente considerarsi esaustivo, dà comunque numerosi spunti per una riflessione più approfondita.
Tra i punti che ho trovato particolarmente critici ci sono il senso della presenza di Cristo nella storia ed i temi scottanti del dolore innocente e della impossibilità di esercizio della libertà di parte dell’umanità.
Ma anche il fine ultimo di questa creazione, ovvero la divinizzazione dell’uomo attraverso l’esercizio della libertà ed il contemporaneo “ordinamento” del cosmo, considerando l’altissimo prezzo da pagare (dolore, morte, ingiustizia) dovrebbero avere spiegazioni ben più solide di quelle esposte. Insomma trovo una carenza di approfondimento sul “senso” generale di questo costrutto, inteso come significato e come direzione.
Patrizia Genovesi
Il libro “L’anima e il suo Destino“, di Vito Mancuso - Editore Raffaello Cortina
















Sarei interessato a conoscere la tua opinione
a proposito del destino dell’anima.
Ti ringrazio in anticipo
giuseppe
Ti dico quello che penso… adesso
La parola “destino” comprende un concetto temporale che poco si addice all’anima in quanto “oggetto” collocabile per sua essenza fuori dal tempo e dallo spazio. Credo che si tenda a chiamare anima quella facoltà che ha il cervello umano di vedere se stesso. La proprietà ricorsiva della mente, la consapevolezza, la coscienza. Questa cosa in particolare tendo a credere sia in realtà una proprietà della materia e con essa “destinata” a scomparire.
L’anima o “è” o non “è”.
Molto dice e potrà ancora dire la scienza circa il come funzioni l’universo. Poco potrà dire sul “perché” funzioni così.
Chiedere ad un oggetto bidimensionale di descrivere la terza dimensione … è una domanda che rischia di non avere una risposta: richiede al sistema di uscire da se stesso ed osservarsi da fuori.
L’uomo potrebbe forse avere questa capacità, potrebbe in qualche modo svincolarsi dalla costrizione dello spazio tempo, ma siamo ancora lontani dal capire come e se questo possa avvenire. Oppure chi ha creato questo meccanismo potrebbe rivelarlo, cercare di comunicarlo all’uomo.
L’esperienza mi insegna che ove c’è un’opera d’arte esiste un artista. Qualcuno che volontariamente ha dato una forma ad un’idea. O forse una forma alla sua “anima”? Che l’uomo possa essere la forma dell’anima di Dio? Che l’universo possa essere l’opera di un artista? Che l’uomo nel perpetuare nel proprio sistema questo atto creativo in qualche misura prosegua naturalmente l’atto creativo di Dio del quale è contemporaneamente manifestazione ed essenza? Potrebbe essere. In questa visione chiaramente esiste un Dio artista. Che cosa mi fa pensare sia buono? La bellezza. La costante presenza della bellezza nell’esperienza umana. Questo sistema esterno che possiamo chiamare per comodità Dio, ha una consuetudine con la bellezza e con la felicità perché è riuscito a creare un ordinamento della materia che consente all’uomo di esperimentare uno stato di incredibile benessere.