Foto moda e modelli

Settembre 17, 2007 · Print This Article

La moda è sempre esistita, si diffonde come un primordiale tam tam, è il segno distintivo di una classe sociale, di un credo religioso, di una parte politica. Serve ad escludere, a sottolineare, ad evidenziare la propria appartenenza. E’ l’espressione di un modo di ragionare o di sentire la vita.
La fotografia di moda non ha solo lo scopo di ritrarre la realtà attraverso la visione di un autore, ma contribuisce a creare “una maniera di”, non serve solo da amplificatore di tendenza, ma si fa essa stessa strumento e fine.

La moda indica le regole di esclusione dal gruppo e questo significa morte nella nostra lettura primordiale di socialità.
Così diventa indispensabile possedere “quei” pantaloni “quel” taglio di capelli, frequentare “quel” locale.
Nelle nostre scelte si manifestano logiche nascoste. Lo sanno bene i pubblicitari che intercettano tendenze, operano con team di psicologi, sociologi e business man per confezionare un messaggio che passi chiaramente e subliminalmente: l’idea di uomo che meglio risponda alla logica del mercato e che trova nell’adesione ad un modello comune, ma ristretto quel tanto che basta, la sua massima libertà.
Nel pubblicizzare la trasgressione, vero leit motiv del mondo contemporaneo, che consiste nell’appartenenza ad un gruppo esclusivo dotato in realtà di regole ferree, si coltiva la dipendenza da dettami che vengono imposti dai leader di mercato. Soldi, bellezza, potere e perchè no arroganza, egoismo e un briciolo di crudeltà, sono vere bandiere nel nostro mondo occidentale. Indicano indipendenza e possibilità di sopravvivere fuori dal coro senza apparentemente sottostare a regole imposte da altri.

E quindi via ad uomini giovani e di successo in veste trasgressiva, o ad abbottonati broker d’affari, o a gentiluomini di campagna ma fuori dalle righe: spiriti liberi di intraprendenza e possanza comunque superiori.

Questa la regola uno della pubblicità: le persone si devono identificare in un modello vincente per esorcizzare il timore primordiale dell’abbandono.
Il modello è vincente perché è autonomo ed è capace di badare a se stesso. Quindi comunque non morirà. L’industria, ti regala questo modello sia esso bello e dannato, angelo ribelle, dannato perché ribelle, egoista ma salvo. Oppure uomo di potere, ricco, conformista perché la forma l’ha in un certo senso dettata lui col suo clan e quindi è forma scelta. E ancora lei: simbolo di indipendenza e trasgressione, ma pur sempre coperta da un velo di distacco, di fragilità emotiva e sottomissione sessuale, si impone in quanto bella e provocante e opera sull’uomo quel tanto di controllo che egli è disposto a riconoscerle, in quanto fonte di piacere.
E la fotografia? La fotografia racconta e propone, crea precedenti e anticipa tendenze, è essa stessa il testimone e l’artefice dell’immagine che l’uomo ha di se stesso e del proprio posto nel mondo.

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