IL sole sotto
Maggio 23, 2007 · Print This Article
Che cosa pensa un bambino di quattro anni, che vive in un luogo caldo ed assolato, mentre nel disegnare il mondo colloca il sole al di sotto della terra e di tutte le altre figure?
Questo si è chiesto Chiara Liuzzo, giovane romana, mentre osservava il disegno preparato per lei dal piccolo Michael. Il bambino era uno degli ospiti dell’orfanotrofio di Nyumbani, a Nairobi, che lei stava visitando. Ogni anno nell’Africa subsahariana l’AIDS produce migliaia e milgliaia di nuovi orfani, spesso malati anch’essi, la cui vita entra in un tunnel fatto di disperazione, abbandono, mancanza di qualsiasi prospettiva. Perchè, semplicemente, nessuno più si occupa di loro: nutrirli, provvedere alle loro necessità, mandarli a scuola. Migliaia di bambini e ragazzi che diventano nulla, e che nulla pensano di essere.
Vedere tutto questo prima negli occhi e poi nel disegno di un bimbo così piccolo ha toccato Chiara nel profondo.
Il Sole Sotto è così diventato il nome della ONG nata nel 2005 per portare aiuto a bambini la cui esistenza è stata devastata dal micidiale virus HIV. Oggi questa associazione supporta due importanti progetti a Nairobi: Hekima Place, orfanotrofio femminile fondato e gestito dalla ex-insegnante americana Kate Fletcher, e Gertrude Children’s Hospital, finalizzato a rendere accessibili anche ai più poveri le cure di uno dei migliori ospedali pediatrici dell’Africa orientale. Tra le molte iniziative di raccolta fondi e sensibilizzazione organizzate da Il Sole Sotto, la grande festa del 29 aprile 2007 al Bioparco, durante la quale per l’intera giornata un nutrito gruppo di volontari ha allestito banchetti di vendita di oggetti d’artigianato, laboratori di arti creative, proiezioni e conferenze.
Artoong è sempre alla ricerca di persone che abbiano concepito un grande sogno, e che abbiano trovato dentro di sè la forza e la determinazione per trasformare il sogno in progetto, e il progetto in realtà. Così abbiamo intervistato Chiara Liuzzo e Kate Fletcher, la carismatica fondatrice di Hekima Place, durante una visita a Roma insieme a cinque delle sue piccole ospiti: Fiona, Finah, Linnet, Nancy, Gloria, di età comprese tra gli 11 e i 15 anni.
La coppia Chiara-Kate ha messo insieme un sodalizio efficace. Si sono trovate subito in sintonia: hanno la stessa sensibilità e si capiscono al volo.
Kate è un personaggio straordinario. Già oltre i 60 anni, rimasta vedova e ormai in pensione, ha deciso di dedicare il suo entusiasmo e le sue energie alla cura e all’istruzione dei più poveri e si è quindi trasferita a Nairobi. E’ stato nell’orfanotrofio di Nyumbani, dove ha svolto il suo primo incarico di volontaria, che ha conosciuto Chiara. Successivamente ha deciso di dare vita ad un nuovo progetto dedicato a bambine orfane: così è nato Hekima Place. “Nell’organizzazione sociale del luogo”, ci spiega, “le donne sono l’elemento più debole. Inoltre hanno un potenziale educativo superiore a quello degli uomini grazie alla loro attitudine a trasferire il sapere, prima di tutto ai figli: se si istruisce un ragazzo si ottiene un uomo istruito; se si istruisce una ragazza si educa un’intera comunità”. Kate ha idee chiarissime: “Non avete idea di quanto la scuola sia importante. Una persona istruita è in grado di conquistarsi la propria libertà e di costruire il proprio futuro”. Per questo a Hekima Place gran parte della giornata si svolge intorno agli impegni scolastici.
Ma più di tutto ci colpiscono le ragazze. Tutte sono serene e sorridenti, parlano un eccellente inglese, sono carine ed educate; tutte raccontano con entusiasmo il proprio sogno nel cassetto: chi vuole diventare scienziato, chi pilota, chi entrare in politica. “Non potete immaginare che passato orribile hanno alle spalle”, ci dice Chiara. “E’ questo che è incredibile”, aggiunge Kate: “il solo fatto che qualcuno le faccia sentire amate fa riemergere l’individualità, il desiderio, il potenziale di ciascuna. Decine di milioni di orfani sono uno spreco inimmaginabile per il futuro dell’Africa”.
















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